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Home / Bonus e Incentivi » Contributi per famiglie » Pensioni » Previdenza e Invalidità » Reddito di cittadinanza / Pensioni, cosa cambia col Decreto del 1° maggio

Pensioni, cosa cambia col Decreto del 1° maggio

Pensioni con il Decreto del 1° maggio: dall'Assegno di inclusione alla proroga del contratto di espansione. Ecco le novità introdotte dal Decreto Lavoro.

di Carmine Roca

Maggio 2023

Come cambiano le pensioni con il Decreto del 1° maggio? Vediamolo insieme in questo approfondimento (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sul Reddito di Cittadinanza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Indice

Pensioni con il Decreto del 1° maggio: quali novità?

Il testo del Decreto Lavoro è stato approvato dal Consiglio dei Ministri tenuto straordinariamente nel giorno della Festa dei lavoratori.

Primo maggio di lavoro per il governo Meloni e per le altre forze politiche: definito il futuro del Reddito di cittadinanza, ufficializzati gli aumenti degli stipendi attraverso il taglio del cuneo fiscale e non sono mancate novità sul tema pensioni.

Come cambiano le pensioni con il Decreto del 1° maggio? La riforma delle pensioni è ferma al palo per gli alti costi da affrontare (si va verso la proroga di Quota 103 per il 2024).

Le uniche modifiche riguardano il contratto di espansione, in scadenza al 31 dicembre 2023 e prorogato di due anni, fino al 31 dicembre 2025 e l’introduzione dell’Assegno di inclusione, che sostituirà Reddito e Pensione di cittadinanza a partire dal 1° gennaio 2024.

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Pensioni con il Decreto del 1° maggio: contratto di espansione

Prorogato il contratto di espansione. La misura consente l’uscita dal mondo del lavoro fino a 5 anni prima della maturazione dei requisiti anagrafici e contributivi, nell’ambito di un processo di riorganizzazione e reindustrializzazione delle imprese.

Nel testo del Decreto Lavoro è descritta la possibilità per le imprese con oltre mille dipendenti, in relazione ai contratti di espansione di gruppo stipulati entro il 2022, di rimodulare le cessazioni dei rapporti di lavoro attraverso un accordo integrativo in sede ministeriale per favorire l’accesso allo scivolo pensionistico entro un anno dal termine originario del contratto di espansione.

Il contratto di espansione, la cui proroga era stata inserita nel decreto Milleproroghe (articolo 9, comma 1, lettera a), originariamente era riservata ai dipendenti di aziende con oltre 250 dipendenti. Successivamente la soglia è stata abbassata a 50 dipendenti.

Possono accedervi i dipendenti di aziende che entro 5 anni (60 mesi) dalla domanda matureranno il diritto alla pensione di vecchiaia, o che abbiano maturato il requisito minimo contributivo, o anticipata (articolo 24, comma 10 del decreto legge numero 201 del 6 dicembre 2011, convertito dalla legge 214 del 22 dicembre 2011).

Per fare un esempio: possono accedere al contratto di espansione i dipendenti di aziende con 62 anni di età (e almeno 15 anni di contributi) o chi entro 5 anni raggiunge il requisito contributivo per la pensione anticipata (42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini; un anno in meno per le donne).

Se in possesso dei requisiti richiesti, il lavoratore può usufruire dell’accompagnamento alla pensione per gli anni che lo separano dalla pensione, tramite:

Pensioni con il Decreto del 1° maggio: importo contratto di espansione

A quanto ammonta l’importo del contratto di espansione? Ai dipendenti che risolvono consensualmente il contratto, il datore di lavoro (l’azienda) riconosce un’indennità mensile (Naspi compresa, se spetta), fino alla prima decorrenza utile della pensione di vecchiaia.

Se il dipendente dovesse avere diritto alla pensione anticipata, prima della pensione anticipata, l’azienda ha l’obbligo di versargli i contributi utili al conseguimento del diritto.

I contributi subiscono una riduzione di importo pari alla contribuzione figurativa prevista dalla Naspi, ma non oltre i 24 mesi.

Come spiegato dall’articolo 41, comma 5 dell’INPS, l’importo dell’indennità è pari all’importo della pensione lorda maturata dal lavoratore al momento in cui avviene la cessazione del rapporto di lavoro.

La decorrenza è praticamente immediata e scatta dal primo giorno del mese successivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, a prescindere dalla data in cui viene presentata la domanda per il contratto di espansione.

L’indennità smette di essere erogata nel momento in cui il lavoratore compie gli anni per la pensione di vecchiaia o matura i requisiti per la pensione anticipata.

Pensioni con il Decreto del 1° maggio
Pensioni con il Decreto del 1° maggio: in foto il Parlamento italiano.

Pensioni con il Decreto del 1° maggio: l’Assegno di inclusione

L’altra novità per pensioni con il Decreto del 1° maggio riguarda il via libera all’Assegno di inclusione, la misura anti-povertà che sostituirà il Reddito e la Pensione di cittadinanza dal 1° gennaio 2024.

Potranno beneficiarvi i nuclei familiari in difficoltà economiche (ISEE pari o inferiore a 9.360 euro e reddito familiare fino a 6.000 euro) con al loro interno almeno un disabile, un minore o un ultrasessantenne (60 o più anni di età).

L’importo dell’Assegno di inclusione è di 500 euro, più la quota di affitto (massimo 250 euro) per i nuclei familiari che vivono in abitazioni in affitto.

Il valore della misura aumenta se il nucleo familiare è composto interamente da persone con un’età pari o superiore a 67 anni: 630 euro al mese, più 150 euro di contributo d’affitto.

L’Assegno di inclusione spetta per 18 mesi ed è rinnovabile per altri 12 mesi dopo aver rispettato un mese senza sussidio.

Cambia anche la scala equivalenza: acquista un peso rilevante la presenza di un ulteriore componente disabile o non autosufficiente (0,5 punti in più).

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