Pensione anticipata, verso quota 41 nel 2023

Pensione anticipata, verso quota 41 nel 2023: accordo tra il centrodestra e i sindacati sulla misura. Consente di uscire con 41 anni di contributi e a qualsiasi età. Resta aperta anche la porta dei 63 anni (con 20 anni di contributi), mentre si farà di tutto per confermare Ape Sociale e Opzione Donna.

6' di lettura

Pensione anticipata, verso quota 41 nel 2023: per molti partiti, Lega in testa, questa è la soluzione per superare la Legge Fornero. Una uscita con 41 anni di contribuzione, a prescindere dall’età. (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Quota 41 mette d’accordo diverse forze politiche e gli stessi sindacati, che si sono espressi a favore di questa soluzione anche negli incontri dei mesi scorsi con il governo Draghi, quando si è cercato di costruire una riforma del sistema previdenziale strutturale e destinata a durare nel tempo.

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Su questo tema abbiamo già scritto, seguendo le evoluzioni del dibattito pubblico. Potrebbe interessarti una prima analisi su cosa cambia nel 2023 e su come sarà dopo il voto. O anche i rischi che si corrono senza una riforma delle pensioni e quali sono le possibilità per andare in pensione in questo 2022.

Pensione anticipata: Quota 41, asse Lega – sindacati

Ora proprio quell’intesa tra Lega e sindacati, raggiunta nei lunghi mesi di quella trattativa, spinge il partito di Salvini ad avere un nuovo contatto con le sigle sindacali per elaborare insieme un piano di lavoro.

Non si tratta, come accennato, di una novità. Il confronto tra Lega e Cgil, Cisl, Uil e Ugl era già stato avviato mesi scorsi. Il punto di contatto era proprio Quota 41.

La pensione con 41 anni di contributi e senza nessun limite di età (e senza penalizzazioni) è stata considerata dai promotori una soluzione in grado di mettere insieme giustizia sociale, equità e sostenibilità economica.

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Pensione anticipata: Quota 41 e il lavoro ai giovani

Insomma, Quota 41 per eliminare la Legge Fornero. Una normativa – sostiene lo stesso Salvini – che non ha consentito a tante persone di andare in pensione per molti anni.

Negli intenti della Lega c’è la stessa valutazione che ha generato Quota 100 (62 anni con 38 di contributi): permettere l’uscita a tanti dopo una vita di lavoro e consentire l’ingresso di giovani che al momento non trovano una occupazione.

Pensione anticipata: Quota 41, costi

Anche se – è opportuno sottolinearlo – Quota 100 ha dato la possibilità a meno di 400mila persone di uscire dal mondo del lavoro (con costi importanti per la previdenza), ma il tanto auspicato ricambio generazionale non c’è stato. Ovvero: chi è andato via non sempre è stato sostituito.

Comunque sia la Lega nei giorni scorsi ha presentato i conti di questa riforma, o meglio dell’introduzione di Quota 41: 4 miliardi di euro nel 2023.

Pensione anticipata: Quota 41m nodo contributi

È ovvio che su queste cifre si può ragionare. Resta il dubbio sui requisiti: c’è una vasta fascia della popolazione, che magari ha iniziato a lavorare dopo i 24, 25 anni (spesso dopo aver completato gli studi) e che non ha avuto carriere continue, che riuscirà a raggiungere quel traguardo quando avrà 67 anni o più. In pratica potrebbe andare in pensione con le soglie che sono state previste dalla legge Fornero.

Ovvero: Quota 41 potrebbe essere una soluzione per chi ha iniziato a lavorare intorno ai 20 anni e non ha mai avuto interruzioni contrattuali. Una condizione che riguarda indubbiamente molte persone, ma tante altre rischiano di restare fuori.

Pensione anticipata: altre proposte

Non a caso nel confronto tra la Lega e i sindacati si stanno valutando anche altre proposte.

Vediamo quali:

  • per le lavoratrici il diritto alla pensione di vecchiaia dovrebbe scattare a 63 anni (invece degli attuali 67) e con un minimo di 20 anni di contribuzione;
  • per i giovani lavoratori che hanno carriere tutte nel regime contributivo (e quindi chiunque abbia iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995), va sempre riconosciuta una pensione minima di 1000 euro.

Pensione anticipata: Ape Sociale e Opzione Donna

Resterebbero anche Opzione Donna e Ape Sociale (la guida su invaliditàediritti.it) che potrebbero diventare strutturali. Che è una soluzione già ventilata dal governo Draghi. Le due misure dovrebbero essere approvate nei prossimi mesi e comunque prima della fine dell’anno, quando entrambe andranno in scadenza.

Ape Sociale e Opzione Donna consentono delle uscite anticipate per:

  • donne;
  • lavoratori fragili;
  • caregiver;
  • lavoratori impegnati in occupazioni usuranti.

Sarebbe quindi determinante lasciarle in vigore: Quota 41 è un’altra possibile uscita dal lavoro, ma non include tutte queste categorie.

Pensione anticipata: riscatto laurea

Si pensa anche di estendere la possibilità di riscattare gli anni di laurea in modo agevolato (in questo caso quota 41 può avere un senso anche per chi si è laureato). Ma al momento l’agevolazione resta comunque molto cara, spesso non conviene. C’è chi ha ipotizzato di fare come in Germania, dove gli anni di studio vengono conteggiati per il diritto alla pensione senza la necessità di sborsare un euro. Ma la misura sembra molto costosa.

Pensione anticipata: 64 anni

Per i sindacati comunque è indispensabile, oltre quota 41, anche abbassare il limite dell’età pensionabile: portarla a 63 anni, con una minima penalizzazione sulla parte retributiva, se c’è.

Pensione anticipata, verso quota 41 nel 2023

Pensione anticipata: sostenibilità e rivalutazione

Bisognerà comunque valutare bene la sostenibilità di queste riforme. Andare oltre la Fornero e consentire una maggiore flessibilità in uscita è indispensabile. Così come è fondamentale garantire le giuste tutele ai lavoratori fragili, alle donne, ai caregiver, a chi fa lavori usuranti. È importante garantire a chi è giovane adesso una pensione sicura (non mettendo a rischio l’equilibrio del sistema: che si regge, ricordiamo, su chi lavora e versa contributi).

Non è una impresa semplice. Anche alla luce dei costi che sono destinati a lievitare per far fronte alla rivalutazione delle pensioni (comprese quelle di invalidità). Una rivalutazione prevista dalla legge e necessaria per consentire a chi riceve dei trattamenti di non perdere potere d’acquisto per gli effetti di una inflazione che non era così alta da decenni.

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