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Pensioni 2023 per i nati nel 1960 e 1961

Pensioni 2023, sarà l’anno buono per i nati tra il 1960 e il 1961 che hanno completato i requisiti per Quota 41.

di The Wam

Novembre 2022

Pensioni 2023 per i nati nel 1960 e 1961, ovvero i cittadini che compiranno 62 anni di età tra il gennaio e il dicembre del prossimo anno. (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Saranno le persone nate in quel biennio a poter approfittare dell’uscita anticipata con Quota 41. Ma solo, appunto, se hanno versato 41 anni di contributi.

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Quante sono? Non molte. Secondo gli ultimi dati circa 50mila, ma solo la metà potrebbe usufruire della misura. Insomma, niente. Una goccia nel mare.

Su questo argomento potrebbe interessarti un post che spiega cosa aspettarsi per la riforma delle pensioni nel 2023; c’è anche un articolo che racconta cos’è il possibile incentivo del 10% per chi ritarda l’uscita; e infine l’allarme lanciato da Meloni sul rischio delle pensioni nel futuro.

Pensioni 2023, perché per i nati tra il ‘60 e il 61?

Perché in uscita sono i nati tra il 1960 e 1961? Ve lo spieghiamo.

I nati nel 1959 sono già usciti con quota 100 e quelli più giovani non possono rientrare nei requisiti anagrafici.

I conti sono piuttosto semplici: le persone che nel 2023 avranno 63 anni di età e 41 di contributi, ne avevano 62 (con 39 di contribuzione) nel 2021, ovvero avrebbero potuto optare per un’uscita anticipata qualche anno fa e non l’hanno fatto. Molto probabile dunque non siano così interessate a questo nuovo trattamento anticipato.

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Pensioni 2023, Quota 41 per pochi

Insomma Quota 41 più che una trattamento pensionistico reale è solo una via d’uscita dal lavoro per un numero assai ristretto di cittadini. Una misura bandiera, proposta dalla Lega in campagna elettorale ma che, di fatto, serve a pochi. Non cambia quasi nulla e non pone neppure le basi su cui ricostruire una vera riforma del sistema previdenziale.

Pensioni 2023, Quota 41: le cifre

Se il governo confermasse la Quota 41 con uscita a 63 anni, il costo per le casse della previdenza dovrebbe non superare i 700 milioni. Perché, come abbiamo accennato, la platea totale dei potenziali beneficiari oscilla tra 45mila e 50mila.

Ma gli esperti ritengono che le uscite non saranno più di 25mila, in particolare se, come sembra, verrà imposto ai lavoratori il divieto di cumulo, così come è stato già fatto per Quota 100.

Pensioni 2023, Quota 100: come è andata

Proprio l’analisi dei risultati ottenuti con Quota 100 può disegnare un quadro credibile per quello che accadrà con Quota 41.

Con Quota 100 la platea dei potenziali fruitori di quella misura (64 anni e 36 di contributi) era di circa un milione di persone. Ebbene nel triennio compreso tra il 2019 e il 2021, solo 380mila sono uscite con quella misura.

Ricordiamo che Quota 100 non prevedeva alcuna penalizzazione per il futuro importo della pensione. Proprio in ragione di quelle cifre Quota 100 (altra misura bandiera della Lega) è stata ritenuta un flop.

Flop che si ripeterà anche con Quota 41.

Pensioni 2023, quanto costa Quota 41

Quota 41 (ribattezzata anche Quota 103: 62 anni + 41 di contributi), avrà un costo che raddoppia nel 2024, arrivando a 1,4 miliardi. Sempre se tutta la potenziale platea dovesse decidere di utilizzare questa uscita anticipata.

Pensioni 2023, il ponte Quota 41

Sulla portata di Quota 41 per il futuro del sistema previdenziale sono gli stessi leghisti ad aver abbassato le aspettative: ora in tanti dichiarano che è solo una misura ponte e che servirà per approntare nel 2023 una riforma strutturale delle pensioni in Italia.

Insomma, abbiamo passato mesi a parlare di Quota 41, qualche partito ci ha costruito intorno un’intera campagna elettorale, è stata imposta come soluzione alle rigidità della Fornero, per poi scoprire che è solo una misura ponte. Un po’ come lo è stata Quota 102.

Pensioni 2023, uscita per 25mila (forse)

Torniamo ai costi di Quota 41 e del numero effettivo di persone che andrà in pensione con questa misura nel 2023.

È stata dunque ipotizzata la cifra di 25mila cittadini. Se anche dovessero avere tutti in media 2mila euro di importo pensionistico, la spesa non supererà i 650 milioni. Ma stiamo considerando tutto l’anno, ovvero da gennaio a dicembre.

In realtà non è così. 

Se si considerano infatti i tre mesi di finestra mobile e la certezza che non tutti raggiungeranno i requisiti all’inizio dell’anno e che quindi gran parte delle pensioni non saranno erogate per più di sei mesi nel 2023, la spesa potrebbe essere di fatto dimezzata (325 milioni).

Anche da un punto di vista economico poca cosa. 

Forse non c’era molto tempo e per questo motivo potrebbe non essere giusto esprimere un giudizio sull’operato del governo rispetto alle pensioni. Si è imposta Quota 41 solo per dare un senso alle promesse della campagna elettorale. Il vero banco di prova per l’esecutivo scatta da gennaio, quando si dovrà lavorare alla vera riforma, quella che dovrà coniugare flessibilità in uscita, trattamenti dignitosi e la sostenibilità del sistema.

Senza dimenticare l’altro aspetto: le pensioni di invalidità. La promessa è stata quella di aumentarle (ora sono davvero poco più di una elemosina): ma si troveranno i fondi? E dove?

Anche perché aumentare le pensioni e poi tagliare la spesa sociale non risolve il problema. Lo sposta.

Pensioni 2023,  Opzione donna e Ape sociale

In tema di flessibilità (vera) sono rimaste due misure: Opzione donna e Ape sociale, che verranno confermate. La prima consente l’uscita a 58 anni (59 per le autonome) con 35 anni di contributi. La seconda a 63 anni (con 30 o 36 di contribuzione). Non sono per tutti, ma solo per le categorie ritenute più fragili (donne, invalidi, caregiver, disoccupati e lavoratori impegnati in occupazioni gravose), non è molto, ma è già qualcosa. 

L’impressione è che il governo sia intenzionato a ripartire da queste misure.

Pensioni 2023 per i nati nel 1960 e 1961

Pensioni 2023, incentivo a chi resta

Sembra già al tramonto la breve vita dell’incentivo a chi ritarda la pensione. Ovvero un aumento del netto in busta paga del 10% a chi, pur avendo i requisiti per lasciare il lavoro, decide di restare. Il governo ritiene la misura inutile: tutti gli indicatori lasciano intendere che ben pochi potrebbero utilizzarla. Sarebbe un altro flop. Meglio evitare.

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