Pensione complementare per tutti: come funziona

Pensione complementare per tutti: il governo ha intenzione di potenziare la previdenza integrativa, vediamo come. La misura sarà introdotta nella riforma delle pensioni 2023, prevista una riduzione della tassazione e molte agevolazioni. Potrebbe tornare il silenzio assenso sul Tfr. Novità in vista peril riscatto agevolato della laurea.

6' di lettura

Il governo ha intenzione di introdurre la pensione complementare per tutti e di farne davvero il secondo pilastro del sistema previdenziale. Ma di fatto, cosa significa? Ci sono vantaggi per i contribuenti? (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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L’esecutivo Meloni ha deciso di puntare forte sulla pensione complementare o integrativa. L’unico modo per garantire, in modo sostenibile, degli importi pensionistici più alti. Soprattutto per chi andrà in pensione tra dieci, venti anni.

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Ma non solo: in questo modo si punta anche a ridurre i rischi associati all’invecchiamento della popolazione: ci sarà un numero sempre minore di lavoratori rispetto ai pensionati. Entro il 2050 la proporzione sarà di uno a uno.

Ovvero: un lavoratore per ogni pensionato. L’intero sistema rischierebbe di collassare.

Su questo argomento potrebbe interessarti un post che spiega a che età ha un senso investire nella pensione complementare; in un altro articolo spieghiamo se conviene il fondo integrativo per avere una pensione più ricca; infine ti segnaliamo un articolo sulla riforma delle pensioni allo studio, c’è l’ipotesi di un’uscita a 62 anni.

Pensione complementare per tutti: cosa vuole fare il governo

La previdenza complementare viene assicurata dai fondi pensione. Uno dei limiti di questo strumento è il prelievo fiscale che lo Stato applica sulle rendite integrative. È fissato al 15 per cento e solo in alcuni casi si può ridurre al 9 per cento. Comunque alto.

L’esecutivo Meloni ha intenzione di far scendere la tassazione intorno al 2/2,5 per cento. Una percentuale che renderebbe molto più interessanti le varie forme di previdenza complementare già operative.

È stato già aperto un tavolo di confronto con le parti sociali sulla previdenza complementare.

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Pensione complementare per tutti: Tfr e silenzio assenso

Proprio per facilitare l’accesso alla pensione complementare, il governo sta valutando con attenzione la proposta dei sindacati. Le parti sociali vorrebbero avviare una nuova fase di silenzio assenso, per destinare parte del Tfr proprio alla previdenza integrativa.

Come funziona il silenzio assenso? In pratica senza una scelta esplicita del lavoratore il Trattamento di fine rapporto (il Tfr appunto)  confluirà in automatico nei fondi pensione previsti dal contratto collettivo di lavoro. Il lavoratore aderirà dunque tacitamente al fondo pensione.

Pensione complementare per tutti: come funziona

Ma cos’è e come funziona la pensione complementare? Si basa su un sistema di forme pensionistiche alternative ai contributi INPS che raccolgono il risparmio previdenziale. Al termine della vita lavorativa il pensionato riceverà quindi una prestazione integrativa.

Si aggiunge alla pensione e assicura una vita più dignitosa all’anziano anche se la sua pensione “normale” dovesse essere bassa.

Pensione complementare per tutti: a quanto ammonta?

Qual è l’importo che andrà a integrare la normale pensione? Dipende ovviamente dall’ammontare dei contributi versati dal datore di lavoro e dal lavoratore nella forma pensionistica complementare

Ma non solo: hanno rilevanza anche i rendimenti che sono stati ottenuti (al netto dei costi) con l’investimento sui mercati finanziari degli stessi contributi.

Conta ovviamente anche la durata dei periodi di versamento. Per capirci: chi ha versato contributi in un fondo pensione per 20 anni riceverà di più rispetto a chi lo ha fatto solo per 5.

Già ora (la normativa di riferimento è il decreto legislativo numero 252 del 2005) sono previste agevolazioni fiscali, riconosciute anche a carico dei familiari che risultano fiscalmente a carico. Se il governo riduce anche la tassazione sulle rendite mensili il discorso potrebbe farsi interessante anche dal punto di vista economico.

Pensione complementare per tutti: destinatari

Al momento i destinatari dei fondi pensione sono:

  • i lavoratori dipendenti, privati e pubblici;
  • i soci lavoratori e i lavoratori dipendenti di società cooperative di produzione e lavoro;
  • i lavoratori autonomi e i liberi professionisti;
  • persone che svolgono lavori non retribuiti in relazione a responsabilità familiari;
  • lavoratori con un’altra tipologia di contratto (ad es. un lavoratore a progetto o occasionale).

Pensione complementare per tutti: 4 tipi di fondi

Al momento le forme pensionistiche complementari sono 4: i fondi pensione negoziali, i fondi pensione aperti, i piani individuali pensionistici e i fondi preesistenti.

Vediamo nel dettaglio:

  • i fondi chiusi (articolo 3 del decreto legislativo numero 252 del 2005) di origine “negoziale”: si tratta di pensioni complementari che sono state istituite dai sindacati e dai datori di lavoro nella contrattazione nazionale, di settore o aziendale;
  • i fondi aperti (articolo 12 del decreto legislativo numero 252 del 2005) sono pensioni complementari istituite da banche, imprese di assicurazioni, società di gestione del risparmio (SGR) e società di intermediazione mobiliare (SIM);
  • i piani pensionistici individuali (PIP) (articolo 13 del decreto legislativo numero 252 del 2005), sono contratti di assicurazione sulla vita con finalità previdenziale. Le regole che li disciplinano dipendono anche da un regolamento basato sulle direttive della COVIP. L’obiettivo è quello di garantire al lavoratore gli stessi diritti previsti per le forme pensionistiche complementari;
  • i fondi pensione preesistenti. Sono fondi pensione già esistenti al 15 novembre 1992, quindi prima del Decreto legislativo del 21 aprile 1993, numero 124 (provvedimento abrogato nel 2005) che ha istituito la previdenza complementare. Questi fondi sono diversi da quelli istituiti successivamente. Possono, ad esempio, gestire direttamente le risorse senza ricorrere a intermediari specializzati. 
Nell’immagine un uomo che pensa, forse all’opportunità di un fondo pensione complementare

Pensione complementare per tutti: giovani e previdenza

La pensione complementare immaginata dal governo dovrebbe ricalcare il sistema attuale, ma concedendo a chi accede a questa forma previdenziale una minore tassazione e la possibilità di detrazioni e deduzioni fiscali. 

L’obiettivo è quello di renderla particolarmente attrattiva. Scopo primario della pensione complementare sarà quella di affiancare un sistema previdenziale che è in affanno da molti anni.

La riforma si rivolge a chi è ancora lontano dalla pensione e quindi da chi oggi si approccia al mondo del lavoro fino a chi ha 50 anni.

Soccorre in particolare chi ha avuto carriere discontinue o ha avuto tardi il primo vero contratto di lavoro (ma non solo: l’importo della pensione si sta riducendo per tutti).

Nella stessa direzione si muove anche un altro provvedimento: il riscatto davvero agevolato della laurea, che ridurrebbe requisiti contributivi per la pensione che nei prossimi anni potrebbero diventare sempre più importanti.

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