Pensione di invalidità: sei invalido civile o previdenziale?

Pensione di invalidità: sei invalido civile o previdenziale, vediamo se puoi accedere a quale tipo di trattamento si può accedere e quali sono i requisiti. Le differenze tra pensione di invalidità civile, assegno di invalidità civile, pensione di inabilità e assegno ordinario di invalidità.

4' di lettura

Sulla pensione di invalidità, l’invalidità civile, l’assegno ordinario di invalidità, la pensione di inabilità, si è creata una inevitabile confusione. Che disorienta molti cittadini, costretti a muoversi tra strumenti diversi (a volte molto diversi, come vedremo), ma che sono stati introdotti per lo stesso motivo: tutelare gli assistiti che hanno subito una riduzione della capacità lavorativa o contratto delle malattie invalidanti.

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Pensione di invalidità: assistenziale o previdenziale

Alcune di queste prestazioni sono di tipo assistenziale, il che significa che non hanno un rapporto diretto con la contribuzione versata ed hanno in genere dei requisiti legati al reddito.

Altre invece sono basate sul rapporto previdenziale, e quindi strettamente connesse con i contributi versati, e proprio per questo non hanno, e non potrebbero avere, dei vincoli che sono legati al reddito.

E questa è già una prima e fondamentale distinzione.

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Pensione di invalidità: invalidità civile

Partiamo dall’invalidità civile. Chi ha una menomazione (dalla nascita o acquisita nel corso degli anni), può richiedere la pensione o l’assegno come invalidi civili (legge 118 del 1971).

Si tratta di prestazioni che vengono erogate ai cittadini tra i 18 e i 67 anni (quindi fino a prima dell’età per la pensione di vecchiaia), che hanno una percentuale di invalidità superiore al 74%.

Questo trattamenti è però legato al reddito, che deve essere al di sotto del 16.982,49 euro per la pensione di invalidità e di 4.931,29 per l’assegno di invalidità (somme riferite al 2021).

L’importo per l’assegno di invalidità civile e per la pensione è di 287,09 euro al mese (si rivaluta ogni anno).

Pensione di invalidità: importo troppo basso

Quella cifra potrebbe però essere alzata e portata sino a 649,45 euro (l’equivalente di un milione di vecchie lire). O meglio così si è pronunciata la Corte Costituzionale ritenendo quell’importo (287,09 euro), troppo basso per garantire i necessari mezzi di sussistenza agli invalidi totali.

La Corte ha richiamato l’articolo 38 della Costituzione, che recita: «Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto di mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale».

Queste due prestazioni, la pensione di invalidità e l’assegno di invalidità, sono di carattere assistenziale, come abbiamo visto infatti sono legate anche al reddito personale del cittadino che presenta la richiesta.

Pensione di invalidità: inabilità e assegno ordinario

Del tutto diversi sono invece la pensione di inabilità lavorativa e l’assegno ordinario di invalidità (legge 222 del 1984). In questo caso si tratta di due trattamenti che sono legati sia ai versamenti contributivi, sia allo stato di invalidità.

Lo stato di invalidità, per accedere alla pensione di inabilità, deve essere assoluta e permanente o deve comportare una riduzione della capacità lavorativa di almeno un terzo.

La pensione di inabilità e l’assegno ordinario di invalidità possono essere riconosciute ai lavoratori dipendenti del settore privato e ai lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell’Inps, e quindi anche commercianti, artigiani e coltivatori diretti.

Pensione di invalidità: conta la contribuzione

L’età anagrafica è irrilevante, così come il reddito. Quello che conta è la posizione contributiva. Il requisito essenziale (oltre a quello sanitario) per avere accesso alla pensione di inabilità o all’assegno ordinario è l’aver versato almeno 5 anni di contributi, 3 dei quali nel quinquennio che ha preceduto la domanda.

L’importo della pensione di inabilità e dell’assegno ordinario di invalidità non ha una cifra fissa, proprio perché viene calcolato sulla base della contribuzione che stata versata dall’assistito negli anni di lavoro.

Proprio per questo l’importo è spesso superiore a quello che viene erogato in favore degli invalidi civili. In particolare se chi presenta l’istanza può anche beneficiare dell’integrazione al trattamento minimo (un somma che l’Inps versa al pensionato quando dal calcolo dei contributi viene fuori una cifra troppo bassa, è infatti integrata fino al raggiungimento del trattamento minimo, che per il 2021 è stato fissato a 515,58 euro).

Pensione di invalidità: conclusione

Le differenze tra questi trattamenti tutti riferiti all’invalidità sono dunque notevoli.

Per riassumere:

  • la pensione di invalidità civile e l’assegno di invalidità civile sono legati al reddito e non alla contribuzione, quindi vengono definiti strumenti di carattere assistenziale;
  • la pensione di inabilità e l’assegno ordinario di invalidità vengono concessi in base alla contribuzione versata e non sono erogati in base a un limite di reddito, sono per questo motivo da considerare strumenti di carattere previdenziale.

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