Pensioni, nessuna riforma: e ora cosa succede?

Pensioni, nessuna riforma nella bozza del Recovery Plan rilasciata dal governo: salta Quota 100, ma non sarà sostituita da nessun'altra misura. Ci sarà una attenzione per i lavori usuranti e per i lavoratori fragili, che potrebbero accedere all'Ape Sociale. Resta a sorpresa Opzione Donna. Tutte le ipotesi in campo.

4' di lettura

Non c’è traccia di riforma delle pensioni nella bozza del Recovery Plan diffusa ieri dal governo. Zero, neppure un accenno. Mentre è ufficiale la fine dell’esperimento Quota 100, che non è piaciuto neppure ai lavoratori (ha aderito meno del 50% degli aventi diritto), mentre resta ancora in vigore Opzione donna, che pure sembrava in bilico.

Nelle 300 e passa pagine del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), non si fa un accenno, che sia uno, a nuovi meccanismi che possano accompagnare alla pensione i nati negli anni ’60, i figli del baby boom (con un imminente boom pensioni…).

E ora, cosa succede? Quali trattamenti pensionistici restano in vigore? E chi aveva intenzione di approfittare dell’uscita offerta con Quota 100?

Procediamo con ordine.

Chi ha ancora diritto a Quota 100

Partiamo proprio dalla questione Quota 100. Come previsto il governo ha deciso di sopprimerla. Ma chi ha raggiunto i requisiti necessari (62 anni e 38 di contributi), entro il 31 dicembre del 2021 può ancora presentare la domanda. Potrà farlo anche nei prossimi anni.

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L’azzeramento è solo per chi raggiungerà i requisiti necessari dopo il 31 dicembre di quest’anno.

E Quota 102 e 92?

Al momento non c’è traccia neppure di Quota 102 (64 anni e 38 di contributi), o di Quota 92 (62 anni e 30 di contributi, solo con il calcolo contributivo), che pure erano sembrate le ipotesi più accreditate a sostituire la misura voluta dalla Lega e adottata dal primo governo Conte.

È probabile che l’Unione Europea abbia avuto un peso in questa decisione. L’Ue ci chiede di adottare pienamente la riforma Fornero per ridurre il peso delle pensioni sulla spesa pubblica.

Niente riforme, uscite selettive

Non ci sarà comunque una riforma universale (tipo Quota 100). Il governo ha già fatto sapere, e sulla stessa linea c’è anche il presidente dell’Inps, Tridico, che valuterà invece delle uscite selettive per determinate categorie.

In particolare i lavoratori impegnati in attività usuranti. Già oggi possono andare in pensione a 61 anni e 7 mesi di età con 36 anni di contribuzione.

Al momento vi rientrano:

  • minatori
  • lavoratori notturni
  • addetti alla linea catena (catene di montaggio)
  • conducenti dei veicoli pesanti nei servizi pubblici

Si sta ora discutendo in Parlamento per inserire in questa lista anche i lavoratori del settore edile.

Pensioni, lavoratori fragili

Una uscita selettiva dovrebbe essere assicurata ai lavoratori fragili, quelli in particolare che soffrono di determinate patologie.

Anche per questo, rientrano nella stessa fascia, l’Ape Sociale sarà quasi sicuramente rinnovata. L’Ape Sociale per chi non lo sapesse traghetta con un reddito lordo di massimo 1.500 euro i lavoratori verso la pensione di vecchiaia.

È attualmente disponibile per i disoccupati (che hanno esaurito la Naspi), i caregivers, gli invalidi civili e gli addetti alle mansioni gravose (operai agricoli, pescatori, insegnanti dell’infanzia, siderurgici, addetti alle pulizie e altre categorie).

Potrebbe essere estesa, come detto, anche ai lavoratori fragili. Ma bisognerà ancora valutare quali saranno i requisiti richiesti.

Opzione donna confermata

Sembrava destinata ad essere accantonata nella soffitta delle riforme fallite insieme a Quota 100, ma Opzione Donna sembra aver conquistato una insperata conferma. Prevede l’accesso alla pensione per le donne di 58, 59 anni con 35 di contributi (tutti calcolati con il contributivo).

Non ha avuto un gran successo perché chi ha maturato diritti anche con il retributivo (prima del 1996), forse l’ha ritenuta troppo penalizzante.

Gli esodi incentivati

Si punterà al contrario a rafforzare gli esodi incentivati, con accordi aziendali, come il contratto di espansione (che scade alla fine del 2021) e gli assegni straordinari di solidarietà.

Tutte misure che sono state utilizzate e che non hanno costi gravosi per le casse dello Stato.

I sindacati hanno sollecitato l’adozione di quota 41, ora supportata anche dal leghisti orfani di quota 100. Prevede l’uscita a qualsiasi età per chi ha maturato almeno 41 anni di contributi.

Ma anche questa proposta di riforma non è stata presa in considerazione dal governo nella bozza che è stata rilasciata ieri.

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