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Pensione minima per quanti mesi: importi e requisiti

Pensione minima per quanti mesi? Vediamo insieme quanto dura questo trattamento previdenziale, a chi spetta e importi.

di Chiara Del Monaco

Ottobre 2022

Pensione minima per quanti mesi? In questo articolo vedremo nel dettaglio la durata della pensione minima, i requisiti e gli importi del 2022 (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

La pensione minima è un trattamento previdenziale concesso ai titolari di pensione che, nonostante i contributi versati, non riescono a raggiungere un importo dignitoso della pensione. Proprio per questo, lo Stato ha deciso di erogare un’integrazione delle pensioni che si trovano al di sotto della soglia stabilita dalla legge.

Nei prossimi paragrafi forniremo un quadro generale sul funzionamento della pensione minima, i beneficiari, gli importi e la pensione minima per quanti mesi spetta. Ma prima, potrebbe interessarti sapere quanto si prende di pensione con:

Indice

Pensione minima per quanti mesi: cos’è e come funziona

Prima di chiedersi la pensione minima per quanti mesi spetta, cerchiamo di capire di cosa stiamo parlando, e quindi cos’è la pensione minima.

Quando si parla di pensione minima ci si riferisce a una misura previdenziale disciplinata dalla legge 638/1983 rivolta ai titolari di pensione di vecchiaia, di reversibilità e ai superstiti che con la propria pensione non raggiungono l’importo minimo previsto dal nostro ordinamento.

Lo scopo di questa misura è fare in modo che i cittadini abbiano accesso a una vita dignitosa e non fatta di stenti.

In base alla propria situazione reddituale e allo stato personale (single o coniugati), l’assegno integrativo può cambiare per raggiungere la soglia minima prevista dallo Stato.

Scopri la pagina dedicata a tutti i tipi di pensioni, sociali e previdenziali.

Inoltre, come per altri trattamenti pensionistici, anche l’importo della pensione minima varia di anno in anno, poiché dipende dalla variazione dell’indice ISTAT che mette in relazione la soglia minima con il costo della vita.

Nel prossimo paragrafo vediamo nel dettaglio gli importi della pensione minima del 2022 e la durata del trattamento previdenziale.

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Pensione minima per quanti mesi: importi e durata

Pensione minima per quanti mesi? Come dicevamo nel paragrafo precedente, l’importo della pensione minima non è sempre lo stesso ogni anno, ma cambia in base al costo della vita del nostro Paese.

Infatti, è proprio per questo che in seguito all’inflazione alle stelle che ha colpito l’Italia da diversi mesi a questa parte, si è verificato un aumento del 2% da ottobre a dicembre per effetto della rivalutazione anticipata voluta dal governo Draghi.

Questo aumento ha portato la soglia minima della pensione di ottobre a 534,31 euro, mentre la soglia prevista nel 2022 dall’ISTAT corrispondeva fino poco tempo fa a 523,83 euro.

Di conseguenza, chi riceve una pensione con importo inferiore a 534,31 euro ha diritto all’assegno integrativo per raggiungere la soglia minima. Questa integrazione viene erogata ogni mese per 13 mensilità e in presenza dei requisiti continuerà a essere erogata anche nei mesi successivi.

Quindi se ti stavi chiedendo la pensione minima per quanti mesi spetta, sappi che ufficialmente spetta per 13 mesi, ma se continuerai a rientrare nei requisiti di reddito previsti (e che ti spiegheremo a breve) il diritto alla pensione minima rimane anche dopo.

Prima di passare ai requisiti che danno accesso alla pensione minima, è bene chiarire ancora un dettaglio sugli importi spettanti: l‘integrazione alla pensione può essere applicata sia in modo totale sia in modo parziale. Questo dipende dal reddito personale e coniugale di un pensionato.

In particolare, un pensionato senza coniuge che riceve una pensione di vecchiaia inferiore alla soglia minima e che ha un reddito personale non superiore a 6.809,79 euro annui, avrà diritto all’integrazione totale della misura. Lo stesso vale per una persona titolare di pensione con un reddito coniugale annuo non superiore a 20.429,37 euro.

In alcuni casi, invece, si ha diritto solo a un’integrazione parziale del trattamento previdenziale. Nello specifico, chi ha un reddito personale annuo compreso tra i 6.809,79 euro e i 13.619,58 euro riceverà un incremento parziale della pensione.

Tale incremento è calcolato sottraendo alla soglia massima prevista dall’INPS (in questo caso 13.619,58 euro) il proprio reddito annuale; a questo punto bisogna dividere il risultato per 13 mensilità.

Allo stesso modo, l’integrazione parziale spetta a chi possiede un reddito annuale da coniugato compreso tra i 20.429,37 euro e i 27.239,16 euro.

Infine, se un pensionato non coniugato percepisce un reddito superiore a 13.619,58 euro e un pensionato sposato percepisce un reddito superiore a 27.239,16 euro, allora in quel caso non si ha diritto alla pensione minima.

Inoltre, ricordiamo che tra i redditi da considerare per avere diritto alla pensione minima sono da escludere:

Scopri come avere la pensione di invalidità 2022, quali sono tutti gli importi previsti per le prestazioni destinate agli invalidi civili, come richiedere gli arretrati per la pensione di invalidità civile.

Pensione minima per quanti mesi? Ecco la risposta.

Pensione minima per quanti mesi: requisiti

Ora che abbiamo chiarito la pensione minima per quanti mesi spetta, come funziona questa misura previdenziale e come si calcolano gli importi previsti dalla legge, ricordiamo brevemente quali sono i requisiti per accedere al trattamento integrativo della pensione.

Innanzitutto, è bene ribadire che l’assegno integrativo può essere applicato solo a queste pensioni:

Al contrario, non sono incluse le pensioni interamente calcolate con il sistema contributivo, fatta eccezione per Opzione Donna.

Inoltre, un altro dettaglio fondamentale sulla pensione minima è che possono accedervi solo i lavoratori, ora pensionati, assicurati prima del 31 dicembre del 1995. Ciò significa che chi ha versato i contributi solo a partire dal 1996 (tramite il sistema contributivo puro) non avrà diritto al trattamento al minimo.

Si tratta in particolare dei pensionati che hanno avuto accesso alla pensione di vecchiaia contributiva con 71 anni di età e un’anzianità contributiva di almeno 5 anni.

Poiché questa è un’opzione previdenziale concessa solo a chi ha maturato contributi dal 1996 in poi questa categoria di pensionati, anche in presenza dei requisiti reddituali, non ha diritto alla pensione minima.

A proposito di contributi, un altro dubbio che potrebbe emergere in merito ai requisiti della pensione minima è: quanti anni di età e di contributi sono necessari per accedere al trattamento previdenziale? In effetti, la risposta è semplice.

Infatti, se consideriamo che per avere la pensione minima bisogna innanzitutto avere una pensione, la conseguenza naturale è che l’età minima è la stessa che dà accesso alla pensione di vecchiaia, e quindi 67 anni di età.

Per i contributi si segue la stessa logica, quindi una persona che ha ottenuto la pensione di vecchiaia ha maturato almeno 20 anni di contributi.

Di conseguenza, coloro che percepiscono una pensione al di sotto della soglia consentita dalla legge e rispettano i requisiti descritti finora, avranno diritto all’integrazione al trattamento pensionistico con 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi.

Invece, chi non ha versato contributi e non può ricevere né la pensione né l’integrazione, può richiedere l’assegno sociale, così come tutti i cittadini stranieri che sono legalmente residenti in Italia da almeno 10 anni.

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