Pensioni e aspettativa di vita: come calcolare gli aumenti

Pensioni e aspettativa di vita: come si calcola l'adeguamento della speranza di vita sulle pensioni? A che età si va in pensione nel 2023? E in futuro?

Carmine Roca è un giornalista esperto in pensioni e fisco.
Conoscilo meglio

5' di lettura

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Indice

Pensioni e aspettativa di vita: cos’è la speranza di vita?

L’innalzamento dei requisiti anagrafici e contributivi per l’accesso alla pensione tiene conto della speranza di vita (o aspettativa di vita).

La speranza di vita è un indicatore statistico che esprime il numero medio di anni della vita di un essere vivente, all’interno della popolazione indicizzata. Più si allunga l’aspettativa di vita, più si innalzano i requisiti anagrafici e contributivi per andare in pensione.

Attualmente, la speranza di vita a livello globale è di circa 73 anni. Le donne vivono, mediamente, quasi 5 anni più degli uomini, in quasi tutti i Paesi del mondo.

L’aumento della speranza di vita, dunque, comporta un incremento dell’età minima per andare in pensione, senza provocare un aggravio della spesa pubblica per la previdenza sociale.

Nel 2023, i limiti minimi anagrafici per andare in pensione sono i seguenti:

  • pensione di vecchiaia (67 anni);
  • Quota 103 (62 anni);
  • Quota 102, per chi ha maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2022 (64 anni);
  • Opzione Donna (60 anni, con “sconto” di 1-2 anni in base ai figli);
  • Ape Sociale (63 anni);
  • Pensione per lavori usuranti (61 anni e 7 mesi);
  • Contratto di espansione e assegno straordinario (62 anni);
  • Isopensione (57 anni).

Non sono previsti limiti anagrafici per accedere a queste pensioni:

  • pensione anticipata ordinaria;
  • Quota 41 per lavoratori precoci.

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Pensioni e aspettativa di vita: come avvengono gli adeguamenti

La legge 122 del 2010 ha previsto, a partire dal 1° gennaio 2013, un innalzamento progressivo dei requisiti per l’accesso alla pensione.

Successivamente, la riforma Fornero (art. 24, comma 12 della legge numero 214 del 2011) ha previsto che i requisiti anagrafici e contributivi per l’accesso alle varie tipologie di pensione, siano adeguati alla speranza di vita.

Da allora sono stati attuati 3 adeguamenti alla speranza di vita:

Non si è applicato alcun adeguamento per il biennio 2021-2022 e per il biennio 2023-2024, a causa del Covid che ha rallentato la speranza di vita.

Pensioni e aspettative di vita
Pensioni e aspettativa di vita: in foto una donna studia alcuni grafici e fa dei calcoli con la calcolatrice.

Pensioni e aspettativa di vita: come si calcolano gli aumenti?

Ma come si calcolano gli aumenti delle pensioni e aspettativa di vita? Il sistema di adeguamento è automatico e basato sull’indicatore statistico che l’ISTAT elabora ogni 2 anni.

Inizialmente, prima della riforma Monti-Fornero, era previsto un adeguamento delle pensioni alle aspettative di vita a cadenza triennale.

Facciamo un esempio: se con l’ultima rivelazione ISTAT dovesse verificarsi un aumento della speranza di vita di 6 mesi, rispetto all’ultima rivelazione, automaticamente verrà innalzato il limite anagrafico per l’accesso alla pensione.

Ad esempio, fino al 31 dicembre 2024 i requisiti anagrafici e contributivi per accedere alla pensione di vecchiaia rimarranno invariati (67 anni di età e 20 anni di contributi). Se dovesse aumentare di 6 mesi la speranza di vita, si andrebbe in pensione con 67 anni e 6 mesi di età a partire dal 1° gennaio 2025.

Per quanto riguarda la pensione anticipata ordinaria (42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini; un anno in meno per le donne), il requisito contributivo rimarrà in vigore fino al 31 dicembre 2026, come disposto dagli articoli 15 e 17 del decreto legge numero 4 del 2019.

Fino al 2025, invece, non varieranno i requisiti contributivi e anagrafici per le pensioni legate a lavori gravosi o usuranti e notturni. Lo dispone l’articolo 1, co. 206 della legge 232 del 2016.

Invece, l’articolo 1, comma 146 della legge 205 del 2017 ha previsto la dispensa dell’adeguamento del 1° gennaio 2019 nei confronti delle 15 categorie professionali rientranti nelle mansioni gravose e per i lavoratori impiegati in mansioni usuranti e notturne.

Ma solo per coloro che hanno maturato almeno 30 anni di contributi e non risultano beneficiari dell’Ape Sociale.

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