Pensione di invalidità aumento news: sentenza non chiara

Pensione di invalidità aumento negato per gli invalidi parziali e per chi supera i limiti di reddito. Proprio su questo punto però la legge si contraddice. Ecco perché.

3' di lettura

Pensione di invalidità aumento – L’aumento al milione delle pensioni di invalidità al 100% introdotto nel Decreto Agosto è stata una vera rivoluzione nel quadro normativo italiano.

Ci sono però due aspetti che hanno scontentato diversi invalidi, che non hanno visto le proprie pensioni aumentare: l’esclusione degli invalidi parziali e il conteggio del reddito del coniuge nei requisiti. Proprio su questo secondo aspetto non c’è una linea normativa chiara, infatti, secondo la legge andrebbe conteggiato solo il reddito individuale, ma andiamo con ordine. (Nel gruppo Telegram contenuti speciali su offerte di lavoro e bonus; nel gruppo Whatsapp offerte di lavoro, incentivi e concorsi sempre aggiornati).

Indice

Pensione di invalidità aumento: invalidi parziali esclusi

L’aumento della pensione di invalidità solo per gli invalidi al 100% ha escluso tutti coloro che hanno una percentuale compresa tra il 74% e il 99%. Una scelta aspramente criticata perché non ha fatto altro che generare, secondo le associazioni di categoria, una «lotta tra poveri» stabilendo di fatto l’esistenza di «invalidi di Serie A e di Serie B».

La speranza è che si metta subito mano alla vicenda, senza perdere altro tempo. Erano d’altronde anni che si chiedeva l’aumento delle pensioni di invalidità e solo dopo quasi un ventennio, grazie alla sentenza della Corte Costituzionale del 23 giugno 2020, il governo è stato costretto a recepire l’indicazione e rendere attuativo il cosiddetto «incremento al milione». (Se hai dei dubbi su questo tema entra nel gruppo facebook di TheWam; se ti interessa il tema delle pensioni, abbiamo un gruppo dedicato).

Pensione di invalidità aumento: le restrizioni di reddito

I requisiti per accedere all’incremento della pensione di invalidità parlano chiaro e sono citati nella Legge n. 488/2001:

«a) il beneficiario non possieda redditi propri su base annua pari o superiori a 6.713,98* euro;

b) il beneficiario non possieda, se coniugato e non effettivamente e legalmente separato, redditi propri per un importo annuo pari o superiore a 6.713,98* euro, nè redditi, cumulati con quello del coniuge, per un importo annuo pari o superiore a 6.713,98 euro incrementati dell’importo annuo dell’assegno sociale».

*dal 2020 l'importo annuo è salito a 8.469,63, ndr

Naturalmente, questa restrizione ha provocato una reazione molto forte da parte della comunità di invalidi, che ha ritenuto inaccettabile conteggiare anche il reddito del coniuge. Infatti, la disabilità ha carattere strettamente personale ed è ingiusto (e forse anche immorale) limitare l’indipendenza economica di una persona invalida. (Qui trovi il link al nostro canale youtube con le video-guide; qui invece la pagina riservata ai concorsi).

Pensione di invalidità aumento: ambuiguità legislative

C’è però un evidente corto-circuito legislativo, infatti lo Stato contraddice se stesso. La sentenza 28712/2013 della Corte di Cassazione ricorda infatti che per l’accesso alla pensione di invalidità va considerato soltanto il reddito individuale. Si fa riferimento al Decreto Legge n. 76 del 28 giugno 2013 (poi convertito nella Legge n. 99/2013) che dice in modo netto:

«Il limite di reddito per il diritto alla pensione di inabilità in favore dei mutilati e degli invalidi civili, di cui all’articolo 12 della legge 30 marzo 1971, n. 118, è calcolato con riferimento al reddito agli effetti dell’IRPEF con esclusione del reddito percepito da altri componenti del nucleo familiare di cui il soggetto interessato fa parte».

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A questo punto è infatti evidente l’ambiguità normativa che andrebbe al più presto chiarita, facendo ragionevolmente prevalere la scelta di considerare unicamente il reddito individuale.

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