Pensione integrativa, per un assegno uguale allo stipendio

Pensione integrativa, quanto bisogna versare per avere una pensione simile all'ultimo stipendio ricevuto? Il calcolo per un 25enne, un 35enne e un 45enne. Prima si inizia e meno si spende. La pensione integrativa potrebbe presto diventare necessaria: dal 2030 chi andrà in pensione avrà un assegno tra il 35 e il 65% inferiore all'ultimo stipendio.

6' di lettura

La pensione integrativa inizia a essere una strada quasi obbligata per chi vuole costruirsi in anticipo una vecchiaia senza affanni. Una questione che riguarda soprattutto chi oggi è ancora lontano dal giorno dell’uscita.

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Pensione integrativa: cosa accade nel 2030

La pensione con il retributivo, che era molto simile all’ultimo stipendio, è ormai un ricordo del passato. Nel 2030, quindi tra non molto, chi andrà in pensione avrà l’equivalente del 55/65% dell’ultimo stipendio, questo per i dipendenti.

Per gli autonomi sarà molto peggio (se possibile): l’assegno pensionistico sarà tra il 35 e il 45% dell’ultimo stipendio.

Il calcolo è semplice:

  • un dipendente che guadagna 1.500 euro al mese avrà un assegno pensionistico che oscilla tra i 650 e i 750 euro;
  • un autonomo che intasca uno stipendio di 1.500 euro avrà un assegno pensionistico che oscilla tra 550 e 650 euro.

Siamo al livello dell’attuale pensione sociale.

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Pensione integrativa: 3 italiani su 4 non l’hanno fatta

Una situazione che riguarda tanti italiani. Tre su quattro non versano nulla nella previdenza complementare, per loro non ci sarà pensione integrativa.

Neppure può rallegrarsi chi ha aderito a un fondo pensione. Conti alla mano 8.445.170 persone devono dividersi 198 miliardi di euro: sono 23.436 euro a testa. È una somma a dir poco insufficiente per rendere meno povero l’assegno previdenziale.

Pensione integrativa e il netto calo delle pensioni tradizionali

È probabilmente anche in base a questi calcoli che il presidente del Consiglio spinge per un graduale ritorno alla Fornero.

Anche perché con il trascorrere degli anni la situazione rischia solo di peggiorare. Con il costante calo delle nascite il numero di persone che lavorano sarà sempre più basso rispetto a quelli che sono in pensione (che subiranno un ulteriore incremento per l’aumento delle aspettative di vita).

Il disastro è dunque dietro l’angolo. In tanti avranno, il giorno dopo la pensione, un ridimensionamento delle entrate tra il 35 e il 65%. Un taglio così drastico da rendere impossibile mantenere lo stesso stile di vita. Anzi, rischia di trasformare la vecchiaia in una via crucis, anche se si è lavorato per tutta la vita.

Pensione integrativa: è una soluzione?

La pensione integrativa potrebbe essere una soluzione, una parziale via d’uscita?

Potrebbe. Ma bisognerebbe iniziare con un po’ di anticipo. Anzi, prima si parte e meglio è. E comunque ha un costo.

C’è un interessante calcolo effettuato da Smileconomy con il CorriereEconomia che può fornire una fotografia significativa di quello che potrebbe accadere ai lavoratori in uscita dopo il 2030.

Sono stati ipotizzati i casi di 3 risparmiatori di 25, 35 e 45 anni con uno reddito netto di 1.800 euro a fine carriera (che è l’attuale retribuzione media). E verificato quanto bisognerebbe risparmiare per avere un assegno pensionistico il più possibile simile alla pensione.

  • Per i dipendenti la pensione sarà il 57% dello stipendio, e quindi intorno a 1.000 euro;
  • per i risparmiatori autonomi la pensione sarà di 900 euro (ma sono stati considerati 3 anni di lavoro in più, calcolando che per i lavoratori autonomi è più difficile raggiungere la quota contributiva che consente una uscita anticipata a 64 anni).

Pensione integrativa: quanto versare

Ora, con la pensione integrativa quanto dovrebbero versare questi lavoratori per avere una pensione simile all’ultimo stipendio?

Chiaro che più lunga è la distanza dall’età pensionabile e minore sarà l’esborso per la rendita integrativa.

  • Per i lavoratori dipendenti si va tra i 211 e 800 euro mensili;
  • per i lavoratori autonomi tra 181 e 660 euro (ma lavorando 3 anni in più).

Prima si inizia e meno si paga, dunque. Per due motivi:

  • il primo è il più ovvio, se si inizia quando si è distanti dall’età pensionabile si può spalmare il montante contributivo su un numero maggiore di anni;
  • il secondo: sulla lunga distanza i mercati finanziari possono massimizzare i benefici.

Come avrete potuto capire: è necessario risparmiare il più possibile ed è agevolato chi inizia prima.

Pensione integrativa: chi inizia a 25 anni

Già, come può fare un neolaureato di 25 anni a versare 211 euro al mese per portare la sua pensione a 1.800 euro?

Dovrebbe iniziare prima ancora di lavorare. E come può fare?

Con le detrazioni. I piani individuali pensionistici (Pip), si possono dedurre fino a 5.264 euro l’anno. Il bonus consente di coprire le somme che sono state versate anche per i le persone che sono fiscalmente a carico.

E quindi se a versare le rate è un genitore (che non raggiunge la soglia limite per la deducibilità), risparmia sulle tasse.

Se invece il giovane vuol fare da solo, potrebbe porsi come obiettivo una pensione pari all’80% dell’ultimo stipendio. In linea di massima di dovrebbe accantonare tra 112 (linea bilanciata) e 149 (linea conservativa) euro mensili.

Questo per un dipendente.

Un autonomo (della stessa età), dovrebbe invece accantonare tra 106 e 143 euro (ma per tre anni e due mensilità in più).

Pensione integrativa: chi inizia a 45 anni

L’esborso diventa più consistente per un 45enne con contratto da lavoro dipendente.

Con un fondo obbligazionario dovrebbe versare 800 euro al mese per 20 anni e si ritroverà con un vitalizio di 750 euro da sommare alla pensione.

Con una linea bilanciata (70% azioni e 30% bond), l’esborso si ridurrebbe a 681 euro.

Un 45enne autonomo (che avrà 900 euro di pensione), può integrare l’assegno pensionistico versando per quasi 23 anni tra 555 e 660 euro al mese (per 3 anni di più rispetto al dipendente). In questo caso avrà una pensione complessiva di 1.800 euro.

Se riduce l’obiettivo a 1.440 euro di pensione complessiva, dovrà aggiungere all’assegno pensionistico una rendita vitalizia di 520 euro al mese.

Può centrare l’obiettivo versando tra 331 e 397 euro al mese.

Qui trovi un simulatore per il calcolo della pensione integrativa

Pensione integrativa: chi inizia a 35 anni

Se il lavoratore autonomo ha invece 35 anni, dovrà versare ovviamente meno del 45enne.

Per centrare l’obiettivo 1.440 euro (tra pensione e vitalizio), dovrà versare tra 185 e 235 euro mensili.

Se è un dipendente dovrà invece versare 20 euro in più (ma per tre anni in meno).

Pensione integrativa: in caso di morte prematura

In caso di morte prematura, quindi prima che scatti il diritto alla pensione, la posizione maturata, e quindi capitale più i rendimenti, andrà agli eredi.

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