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Pensione di reversibilità e pensione minima

Pensione di reversibilità e pensione minima: la reversibilità fa reddito? Si ha sempre diritto all'integrazione al minimo? Scopriamo insieme casi e regole da rispettare.

di Carmine Roca

Gennaio 2024

Oggi vi parleremo di pensione di reversibilità e pensione minima (scopri le ultime notizie sulle pensioni e su Invalidità e Legge 104. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Pensione di reversibilità e pensione minima: fa reddito?

La pensione di reversibilità fa reddito? E se sì, consente comunque di percepire l’integrazione al trattamento minimo?

Rispondiamo per gradi. Sì, la pensione di reversibilità fa reddito e, quindi può influire sul diritto alla pensione minima, ma solo se il reddito personale (o da coniugato) dovesse superare una determinata soglia.

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Pensione minima: limite reddituale 2024

Nel 2024 il limite reddituale personale è fissato a 7.781,93 euro annui (nel 2023 era di 7.328,62 euro), mentre il limite di reddito da coniugato non può superare i 23.345,79 euro.

Entro queste soglie si ha diritto alla pensione minima in misura piena fino a un massimo di 598,61 euro al mese, per 13 mensilità, a cui va aggiunto il bonus perequativo del 2,7% che fa lievitare l’importo dell’integrazione al minimo fino a 614,77 euro, per tutto il 2024.

Invece, si ha diritto all’integrazione al trattamento minimo in misura parziale (calcolata sottraendo il reddito personale/da coniugato dal reddito massimo consentito dalla legge), se:

Oltre queste soglie (15.563,86 euro e 31.127,72 euro) non si ha diritto alla pensione minima.

Pensione di reversibilità e pensione minima: esempi di calcolo

Dunque, chi percepisce la pensione di reversibilità ha diritto alla pensione minima, nel caso in cui l’importo dell’assegno di reversibilità sia inferiore alla soglia prevista dalla legge, per il 2024 (598,61 euro) e se il reddito personale non superi le soglie indicate per l’anno in corso (7.781,93 euro annui in misura piena; non oltre i 15.563,86 euro annui in misura ridotta).

Facciamo un esempio: prendiamo una vedova, titolare della pensione di reversibilità del marito, pari a 480 euro al mese (il 60% spettante, su una pensione da 800 euro al mese).

Se l’unico suo reddito derivasse dalla reversibilità, dovrebbe dichiarare 6.240 euro annui (480 euro per 13 mensilità di reversibilità).

Dunque rientrerebbe tranquillamente nella platea di beneficiari dell’integrazione al minimo, avendo un reddito personale più basso rispetto alla soglia indicata dalla legge. Avrebbe diritto all’integrazione in misura piena, per un importo complessivo di 614 euro al mese, compreso il bonus perequativo.

Ma se, invece, oltre alla reversibilità, la donna avesse altri redditi? Ad esempio, con un reddito di 10.000 euro annui, quanto prenderebbe di integrazione al trattamento minimo?

Per calcolarlo, basta sottrarre il suo reddito dal limite massimo di reddito entro cui stare per avere diritto all’integrazione in misura ridotta (15.563,86 euro annui).

A chi spetta la pensione di reversibilità?

La pensione di reversibilità può essere richiesta dal o dai:

C’è un’eccezione: i figli studenti possono godere della pensione di reversibilità anche se svolgono un’attività lavorativa con reddito annuo non superiore ad un importo pari al trattamento minimo annuo di pensione previsto dal Fondo Pensioni lavoratori dipendenti maggiorato del 30%.

Se non sono presenti coniuge e figli, la pensione di reversibilità può essere richiesta:

In che percentuale spetta la pensione di reversibilità?

L’importo della pensione di reversibilità è calcolato in percentuali, sulla base della pensione percepita dal defunto.

Spetta al:

Pensione di reversibilità e pensione minima
Pensione di reversibilità e pensione minima: in foto un’anziana osserva il panorama.

Faq sulla pensione di reversibilità

In caso di cumulo con altri redditi, quando e di quanto si riduce la pensione di reversibilità?

Nel 2024, i nuovi limiti reddituali oltre i quali è prevista la riduzione dell’importo della pensione di reversibilità sono i seguenti:

Se il coniuge superstite avviasse una nuova convivenza perderebbe il diritto alla reversibilità?

No, la legge prevede che solo in caso di nuovo matrimonio contratto dal coniuge superstite si perda il diritto a ricevere la pensione di reversibilità. Nel caso in cui il coniuge superstite avviasse soltanto una nuova convivenza, senza contrarre un nuovo matrimonio, il diritto alla reversibilità non verrebbe negato. Anche in caso di morte del convivente di fatto, il superstite non avrebbe diritto a ricevere la pensione di reversibilità.

Cosa succede quando il coniuge divorziato superstite si risposa?

Se il coniuge superstite contrae un nuovo matrimonio non ha più diritto alla pensione di reversibilità. Come previsto dal decreto legislativo luogotenenziale numero 39 del 1945, il coniuge che si risposa percepirà comunque un assegno pari a due annualità della pensione stessa, escluse le quote integrative a carico dello Stato, in un’unica soluzione.

Come avviene il calcolo della pensione di reversibilità al coniuge divorziato?

Il calcolo della pensione di reversibilità al coniuge divorziato avviene in base all’importo della prestazione percepita dal coniuge in vita. Si tiene conto della durata del matrimonio e del periodo in cui la pensione è stata versata. È importante considerare che il periodo di separazione legale rientra nell’arco temporale del matrimonio, che si considera concluso solo dopo la sentenza di divorzio.

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