Privacy
×
The wam
×
icona-ricerca
Home / Pensioni » Previdenza e Invalidità / Pensione di reversibilità, tagli in base al reddito

Pensione di reversibilità, tagli in base al reddito

Pensione di reversibilità e tagli in base al reddito: ecco quali sono le percentuali di taglio e cosa accadrà nel 2024 dopo la sentenza della Corte Costituzionale.

di Carmine Roca

Gennaio 2024

Oggi vi parliamo di pensione di reversibilità e tagli in base al reddito: quando scattano e quando non sono legittimi? (scopri le ultime notizie sulle pensioni e su Invalidità e Legge 104. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Pensione di reversibilità: cos’è e a chi spetta?

La pensione di reversibilità è la prestazione INPS che viene erogata ai familiari superstiti del pensionato deceduto.

Spetta, in primo luogo, al coniuge, anche se separato o divorziato (basta che non si sia risposato), ai figli, ai nipoti e poi, in caso di mancanza dei primi beneficiari, ai genitori, ai fratelli e alle sorelle, celibi e nubili, se a carico del defunto.

L’importo della pensione di reversibilità è calcolato in percentuali, sulla base della pensione percepita dal defunto.

Spetta al:

Entra nella community, informati e fai le tue domande su Youtube e Instagram.

Pensione di reversibilità e tagli in base al reddito: quali percentuali?

C’è da sapere, però, che la legge applica riduzioni di importo sulla pensione di reversibilità, in caso di superamento di determinati limiti di reddito.

La prestazione subirà un taglio del:

Dunque, per avere diritto alla pensione di reversibilità in misura piena (sempre nei limiti della percentuale di pensione riservata) è necessario avere un reddito personale annuo non superiore a 23.345,79 euro.

Pensione di reversibilità e tagli in base al reddito: calcoli ed esempi

Prendiamo come esempio una donna rimasta vedova: avrà diritto al 60% della pensione del marito defunto. Se il marito percepiva una pensione di 1.000 euro al mese, la donna avrà diritto a 600 euro al mese di reversibilità, ma solo se il suo reddito non supera i 23.345,79 euro.

Mettiamo il caso che percepisca un reddito da lavoro e che dichiari 30.000 euro annui. In questo caso, l’importo della reversibilità subirà un taglio del 25% (150 euro in meno al mese), che farà scendere l’importo della pensione a 450 euro al mese.

Invece, con un reddito personale di 35.000 euro annui, alla donna verrà decurtato il 40% della prestazione, nel nostro caso 240 euro al mese, per una reversibilità di 360 euro al mese.

Infine, con un reddito personale di 40.000 euro spetta una pensione di reversibilità ridotta del 50% (300 euro al mese, nel nostro caso), per un importo di 300 euro al mese di reversibilità.

Tagli sulla pensione di reversibilità: quali redditi considerare?

Nel calcolo del reddito per la pensione di reversibilità, vengono inclusi tutti gli importi assoggettabili all’IRPEF, al netto dei contributi previdenziali e assistenziali.

Sono esclusi:

Quando non si applica la riduzione della pensione di reversibilità?

La riduzione dell’importo della pensione di reversibilità non scatta sempre.

È illegittimo nel caso in cui a essere titolari della prestazione sono i figli minorenni, studenti o inabili, anche se in concorso con il coniuge.

In questo caso la legge consente la possibilità di sforare i limiti di reddito precedentemente indicati, senza subire decurtazioni di importo.

Pensione di reversibilità e tagli in base al reddito: la sentenza della Corte Costituzionale

A dare un “taglio” alle decurtazioni dell’importo della pensione di reversibilità per sforamento di reddito ci ha pensato la Corte Costituzionale, che ha deliberato che questa modalità di riduzione sia troppo penalizzante nel caso di un taglio superiore al totale dei redditi dell’intestatario della pensione.

La sentenza della Consulta ha immediata applicazione: significa che l’interessato al quale è stata applicata una decurtazione dell’importo della pensione di reversibilità, di misura superiore ai redditi posseduti, può chiedere all’INPS la rideterminazione della trattenuta, con effetti retroattivi fino a 5 anni.

La sentenza in questione (la numero 162 dell’8-30 giugno 2022), come si legge nella circolare dell’INPS numero 108 pubblicata il 22 dicembre 2023, “ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del combinato disposto del terzo e quarto periodo del comma 41 dell’articolo 1 della legge 8 agosto 1995, n. 335, e della connessa Tabella F, nella parte in cui, in caso di cumulo tra il trattamento pensionistico ai superstiti e i redditi aggiuntivi del beneficiario, non prevede che la decurtazione effettiva della pensione non possa essere operata in misura superiore alla concorrenza dei redditi stessi“.

L’articolo 1, comma 41, della legge numero 335 del 1995 stabilisce che, “la funzione previdenziale della pensione non si esplica, o almeno viene notevolmente ridotta, quando il lavoratore si trovi ancora in godimento di un trattamento di attività […]” e che “il legislatore, attraverso le norme che stabiliscono i limiti di cumulabilità tra pensione e reddito, tiene conto della diminuzione dello stato di bisogno del pensionato che deriva dalla disponibilità di un reddito aggiuntivo e, nell’esercizio della sua discrezionalità, è chiamato a bilanciare i diversi valori coinvolti modulando la concreta disciplina del cumulo, in necessaria armonia con i princìpi di eguaglianza e di ragionevolezza”.

Secondo la Corte Costituzionale, però, la disciplina viola il principio di ragionevolezza nella parte in cui le disposizioni censurate non prevedono un tetto alle decurtazioni del trattamento ai superstiti cagionate dal possesso di un reddito aggiuntivo e che, pertanto, la formulazione del terzo e quarto periodo deve essere integrata mediante la previsione del limite della “concorrenza dei redditi”.

Tagli pensione di reversibilità illegittimi: cosa succede nel 2024?

Nel 2024, l’INPS dovrà adeguarsi a quanto sentenziato dalla Corte Costituzionale.

Nel corso dell’anno l’istituto di previdenza si occuperà delle operazioni di conguaglio e rimborserà chi ha percepito una pensione di reversibilità con un ammontare ingiustamente decurtato, negli ultimi 5 anni.

Pensione di reversibilità e tagli in base al reddito
Pensione di reversibilità e tagli in base al reddito: in foto delle vecchie forbici tagliano una banconota.

Faq sulla pensione di reversibilità

Come richiedere la pensione di reversibilità

La pensione di reversibilità va richiesta all’INPS, inoltrando la domanda in via telematica sul sito dell’ente previdenziale.

Se a richiederla è il coniuge, l’INPS, sul suo sito, ha messo a disposizione un modello precompilato con le informazioni più importanti. Invece, se a richiederla sono tutti gli altri familiari superstiti, sarà necessario presentare domanda seguendo la normale procedura.

In alternativa, il richiedente o la richiedente può fare domanda tramite:

Quali documenti allegare alla domanda per la pensione di reversibilità?

Alla domanda per la pensione di reversibilità vanno allegati diversi importanti documenti, quali:

Inoltre, se la domanda viene presentata dal coniuge separato con addebito, occorre allegare alla domanda anche la copia della sentenza di separazione legale.

Se la richiesta viene inoltrata dal coniuge divorziato, occorre allegare la copia della sentenza di divorzio, nel caso in cui c’è il coniuge superstite (qualora il pensionato abbia contratto nuovo matrimonio).

Come avviene il calcolo della pensione di reversibilità al coniuge divorziato?

Il calcolo della pensione di reversibilità al coniuge divorziato avviene in base all’importo della prestazione percepita dal coniuge in vita. Si tiene conto della durata del matrimonio e del periodo in cui la pensione è stata versata. È importante considerare che il periodo di separazione legale rientra nell’arco temporale del matrimonio, che si considera concluso solo dopo la sentenza di divorzio.

Come si calcola la pensione di reversibilità al coniuge divorziato e al coniuge superstite?

In presenza del coniuge superstite, la pensione di reversibilità viene ripartita in quote e spetta sia al coniuge che all’ex coniuge. La Cassazione ha definito i criteri di ripartizione delle quote, prendendo in considerazione la durata dei rispettivi matrimoni, la durata delle convivenze prematrimoniali, le condizioni economiche dei due soggetti e l’entità dell’assegno divorzile.

Cosa succede se lo stato di inabilità del figlio cambia dopo la morte del genitore?

Lo stato di inabilità del figlio deve esistere al momento della morte del genitore. Eventuali peggioramenti dello stato di salute intervenuti dopo la morte del genitore non influiscono sulla pensione di reversibilità. Allo stesso modo, il venir meno dello stato di inabilità comporta la cessazione del diritto alla pensione ai superstiti.

Cosa succede se il figlio inabile inizia a lavorare?

In generale, lo svolgimento di un’attività lavorativa può far presupporre l’inesistenza della totale inabilità e quindi non consente il conseguimento della pensione di reversibilità. Tuttavia, l’attività lavorativa fino a 25 ore settimanali svolta con finalità terapeutica non è considerata rilevante ai fini del riconoscimento della pensione di reversibilità.

Ecco gli articoli preferiti dagli utenti sulle pensioni:

Entra nel gruppo WhatsApp e Telegram

Canale Telegram

Gruppo WhatsApp