Pensioni 2023, aumento del 10% a chi la rinvia: gli esempi

Pensioni 2023, aumento del 10% a chi rinvia l’uscita di qualche anno, gli esempi e se conviene. La proposta avanzata dal ministro Giorgetti ha convinto anche il resto del governo. Punta a non far andare in pensione lavoratori con esperienza che oggi sarebbe difficile sostituire. Come funziona.

6' di lettura

Pensioni 2023, aumento del 10% a chi la rinvia: vediamo come funziona l’ipotesi allo studio del governo. (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Su questo argomento potrebbe interessarti un post che spiega come funziona Quota 41 e la riforma delle pensioni; verifichiamo anche quali sono le 4 proposte per la pensione nel 2023: uscita a 62 anni; c’è anche un pezzo che a proposito delle pensioni 2023 parla di proroghe, anticipi, novità.

A dire il vero è più di una ipotesi. Il provvedimento è stato valutato con attenzione dalla presidente del Consiglio e il più strenuo sostenitore (come scrive il Corriere della Sera) è un ministro con grande influenza all’interno dell’esecutivo, il leghista Giancarlo Giorgetti.

Pensioni 2023: il doppio binario

Il ministro dell’Economia e delle Finanze si muove su una duplice direttiva:

  • una revisione strutturale del sistema pensionistico che non pesi come costi nel medio e lungo termine. In pratica la spesa per le pensioni dovrà restare uguale a quella che è stata determinata dopo l’applicazione della legge Fornero;
  • il secondo binario, ed è quello che approfondiamo in questo post, riguarda le ipotesi di uscita anticipata (tra i 62 e i 63 anni, con un adeguato numero di anni di contributi), ma con una serie di incentivi: se il lavoratore continua a restare occupato, non pagherà (e nemmeno il datore di lavoro) i contributi, in questo modo riceverà in busta paga un aumento netto dello stipendio, circa il 10%.

Su TheWam.net abbiamo spiegato quanto aumenteranno le pensioni nel 2023, i nuovi importi dell’assegno sociale e le cifre della pensione minima con la rivalutazione.

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Pensioni 2023, premiato che esce dopo

La scelta del ministro Giorgetti è in controtendenza rispetto a quello che è stato detto fino a oggi sulle pensioni. Si è sempre immaginato di accelerare le uscite dal lavoro e promuovere un ricambio generazionale (così da assicurare i posti ai più giovani). Ora il governo si è accorto che incentivare la pensione di molti lavoratori significa anche rinunciare a un tipo di manodopera difficilmente sostituibile. Figure specializzate come, tanto per fare un esempio, idraulici e medici.

Pensioni 2023, incentivo a restare: quali vantaggi

I vantaggi nell’ipotesi formulata da Giorgetti sono evidenti, sia per il lavoratore, sia per il datore di lavoro. Entrambi non avrebbero l’onere di versare i contributi. In questo modo l’impresa continuerebbe a usufruire a costi ridotti dell’esperienza di un dipendente maturo e il lavoratore si ritroverebbe con una busta paga più ricca.

Pensioni 2023, quale importo pensionistico con l’incentivo?

Ovviamente c’è anche un “costo” per il lavoratore: il trattamento pensionistico verrebbe infatti determinato sulla base dei contributi versati fino al momento in cui si sceglie questa opzione. Ma ci sarebbero comunque gli scatti di anzianità degli ultimi anni di lavoro incentivato. Significa in pratica che chi sceglie l’aumento dello stipendio negli ultimi anni di lavoro, rinuncia comunque ad avere una pensione “piena” quando raggiungerà i 67 anni della pensione di vecchiaia.

Pensioni 2023, quali vantaggi in busta paga

Con un 10% in più in busta paga il calcolo è piuttosto semplice. Facciamo qualche esempio:

  • chi riceve uno stipendio di 1.500 euro si ritroverà un aumento mensile di 150 euro;
  • chi riceve uno stipendio di 2.000 euro si ritroverà un aumento mensile di 200 euro;
  • chi riceve uno stipendio di 2.500 euro si ritroverà un aumento mensile di 250 euro;
  • chi riceve uno stipendio di 3.000 euro si ritroverà un aumento mensile di 300 euro.

Pensioni 2023, quanto si perde con la pensione

L’importo pensionistico avrà ovviamente una penalizzazione. Dipende comunque dagli anni di lavoro che sono stati svolti con l’incentivazione in busta paga. Considerando che non potranno essere più di due o tre anni la perdita sarà molto ridotta, sicuramente al di sotto del 5%.

Pensioni 2023, qual è la situazione

Il cantiere delle pensioni, quello che dovrà portare alla riforma strutturale dell’intero sistema previdenziale, è comunque aperto. Ma si tratta di un’impresa complicata. Il quadro che esce fuori dall’ultima Nota di aggiornamento su economia e finanza pubblica (Nadef) è piuttosto preoccupante.

Con la tendenza attuale il costo delle pensioni in Italia aumenterà entro il 2025 a 58 miliardi, significa un più 19,5% in tre anni.

Si tratta di un aumento più rapido della crescita prevista dell’economia, ma non solo. È anche doppio rispetto alla probabile crescita dei contributi (che valgono non più di 32 miliardi).

Ma non è tutto: con le ultime misure fiscali le entrate tributarie caleranno di 10 miliardi.

Pensione 2023, quale è il rischio

Se sale in Italia la spesa per il sistema previdenziale deve scendere quello per la sanità pubblica e il welfare (come le pensioni assistenziali, il Reddito di cittadinanza, la Naspi e così via). Tagli né sostenibili, né praticabili in un Paese che sta invecchiando in modo inesorabile.

Pensioni 2023, aumento del 10% a chi la rinvia: gli esempi

Pensione 2023, le conferme di Ape sociale e Opzione donna

Ci sono poche certezze dunque sul futuro del sistema pensionistico. Di certo si vuole superare le rigidità della Legge Fornero, ma non si vogliono aumentare le spese (abbiamo visto perché). Una soluzione in grado di mettere insieme le esigenze di flessibilità e sostenibilità non sarà semplice. Anche per questo saranno confermate l’Ape sociale e Opzione donna (che coniugano queste due esigenze). Si pensa di introdurre Quota 41 (41 anni di contributi e 61 anni di età), ma quest’ultima misura riguarda un numero non consistente di cittadini, circa 80mila nel primo anno e non può quindi essere neppure definita un avvio di riforma, è solo un altro anticipo pensionistico (come prima Quota 102).

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