Pensioni minime, nuovo aumento da febbraio

Pensioni minime, nuovo aumento da febbraio: scatta la rivalutazione straordinaria all’inflazione. Un incremento che sarà dell’1,5 per cento, mentre per il prossimo anno è previsto del 2,7 per cento. Due misure che dovrebbero aiutare le persone che ricevono importi più bassi e contrastare gli effetti dell’inflazione.

5' di lettura

Per le pensioni minime da febbraio dovrebbe essere aggiornato il riconoscimento della rivalutazione straordinaria. (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Si tratta di un adeguamento ulteriore e temporaneo che dovrebbe consentire a chi riceve importi pensionistici più bassi di contrastare meglio l’inflazione e il conseguente caro vita.

Non è un incremento rilevante. Ma è pur sempre qualcosa. Questa rivalutazione straordinaria sarà attiva per due anni:

  • 1,5 punti percentuali per l’anno 2023  (con deroga per gli over 75, poi spieghiamo meglio);
  • 2,7 punti percentuali per l’anno 2024

L’aumento riguarda il trattamento complessivo lordo per tutte le mensilità da gennaio 2023 a dicembre 2024. Ovviamente inclusa anche la tredicesima.

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In termini concreti questa rivalutazione straordinaria (che si aggiunge a quella già riconosciuta del 7,3 per cento) determina questi importi:

  • 570 euro  nel 2023;
  • 580 euro nel 2024.

Su questo argomento puoi anche leggere un post che spiega perché e per chi gli aumenti delle pensioni previsti a febbraio slittano a marzo;  c’è un altro articolo che spiega chi potrà andare in pensione con 20 anni di contributi nel 2023; e infine un focus sulla pensione complementare: vediamo come funziona.

Pensioni minime, over 75

Per i pensionati che hanno più di 75 anni è scattata una rivalutazione ulteriore: il 6,4 per cento invece del previsto 1,5 per cento. Che si aggiunge all’indicizzazione del 7,3 per cento (come abbiamo visto applicata a tutti gli assegni che non superano di 4 volte il minimo).

Questa maggiorazione aggiuntiva fa salire l’importo a 597,3 euro mensili. I famosi 600 euro che erano stati promessi da una parte della maggioranza di governo.

Questo incremento ulteriore comporterà una spesa per il sistema di previdenza di circa 270 milioni.

Bisogna ricordare che questo aumento straordinario non inciderà sul riconoscimento delle prestazioni che sono legate al reddito e riconosciute ai pensionati.

Pensioni minime, aumenti: qualche esempio

Per essere più chiari ricorriamo a qualche esempio pratico.

I contribuenti che hanno una pensione non superiore al trattamento minimo (525,38 euro) potranno beneficiare di una rivalutazione straordinaria dell’1,5 per cento, che porterà quindi l’assegno pensionistico a 572 euro. Questo aumento sarà valido per tutto l’anno, inclusa la tredicesima. In pratica una rivalutazione annua pari al 120 per cento rispetto all’inflazione.

Per i pensionati che hanno un’età pari o superiore ai 75 anni, l’incremento sarà del 6.4 per cento. In questo caso si può raggiungere una cifra molto prossima ai 600 euro al mese (e ricordiamo: non avrà nessuna conseguenza per le prestazioni che sono collegate al reddito).

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Pensioni minime, aumenti: la norma

È opportuno ricordare che l’integrazione al trattamento minimo è stata introdotta dall’articolo 6 della legge numero 638 del 1983. Tutela tutti i pensionati che sono al di sotto di un determinato livello di reddito. Quelli, per intenderci, che ricevono un assegno pensionistico insufficiente per garantire una vita dignitosa, al di sotto quindi di quello che viene ritenuto il minimo vitale.

Proprio per questo motivo l’importo delle pensioni minime viene incrementato fino a raggiungere una somma stabilita ogni anno. 

Nel 2022 era di 525,38 euro al mese.

Pensioni minime, aumenti per 5,5 milioni di persone

I pensionati interessati da questi aumenti sono 5,5 milioni. Per questo l’esborso complessivo per le casse della previdenza sarà di circa 270 milioni di euro.

C’è un dato che ci aiuta a capire l’importanza della rivalutazione, soprattutto per le pensioni più basse.

In una simulazione effettuata dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio tra il giugno del 2021 e il dicembre del 2022, l’inflazione ha aumentato la spesa media delle famiglie del 5,4 per cento. Senza le politiche di sostegno che sono state adottate (dal governo Draghi e successivamente da quello guidato da Meloni), l’impatto sarebbe stato molto più rilevante, arrivando a toccare il 9 per cento.

Pensioni minime, aumenti transitori

Lo abbiamo già accennato, ma è utile ricordarlo. L’articolo 58, comma 2, del disegno di legge di Bilancio 2023, stabilisce che gli incrementi straordinari al trattamento minimo saranno transitori, ovvero validi solo per il 2023 e il 2024.

Il Dossier dei Servizi Studi di Camera e Senato ha anche precisato che l’aumento sarà dell’1,5 per cento nel 2023 e del 2,7 per cento nel 2024.

Ma la seconda percentuale non si somma alla prima. Infatti l’incremento del 2,4 per cento si applica sulla base di calcolo al netto del primo incremento.

Ovviamente però sul primo incremento bisognerà sempre considerare l’adeguamento riconosciuto con la perequazione automatica.

Nell’immagine simbolica un gruppo di pensionati è seduto su una pila di monete in bilico

Pensioni minime, quelle che superano la soglia

Cosa succede alle pensioni minime che superano di poco la soglia per avere diritto agli incrementi straordinari? In questo caso l’aumento transitorio si applica solo sulla parte che rientra nel trattamento minimo.

Bisogna ricordare comunque che nel 2024 la percentuale di rivalutazione aggiuntiva a quella segnalata dal dato dell’inflazione sarà uniforme per tutti i pensionati che ricevono un trattamento minimo (quindi anche per gli over 75). Ed è stata stabilita con una percentuale del 2,7.

La speranza è che nel frattempo, quindi entro la fine del 2024, la corsa al rialzo dei prezzi si sia fermata o abbia rallentato in modo consistente.

L’obiettivo è quello di riportare l’inflazione al 2 per cento, un dato che secondo tutti gli esperti, segnala anche lo stato di salute dell’economia.

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