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Home / Pensioni » Previdenza e Invalidità / Pensione di reversibilità matrimonio dopo i 70 anni

Pensione di reversibilità matrimonio dopo i 70 anni

Pensione di reversibilità e matrimonio dopo i 70 anni: come funziona? Cos'era la legge norma "anti giovani badanti"? È ancora attiva o è stata abrogata? Ne parliamo in questo articolo.

di Carmine Roca

Gennaio 2024

In questo approfondimento vi parleremo di pensione di reversibilità e matrimonio dopo i 70 anni: come funziona? (scopri le ultime notizie sulle pensioni e su Invalidità e Legge 104. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Pensione di reversibilità e matrimonio dopo i 70 anni: come funzionava?

Lo sapevate che, per un certo periodo, l’importo della pensione di reversibilità veniva decurtato del 10% per ogni anno di matrimonio mancante a 10 anni?

La norma definita “anti giovani badanti” fu introdotta nel 2011 (legge numero 111 del 2011) e applicata alle pensioni di reversibilità liquidate dal 2012, in caso di matrimoni brevi tra persone con almeno 20 anni di differenza.

La regola si prefiggeva l’obiettivo di vietare i matrimoni di convenienza, tra persone ultra 70enni e giovani uomini o donne.

Come funzionava la norma? Prendiamo come esempio un uomo di 75 anni, con una pensione di 1.500 euro al mese, sposato da 5 anni con una donna di 45 anni.

Alla morte dell’uomo, al coniuge superstite, senza la riduzione prevista dalla norma del 2012, sarebbe toccata una pensione di reversibilità pari al 60% dell’importo della pensione diretta: 900 euro al mese.

Essendo, però, un matrimonio durato meno di 10 anni, sulla pensione di reversibilità si sarebbe abbattuta la scure della norma “anti badanti”, pari al 10% per ogni anno mancante a 10 anni di matrimonio, quindi 5 anni, per una decurtazione del 50%.

Al coniuge superstite, dunque, sarebbe toccata una pensione di reversibilità di soli 450 euro al mese (il 50% di 900 euro).

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Pensione di reversibilità e matrimonio dopo i 70 anni: come funziona nel 2024?

Nel 2016, la sentenza numero 174 della Corte Costituzionale ha abrogato la norma del 2011, che imponeva la riduzione dell’assegno di reversibilità in caso di unioni di durata inferiore a 10 anni, stabilendo l’illegittimità della norma, ripristinando le aliquote per la pensione di reversibilità (al coniuge, senza figli a carico, spetta il 60% del reddito pensionistico del defunto).

I giudici hanno ritenuto che la norma presentasse “una regolamentazione irragionevolmente incoerente con il fondamento solidaristico della pensione di reversibilità. Inoltre, la norma, secondo i giudici, non teneva conto “dell’evoluzione del costume sociale e dell’allungamento dell’aspettativa di vita”.

Dunque, come funziona la pensione di reversibilità e matrimonio dopo i 70 anni? Allo stesso identico modo di qualsiasi altro matrimonio.

Ai fini del diritto alla reversibilità non ha importanza l’età del coniuge deceduto, né la durata del matrimonio. Basta anche un solo giorno di matrimonio per avere diritto alla reversibilità.

A chi spetta la pensione di reversibilità?

Hanno diritto alla pensione di reversibilità:

Ricordiamo che, il coniuge che contrae un nuovo matrimonio perde il diritto alla pensione ai superstiti, ma ha diritto a un assegno – la doppia annualità – per una volta, pari a due annualità (art. 3 del decreto legislativo lgt. 18 gennaio 1945, n. 39) della quota di pensione in pagamento, compresa la tredicesima mensilità, nella misura spettante alla data del nuovo matrimonio.

Inoltre, i figli studenti hanno diritto alla pensione ai superstiti anche se svolgono un’attività lavorativa dalla quale deriva un piccolo reddito (non superiore a un importo pari al trattamento minimo annuo maggiorato del 30%).

In che percentuale spetta la pensione di reversibilità?

La pensione di reversibilità spetta in quote percentuali della pensione del dante causa, a seconda del grado di familiarità

In questo modo:

Pensione di reversibilità e matrimonio dopo i 70 anni
Pensione di reversibilità e matrimonio dopo i 70 anni: in foto le mani di un anziano e di una giovane donna.

Faq sulla pensione di reversibilità

Quando pagano il primo assegno di reversibilità?

La pensione di reversibilità decorre a partire dalla data in cui l’interessato ha presentato domanda all’INPS o dal mese successivo al decesso del dante causa (il titolare della pensione diretta)? La pensione di reversibilità spetta dal mese successivo al decesso del pensionato. A confermarlo è la Corte di Cassazione, sezione VI lavoro, con l’ordinanza numero 18400 del 5 aprile-8 giugno 2022.

Quando viene revocata la pensione di reversibilità al coniuge superstite?

Nel caso del coniuge, la perdita del diritto alla reversibilità scatta nel momento in cui questi contrae un nuovo matrimonio (mentre non si perde in caso di semplice convivenza). In ogni caso, la legge prevede l’erogazione una tantum (una sola volta) di un assegno pari a 24 mensilità di reversibilità. Dopo di che, all’ex coniuge non spetta più la pensione di reversibilità dell’ex marito deceduto.

Quando non spetta più la reversibilità ai figli?

Per sopraggiunti limiti di età, ad esempio. Al compimento dei 18 anni (se il figlio ha interrotto gli studi), dei 21 anni (se il figlio ha terminato la scuola superiore) o dei 26 anni, a prescindere da se abbia terminato o meno gli studi universitari, viene meno il diritto a percepire la pensione di reversibilità del genitore o del nonno deceduto.

Un altro limite da rispettare riguarda l’eventuale reddito da lavoro percepito dal figlio maggiorenne studente: nel 2024 non può essere superiore all’importo del trattamento minimo INPS (598,61 euro) maggiorato del 30%, per un totale di 778,19 euro al mese.

Per quanto riguarda i figli inabili, il diritto alla pensione di reversibilità sfuma nel momento in cui viene riconosciuto un miglioramento delle condizioni di salute del beneficiario, con la conseguente perdita dello status di inabile al lavoro.

Come si richiede la pensione di reversibilità?

Per ottenere la pensione di reversibilità, bisogna inviare una richiesta all’INPS dopo la morte del defunto. Questo può essere fatto online, tramite il Contact Center INPS, o rivolgendosi a un CAF o un patronato del territorio. La domanda deve essere inviata entro dieci anni dalla morte del titolare del trattamento.

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