Pensione anticipata quando vuoi, ma col contributivo

Pensione anticipata quando vuoi, ma col contributivo: è questa la proposta che il governo intende sottoporre ai sindacati, ispirata da Opzione donna. Si esce a qualsiasi età, ma con l'assegno maturato in base ai contributi versati. Per l'Inps sarebbe sostenibile. La riforma sarà approvata nel 2022.

4' di lettura

Pensione anticipata quando vuoi, ma col contributivo: è questa la linea che intende seguire il governo per la vera riforma delle pensioni. Quella che dovrebbe concretizzarsi nel 2022. Un superamento concreto e definitivo della Legge Fornero, ma anche una rivoluzione completa del sistema previdenziale italiano. Insomma, Quota 102 sembra solo una toppa per ridurre lo scalone creato dalla soppressione di Quota 100.

Provvedimento adottato in attesa, appunto, di una riforma vera.

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Pensione anticipata quando vuoi: uscita libera per tutti

Il governo Draghi proporrà l’ipotesi di “pensione anticipata quando vuoi” ai sindacati. L’idea è forte, attuale, e di fatto prevede una uscita anticipata libera per tutti. Si andrà in pensione con quanto si è maturato, calcolando l’assegno solo con il sistema contributivo. E questo consentirebbe all’Inps di non avere dei problemi di cassa. Anzi, la proposta sembra del tutto sostenibile.

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Pensione anticipata quando vuoi: confronto con i sindacati

Una rivoluzione copernicana dunque, che potrebbe spiazzare i sindacati. Hanno proposto a lungo una uscita libera, ma dopo 41 anni di contributi. Un traguardo, quello dei 41 anni di contributi, che tra qualche anno sarà un obiettivo solo per pochi.

È pur vero che gli stessi sindacati hanno anche avanzato una alternativa: uscita a 64 anni con 20 di contributi e ricalcolo solo contributivo.

Quest’ultima ipotesi che non si discosta molto da quella del governo e neppure dalla proposta avanzata dal presidente dell’Inps, Pasquale Tridico.

Una convergenza di opinioni che lascia molte chance di successo a “pensione anticipata quando vuoi”.

Pensione anticipata quando vuoi: la base è Opzione Donna

L’idea di base parte da Opzione Donna, una misura – confermata dal governo anche per i prossimi anni – che permette il pensionamento con 58, 59 anni di età e 35 di contributi (calcolati interamente con il sistema contributivo).

Opzione donna comporta attualmente un taglio di oltre il 30% dell’assegno pensionistico.

Spieghiamo perché: chi ha iniziano a lavorare prima del 31 dicembre 1995, per il conteggio della pensione adotta un sistema misto: retributivo (fino al 1996) e contributivo (dopo il 1996). Con Opzione donna il calcolo dell’assegno sarà solo con il contributivo. Per questo si perde qualcosa.

Ma tra qualche anno andranno in pensione persone che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996, quindi completamente col contributivo. La penalizzazione del 30% non ci sarà più.

Pensione anticipata quando vuoi: contributivo/retributivi

Per essere ancora più chiari:

  • con il sistema retributivo la pensione viene calcolata in base allo stipendio;
  • con il sistema contributivo la pensione viene calcolata in base ai contributi versati.

Il governo nel confermare Opzione donna ha però alzato l’età pensionabile a 60 anni per le dipendenti e 61 per le autonome.

Ma dopo la discussione in Parlamento non si esclude un ritorno ai 58 e 59 anni.

Il presupposto base che spinge il governo sulla strada “pensione anticipata quando vuoi” è anche la consapevolezza che lo scenario è molto cambiato rispetto a quello che ha portato all’approvazione della Legge Fornero.

Nel 2022 l’85% dei pensionati si troverà ancora in un sistema misto (retributivo/contributivo), ma con una quota retributiva sempre più piccola e il resto contributivo.

Pensione anticipata quando vuoi: Opzione tutti

Proprio partendo da Opzione donna, questa ipotesi del governo è stata ribattezzata Opzione tutti.

Concede ai cittadini libertà di scelta rispetto all’uscita dal mondo del lavoro. Ovvero: esco quando voglio, ma intasco come pensione solo quello che ho versato.

Sui conti dell’Inps il peso sarebbe equivalente a un anticipo di cassa. Perfettamente sostenibile.

Somiglia molto anche all’Ape contributiva (una versione dell’Ape sociale), prevista dall’Inps, e che consente di uscire dal mercato del lavoro a 63, 64 anni anche con 20 anni di contributi.

L’unico requisito è questo: l’assegno maturato doveva essere almeno 1,2 volte superiore al minimo (e quindi 618 euro).

Questo assegno viene percepito fino a 67 anni, quando scatta la pensione di vecchiaia e viene conteggiata la parte retributiva (se c’è).

Fino ai 67 anni, comunque, il pensionato con l’Ape contributiva può ancora lavorare.

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