Pensioni a rischio nel futuro, l’allarme di Meloni

Pensioni a rischio nel futuro, la preoccupazione di Meloni dopo l’incontro con i sindacati. Si è discusso della riforma del sistema previdenziale. Passa Quota 41, le altre misure, in particolare quelle sulla flessibilità in uscita sono tutte da verificare. Ci sono pochi soldi e altre emergenze, prima fra tutte la crisi energetica e il conseguente caro bollette per famiglie e imprese.

6' di lettura

Pensioni a rischio nel futuro, l’allarme è stato lanciato dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. La dichiarazione è stata rilasciata subito dopo l’incontro con i sindacati per discutere della riforma del sistema previdenziale. (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Parole che hanno imposto una deludente frenata a quanti sperano in una ridefinizione ampia e strutturale delle pensioni, con significative aperture sul fronte della flessibilità in uscita.

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Resta sul campo l’ipotesi immediata di sostituire l’attuale Quota 102, uscita a 64 anni con 38 di contributi, con Quota 41, ovvero 41 anni di contributi a partire dai 61 anni di età. Ma si tratta di una misura ponte, serve nell’immediato solo a evitare lo scalone che verrebbe a crearsi tra Quota 102, appunto, e il ritorno secco alla Legge Fornero, uscita a 67 anni con almeno 20 anni di contribuzione.

Su questo argomento puoi anche leggere un post che spiega cos’è la quota 41 con il tetto di età; o su quanto dovrebbe costare la riforma del sistema previdenziale sulla base delle promesse formulate in campagna elettorale; e infine c’è un focus che spiega cosa cambia per le pensioni con il governo Meloni.

Pensioni a rischio nel futuro, cosa ha detto Meloni

Al termine dell’incontro con i sindacati, Meloni ha ricordato l’importanza del confronto con le parti sociali.  Ma ha aggiunto: «Siamo nel mezzo di una crisi internazionale sociale, usciamo da una pandemia, c’è una crisi energetica in corso, un aumento dei costi delle materie prime, un’inflazione vicina al 10%, salari perlopiù inadeguati, pensioni di oggi basse, e quelle future rischiano di essere inesistenti».

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Pensioni a rischio nel futuro, cosa significa

Parole che hanno un significato chiaro: non è il momento di una riforma choc, capace cioè di garantire un’ampia flessibilità in uscita e importi pensionistici più alti. Ci sono anche altre emergenze e il sistema previdenziale rischia di collassare, mettendo a rischio, appunto, i trattamenti pensionistici di chi andrà in pensione domani.

Pensioni a rischio nel futuro, solo contributivo

Significa anche che il sistema di calcolo retributivo sarà ormai un ricordo del passato. Le prossime pensioni potrebbero essere riconosciute solo con il contributivo (come Opzione donna o la pensione anticipata a 64 anni).

Ma è anche vero che con il sistema contributivo le pensioni si stanno riducendo di anno in anno. L’Inps ha comunicato che gli importi delle nuove pensioni sono in costante diminuzione:

  • un terzo degli assegni è sotto i mille euro;
  • ogni anno l’importo medio diminuisce di 30 euro.

Pensioni a rischio nel futuro, gli obiettivi

Eppure gli obiettivi ai quali dovrebbe puntare una riforma complessiva del sistema pensionistico (al quale punta la ministra del Lavoro, Marina Calderone), dovrebbe prevedere:

  • la separazione tra previdenza e assistenza;
  • una maggiore tutela per i precoci (Quota 41 può già essere una soluzione);
  • ampia flessibilità, tra 62 e 70, con lievi penalizzazioni e libertà di scelta per il lavoratore;
  • la conferma definitiva di Opzione donna e Ape Sociale; 
  • bonus di 9 mesi alle donne per ogni figlio;
  • pensione di garanzia per giovani, donne e caregiver;
  • l’aumento della previdenza complementare (per ridurre la differenza economica con gli importi del passato), prevedendo una consistente detrazione;
  • riduzione importante del riscatto laurea.

Sarà possibile? E queste misure potranno convivere con una situazione economica decisamente complessa? Sarà una delle sfide del governo per i prossimi mesi. Su questo terreno si gioca molta della sua credibilità. Anche mettendo da parte le mirabolanti promesse che sono state formulate in campagna elettorale.

Pensioni a rischio nel futuro, che succede ora

In questo momento tutte le risorse del governo sono concentrate sul sostegno alle famiglie e alle imprese per la crisi energetica e il conseguente caro bollette. Tutte le altre misure dovranno essere autofinanziate. I soldi dovranno cioè arrivare da tagli alla spesa. Per quanto riguarda Quota 41 (nel prossimo paragrafo diremo quanto costa), i soldi dovrebbero arrivare da una stretta che sarà imposta al Reddito di Cittadinanza. Si taglia l’assistenza per la previdenza. Non è esattamente una soluzione.

Pensioni a rischio nel futuro, i costi di Quota 41

Con Quota 41 nel solo 2023 dovrebbero andare in pensione 83mila lavoratori. Sono quelli che rientrano nei requisiti (41 anni di contributi e 61 di età).

Il costo di questo provvedimento per il prossimo anno è di 1,3 miliardi. Nel 2025 si arriverebbe (se la misura venisse confermata, assai improbabile) a una spesa superiore ai 4 miliardi.

Troppi soldi per un semplice trattamento pensionistico in più e oltretutto a scadenza e che quindi non può neppure rappresentare il primo mattone di una rimodulazione più complessiva del sistema. Probabilmente non si poteva fare di più in poche settimane. Ma nei prossimi mesi il governo dovrà mettere le basi per una riforma vera, capace di coniugare le esigenze di chi si appresta ad andare in pensione con quelle di chi ci andrà nel futuro.

Pensioni a rischio nel futuro, l’allarme di Meloni

Pensioni a rischio nel futuro, Ape sociale e Opzione donna

Due misure che, magari riformulate, sembrano destinate a restare anche nel prossimo futuro e a far parte di una riforma strutturale del sistema previdenziale sono Ape sociale e Opzione donna. Coniugano flessibilità, sostenibilità e assicurano una uscita a fragili, donne, caregiver, disoccupati e lavoratori impegnati in attività gravose. Anche se, e parliamo di Opzione donna (uscita a 58 anni con 35 di contributi), è prevista anche una penalizzazione sull’importo pensionistico non inferiore al 20%.

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