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Home / Diritto » Pensioni » Previdenza e Invalidità / Pensione di reversibilità coppie di fatto con figli

Pensione di reversibilità coppie di fatto con figli

Pensione di reversibilità e coppie di fatto con figli: spetta anche a loro? Cosa dice la legge Cirinnà del 2016 e come funziona quando ci sono figli nati fuori dal matrimonio?

di Carmine Roca

Febbraio 2024

In questo approfondimento vi parleremo di pensione di reversibilità e coppie di fatto con figli: spetta anche a loro? (scopri le ultime notizie sulle pensioni e su Invalidità e Legge 104. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Pensione di reversibilità e coppie di fatto: cosa sapere?

La pensione di reversibilità è la prestazione che l’INPS eroga in favore dei familiari superstiti del pensionato deceduto, in percentuali diverse, a partire dal coniuge, passando per i figli, i nipoti, i genitori, i fratelli e le sorelle.

Le coppie di fatto sono unioni di due persone maggiorenni, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da unione civile, unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale.

Sono disciplinate dall’articolo 1, comma 36 della legge numero 76 del 20 maggio 2016 e possono essere formate da persone eterosessuali o da persone omosessuali, a prescindere dalla cittadinanza di entrambi.

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Pensione di reversibilità e coppie di fatto: se ne ha diritto?

Quello che ci chiediamo in questo articolo è: anche il convivente di fatto ha diritto alla pensione di reversibilità, alla morte del compagno o della compagna?

Dopo il riconoscimento delle unioni civili e della registrazione del contratto di coppia di fatto, anche il convivente superstite può vedersi riconoscere il diritto a ricevere la pensione del partner deceduto.

Ma affinché il diritto possa essere goduto, è necessario che la coppia di fatto abbia dichiarato la convivenza tramite la registrazione al proprio Comune di residenza di un contratto di convivenza.

La sola convivenza tra persone non è sufficiente a far scattare il godimento della prestazione economica ai superstiti, come stabilito dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza numero 8421 del 14 marzo 2022.

Pensione di reversibilità e coppie di fatto: cosa dice la Cassazione?

Secondo la Cassazione, per avere diritto alla reversibilità è necessario che sia stato/a formalizzato/a:

La Cassazione è intervenuta per respingere il ricorso presentato da una donna che richiedeva la pensione di reversibilità in seguito alla morte della partner, con la quale aveva convissuto per 30 anni.

Il motivo per chi alla donna è stato negato il diritto alla prestazione ai superstiti è da ricercarsi nella data di decesso della partner, avvenuto prima dell’entrata in vigore della legge sulle unioni civili (la legge Cirinnà).

Infatti, la reversibilità al partner omosessuale non è riconosciuta in quelle coppie di fatto in cui il convivente sia deceduto prima dell’entrata in vigore della legge Cirinnà, secondo il principio di irretroattività della legge.

Invece, nel caso in cui il regime di convivenza sia stato certificato tramite un contratto di connivenza registrato presso il Comune di residenza, in data successiva all’entrata in vigore della legge, la pensione di reversibilità spetta di diritto al partner superstite.

Pensione di reversibilità e coppie di fatto con figli: come funziona?

Ma come funziona se dall’unione di fatto non registrata in Comune, sia nato/a un figlio/una figlia?

In questo caso, il diritto alla reversibilità spetta anche al figlio minorenne nato fuori dal matrimonio. Ma in che percentuale spetta?

Nel caso in cui il partner non abbia diritto alla reversibilità, il figlio o la figlia avrà diritto al 70% della pensione del genitore deceduto.

Se, invece, anche il partner ha diritto alla reversibilità, al figlio spetta il 20% della pensione del genitore deceduto: la stessa identica quota che spetta a un figlio o a una figlia nato/a all’interno di un matrimonio.

Pensione di reversibilità e coppie di fatto con figli: il dibattito sulla quota

Sulla quota di pensione si è dibattuto per un paio d’anni: con l’ordinanza del 22 giugno 2020, la Corte dei conti, sez. giurisd. Lazio, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 22, comma 2 della legge numero 903 del 21 luglio 1965, nella parte in cui è prevista in favore del figlio minorenne nato fuori dal matrimonio, una quota di pensione pari al 20% (identica a quella del figlio nato all’interno del matrimonio).

La Corte dei conti batteva sulla necessità di alzare la quota di reversibilità al 70%, equiparando il figlio o la figlia nata fuori dal matrimonio al minore orfano di entrambi i genitori.

La Corte Costituzionale, con la sentenza numero 100 del 19 aprile 2022, ha dichiarato inammissibile la questione, confermando la quota al 20%, respingendo la “proposta” della Corte dei conti in quanto non può essere pronunciata una diretta e autonoma rideterminazione delle quote.

Pensione di reversibilità e coppie di fatto con figli
Pensione di reversibilità e coppie di fatto con figli: in foto una coppia di anziani, con due ragazzi.

Faq sulla pensione di reversibilità

A chi spetta la pensione di reversibilità?

Hanno diritto alla pensione di reversibilità:

In che percentuale spetta la pensione di reversibilità?

La pensione di reversibilità spetta in quote percentuali della pensione del dante causa, a seconda del grado di familiarità

In questo modo:

Se il coniuge superstite contrae un nuovo matrimonio ha ancora diritto alla reversibilità?

No, se il coniuge che contrae un nuovo matrimonio perde il diritto alla pensione ai superstiti, ma ha diritto a un assegno – la doppia annualità – per una volta, pari a due annualità (art. 3 del decreto legislativo lgt. 18 gennaio 1945, n. 39) della quota di pensione in pagamento, compresa la tredicesima mensilità, nella misura spettante alla data del nuovo matrimonio.

I figli studenti hanno diritto alla reversibilità anche se lavorano?

Sì, i figli studenti hanno diritto alla pensione ai superstiti anche se svolgono un’attività lavorativa dalla quale deriva un piccolo reddito (non superiore a un importo pari al trattamento minimo annuo maggiorato del 30%).

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