Pensione minima 2022: quanti anni servono e quanto spetta?

Pensione minima 2022: importo, a chi spetta e con quanti anni di contributi versati? Scopriamolo in questo approfondimento.

4' di lettura

Pensione minima 2022: quanti anni di contributi versati occorrono per beneficiarne e qual è l’importo per l’anno corrente? Ne parliamo in questo approfondimento (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Pensione minima 2022: a chi spetta e redditi

Con pensione minima intendiamo la misura previdenziale che spetta a chi è titolare di una pensione di vecchiaia, anticipata (compresa Opzione Donna), di reversibilità e ai superstiti, con importo inferiore alla soglia minima per condurre una vita dignitosa.

È un assegno sociale che spetta ai pensionati che si trovano in difficoltà economiche: chi riceve una pensione di importo inferiore alla soglia minima beneficerà di un assegno integrativo elargito dall’INPS, raggiungendo, così, l’importo minimo per legge.

Dal 1° gennaio 2022, l’importo della pensione minima è di 523,83 euro per 13 mensilità, per effetto della rivalutazione dell’1,7% rispetto all’importo del 2021 (515,58 euro). I pensionati che hanno diritto alle maggiorazioni sociali potranno arrivare a ricevere fino a 660,27 euro di pensione al mese.

Chi ha un reddito personale annuo fino a 6.809,79 euro e un reddito da coniugato annuo fino a 20.429,37 euro, ha diritto all’integrazione totale fino a un importo massimo di 523,83.

Con un reddito personale annuo compreso tra i 6.809,79 e i 13.619,58 euro, il pensionato ha diritto a un’integrazione parziale, calcolata tenendo conto del limite massimo reddituale (13.619,58) e del reddito annuo del pensionato (ad esempio, 10.000 euro, con una pensione di 300 euro al mese). Il calcolo è semplice: si sottrare 10.000 a 13.619,58, per un totale di 3.619,58 euro. Dividiamo questo numero per 13 mensilità e viene fuori 278,43.

In questo caso, sommando 300 (importo mensile pensione) e 278,43, supereremmo la soglia dell’importo della pensione minima (523,83). Di conseguenza, il pensionato beneficerà comunque di un importo di 523,83 euro.

Infine, chi supera i 13.619,58 euro l’anno di reddito non ha diritto all’assegno sociale. Per quanto riguarda il reddito da coniugato, se questo è inferiore ai 20.429,37 si avrà diritto all’integrazione totale.

Con un reddito da coniugato compreso tra i 20.429,37 e i 27.239,16 euro all’anno, si ha diritto a un’integrazione parziale. Con un reddito superiore ai 27.239,16 euro l’anno, non si avrà diritto all’integrazione.

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Pensione minima 2022: quanti anni di contributi?

Una volta spiegati i limiti reddituali (sono da escludere dal calcolo i redditi esenti da IRPEF, i redditi della casa in cui si vive, la pensione da integrare al minimo e gli arretrati soggetti a tassazione separata) e l’importo della pensione minima 2022, andiamo a vedere a chi spetta e con quanti anni di contributi versati si ha diritto alla prestazione previdenziale.

Iniziamo col dire che l’assegno integrativo per ricevere la pensione minima è valido solo per i lavoratori assicurati prima del 31 dicembre 1995. Chi si è iscritto all’INPS dopo quella data non ha diritto alla pensione minima 2022.

E quanti anni di contributi versati occorrono per poter ricevere la pensione minima 2022? Si ha diritto all’integrazione con un minimo di 20 anni di contributi. Che poi sarebbe anche il minimo da soddisfare per ricevere la pensione di vecchiaia.

Pensione minima 2022
Pensione minima 2022: quanti anni di contributi occorrono?

Quindi, si ha diritto alla pensione minima semplicemente se si è titolari di una pensione e non si raggiunge il limite minimo dell’importo fissato dalla legge.

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