Pensioni, arriva la previdenza europea. Cos’è?

Pensioni, arriva la previdenza europea: vediamo cos'è il piano individuale che entrerà in vigore dal prossimo 23 agosto. Si tratta del primo esperimento di previdenza europea e quindi “portabile” da un Paese all'altra senza problemi. Le differenze con altri prodotti che sono già sul mercato. E quali sono i vantaggi e le possibili criticità.

5' di lettura

Pensioni, arriva la previdenza europea, si tratta del Pepp, il piani individuale che sarà comune in tutta l’Unione. (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Si parla di previdenza integrativa o anche complementare, il decreto legislativo è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale in applicazione del regolamento europeo numero 1238 del 2019.

Se sei interessato a questi temi potrebbe essere utile un articolo sulla pensione integrativa con Poste Italiane o come immaginare la pensione complementare per avere in futuro un assegno pensionistico simile allo stipendio. C’è anche un pezzo che ti indica quali sono i documenti necessari per andare prima in pensione.

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Pensioni, il Pepp parte il 23 agosto

La previdenza integrativa Europea sarà ufficialmente in vigore a partire dal prossimo 23 agosto.

Vediamo come funziona e su può essere una valida alternativa ai sistemi di previdenza complementare che già esistono.

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Pensioni, la prima previdenza europea

Si tratta comunque della prima misura continentale sulla previdenza. Il piano individuale di previdenza, come accennato, sarà “portabile” in tutti i Paesi che fanno parte dell’Ue.

Il Pepp è un prodotto previdenziale, dunque, l’adesione e la contribuzione sono su base volontaria. Non sarà possibile versare per questa misura il trattamento di fine rapporto, il Tfr.

I Pepp sono nati nel 2017 su proposta della Commissione Europea e dunque si affiancheranno ai fondi pensione aperti, ai fondi pensione negoziali e ai piani individuali pensionistici.

Ma come vedremo ci saranno anche delle differenze.

Pensioni, caratteristiche del Pepp

Questo strumento previdenziale europeo sarà dunque una alternativa ai prodotti che già esistono e che sono previsti nel decreto legislativo numero 252 del 2005.

Alternativo, ma con caratteristiche molto simili, soprattutto in questi punti:

  • contribuzioni;
  • prestazioni;
  • anticipazioni;
  • fiscalità agevolata.

Pensioni, obiettivi del Pepp

L’obiettivo dichiarato di questo strumento è quello di mettere a disposizione di tutti i cittadini Ue di un prodotto pensionistico che è caratterizzato da questi aspetti:

  • la possibilità di essere realizzato e distribuito a un numero molto esteso di operatori:
    • compagnie assicurative;
    • banche;
    • fondi pensione;
    • società d’investimento;
  • regole semplici e predefinite (come il basic Pepp obbligatorio se ci sono offerte con più linee di investimento e la libertà di trasferimento da un intermediario all’altro e da un Paese all’altro dell’Ue).

E in un mondo sempre più globalizzato questa peculiarità potrebbe avere una sua rilevanza, oggi è sempre più frequente (e per i giovani ancora di più) trasferirsi all’estero per lavoro.

Questa previdenza europea supera i confini nazionali, il che significa che è possibile continuare ad accumulare contributi anche se si va a vivere in un altro Paese (sempre dell’Ue).

Pensioni, i versamento del Pepp

Come accennato i contributi vengono versati dagli stessi cittadini o dai datori di lavoro su base volontaria e sono deducibili dal reddito complessivo fino a un massimo di 5,164,57 euro.

Questi contributi alimenteranno un sottoconto italiano che in pratica è la sezione del Pepp in cui finiranno i versamenti del nostro Paese.

Lo strumento consentirà anche di finanziare (sempre con il versamento dei contributi) le posizioni previdenziali delle persone che sono fiscalmente a carico.

Il risultato netto che viene maturato da ogni periodo di imposta dei Pepp è soggetto una imposta sostituiva del 20% (che è la stessa applicata per le altre forme di prevenzione complementare).

Pensioni, tetto massimo di costi

I Pepp prevedono anche, almeno nella versione basic, un tetto massimo di costi che è pari all’1% del capitale accumulato su base annua.

Il versamento dei contributi può continuare anche dopo che è stata raggiunta l’età pensionabile (quella prevista nella gestione obbligatoria di appartenenza), a condizione però che alla data di pensionamento risulti almeno un anno di contribuzione sul sottoconto italiano.

Pensioni, i cittadini avranno diritto

E comunque, al raggiungimento del diritto alla pensione, il cittadino assicurato avrà diritto:

  • alla rendita o alla liquidazione del capitale (fino al 50%) delle somme maturate;
  • sarà anche possibile richiedere un anticipo per la prestazione maturate (per esempio per spese mediche straordinarie o per l’acquisto della prima casa);
  • e la Rita (la rendita integrativa temporanea anticipata).

Pensioni, chi controlla il Pepp

In Italia gli organi competenti per il controllo e la vigilanza sono:

  • Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, per la ricezione della domanda di registrazione dei Pep da parte dei fornitori;
  • Ivass, l’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni per le attività di monitoraggio.

Criticità

L’unico dubbio su questo strumento europeo di previdenza complementare riguarda l’impossibilità di destinare il Tfr, che è un vantaggio evidente per i lavoratori dipendenti che aderiscono ai fondi pensione.

Con il tfr, in pratica, il dipendente costruisce la sua pensione integrativa a costo zero per poi scegliere di aggiungere o meno una contribuzione propria.

Traguardi economici

Il Pepp potrebbe rilanciare, sia in Italia sia in Europa, il mercato della previdenza complementare. I dati rivelano che entro il 2030 i prodotti pensionistici individuali potrebbero valere 2.100 miliardi di euro. Ovvero 700 miliardi più dei 1.400 miliardi che erano previsti senza l’esistenza dei Pepp.

Secondo gli esperti il sistema della previdenza complementare europea è destinato ad avere successo, proprio in conseguenza della maggiore mobilità dei lavoratori. Ma sarà una crescita piuttosto graduale e prenderà piede in modo convincente nel medio-lungo periodo.

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