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Pensione con lavoro prima o dopo il 1996: quando ci andrai

Pensione per chi lavorava prima o dopo il 1996: ecco cosa è cambiato dopo la legge Dini e quali sono le penalizzazioni e le limitazioni per i contributivi puri.

di Carmine Roca

Aprile 2023

Come cambia la pensione per chi lavorava prima o dopo il 1996? Ne parliamo in questo approfondimento (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Indice

Pensione per chi lavorava prima o dopo il 1996: cosa è cambiato?

La legge Dininumero 335 dell’8 agosto 1995 – è stata lo spartiacque del sistema previdenziale italiano.

L’allora presidente del Consiglio introdusse il sistema di calcolo contributivo da applicare sui periodi lavorativi successivi al 1° gennaio 1996 (o al 1° gennaio 2012, per coloro che hanno maturato almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995).

Dalla legge Dini e con la riforma Fornero del 2012, i contributivi puri sono coloro che hanno versato contributi esclusivamente dal 1996 in poi. Nei loro confronti si applicano regole di calcolo differenti rispetto a chi ha versato contributi prima del 1996 (sistema retributivo).

Invece, per chi ha un’anzianità contributiva maturata prima e dopo il 1996 si applica il sistema di calcolo misto, che tiene conto delle regole di entrambi i sistemi, retributivo e contributivo.

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Pensione per chi lavorava prima o dopo il 1996: contributivi puri penalizzati

L’avvento del sistema contributivo ha causato diversi problemi. In primo luogo, chi rientra interamente nel sistema contributivo rischia di andare in pensione molto tardi. In seconda battuta, un assegno calcolato col sistema contributivo avrà un importo sicuramente più basso – e talvolta inadeguato alle esigenze di vita – rispetto a una pensione calcolata col retributivo (o col sistema misto).

Questo perché il sistema contributivo tiene conto di tutte le retribuzioni percepite dal lavoratore durante la sua vita lavorativa, mentre col retributivo si favorivano soprattutto le ultime retribuzioni, generalmente più alte a fine carriera.

Oltre a un regime di calcolo più severo, con l’individuazione del montante contributivo (l’insieme di quote di contributi versati annualmente dal lavoratore) e l’applicazione del coefficiente di trasformazione proporzionato all’età anagrafica del lavoratore (più si ritarda la pensione, più alto sarà il coefficiente, maggiore sarà l’importo dell’assegno), il sistema contributivo prevede anche delle limitazioni sull’importo e sull’accesso alla pensione.

Pensione per chi lavorava prima o dopo il 1996: niente pensione minima e deroghe Amato

Ad esempio, chi ha versato anni di contributi esclusivamente a partire dal 1996 non avrà diritto all’integrazione al minimo. Infatti, ai pensionati con il metodo contributivo non spetta la pensione minima.

Significa che possono percepire assegni di importo inferiore a 563,74 euro (il limite del 2023) senza che l’INPS intervenga erogando l’integrazione a copertura.

Inoltre, non sono previsti sconti di contributi per l’accesso alla pensione di vecchiaia con le tre deroghe della legge Amato (in pensione con 15 anni di contributi, anziché 20). Una delle condizioni richieste è aver versato almeno un contributo entro il 1995: niente da fare, dunque, per i contributivi puri.

Pensione per chi lavorava prima o dopo il 1996: accesso alla pensione di vecchiaia

Attenzione, poi, all’accesso alla pensione di vecchiaia. Le regole attuali prevedono due requisiti: 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi versati.

Bene, i contributivi puri in possesso dell’età anagrafica e di 20 anni di contributi, per poter andare in pensione devono necessariamente aver maturato un assegno che sia pari o superiore a 1,5 volte il valore dell’Assegno Sociale (503,27 euro nel 2023).

Cosa significa? Che la pensione di vecchiaia non spetta se l’assegno maturato è inferiore a 754,90 euro annui.

Attualmente, per andare in pensione prima dei 67 anni sono previste queste soluzioni anticipate:

MISURE PREVIDENZIALIREQUISITI
Pensione anticipata ordinaria42 anni e 10 mesi di contributi (uomini); 41 anni e 10 mesi di contributi (donne)
Pensione anticipata contributiva64 anni di età e 20 anni di contributi (importo assegno pari a 2,8 volte l’assegno sociale)
Quota 10062 anni di età e 38 di contributi (requisiti maturati entro il 31 dicembre 2021)
Quota 10264 anni di età e 38 di contributi (requisiti maturati entro il 31 dicembre 2022)
Quota 10362 anni di età e 41 di contributi
Ape Sociale63 anni di età, appartenenti a determinate categorie, dai 30 ai 36 anni di contributi versati
Opzione Donna35 anni di contributi versati, appartenenti a determinate categorie, 60 anni di età (59 anni con un figlio; 58 anni con due o più figli)
Quota 41 per lavoratori precoci41 anni di contributi, di cui uno prima dei 19 anni di età, appartenenti a determinate categorie
Pensione anticipata per lavori usurantiSistema di quote, minimo 35 anni di contributi e 61,7 anni di età
IsopensioneDipendenti grandi aziende, uscita 7 anni prima dell’età pensionabile
Contratto di espansioneRiorganizzazione delle imprese, uscita 5 anni prima dell’età pensionabile
Pensione per chi lavorava prima o dopo il 1996: tabella opzioni anticipate
Pensione per chi lavorava prima o dopo il 1996
Pensione per chi lavorava prima o dopo il 1996: in foto un uomo sconsolato.

Pensione per chi lavorava prima o dopo il 1996: pensione di vecchiaia contributiva

E se non sono in regola con il requisito economico per la pensione di vecchiaia, cosa posso fare per andare in pensione? Non rimane che puntare alla pensione di vecchiaia contributiva.

Questa misura scatta al compimento di 71 anni di età, con almeno 5 anni di contributi versati.

Ma attenzione. Anche in questo caso è necessario rispettare un requisito fondamentale: non bisogna aver versato neppure un mese di contributi prima del 1996, altrimenti non si avrà diritto alla pensione.

Questa particolare misura, riservata ai contributivi puri, spetta soltanto se l’intera contribuzione è versata dal 1996 in poi. L’unica eccezione riguarda il computo nella Gestione Separata, ma soltanto se il lavoratore ha versato anni di contributi in questa gestione.

Pensione per chi lavorava prima o dopo il 1996: pensione anticipata contributiva

Infine, porte chiuse anche a coloro che volessero andare in pensione con la formula anticipata per contributivi, qualora abbiano versato anni di contributi prima del 1996.

Infatti, la pensione anticipata contributiva è accessibile al compimento dei 64 anni di età, solo a coloro che hanno versato 20 anni di contributi esclusivamente dal 1996 in poi.

Inoltre, per accedervi è obbligatorio aver maturato un assegno pari o superiore a 2,8 volte il valore dell’Assegno Sociale: ovvero 1.409,16 euro. Sotto questa soglia, pur in possesso dell’età e dell’anzianità contributiva richieste, non si avrà diritto alla pensione.

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