Pensioni, c’è quota 103: esempi per capirla davvero

Quota 103 è solo l'ultima proposta del nuovo Governo per la riforma delle pensioni: come funziona? Ne parliamo in questo approfondimento.

6' di lettura

Riforma delle pensioni: spunta Quota 103. Come funziona? Ecco alcuni esempi per comprenderla meglio (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Indice

Quota 103: l’ultima proposta del nuovo Governo

La riforma delle pensioni tiene banco e ogni giorno spunta una nuova proposta da parte del Governo appena insediato. Da Quota 41 per tutti a Quota 41 con limite di età, passando per la pensione a 62 anni con 35 di contributi, per Quota 100 e Quota 102 flessibili, fino a Opzione Uomo, senza dimenticare le proroghe di Opzione Donna e dell’Ape Sociale.

Le proposte non mancano, dunque, per scongiurare il ritorno alla Legge Fornero come unica soluzione alternativa alla pensione di vecchiaia. Piuttosto a preoccupare sono i tempi tecnici e le scarse risorse economiche a disposizione.

L’ultima proposta è Quota 103, che permetterebbe l’uscita dal mondo del lavoro con un’età compresa tra i 61 e i 63 anni e tra i 40 e i 42 anni di contributi versati. Che nient’altro sarebbe che la “Quota 41 per tutti” voluta da Matteo Salvini, con l’introduzione del requisito anagrafico.

Il leader della Lega ha confermato la sua proposta: per Quota 103 sarebbe necessaria un’età minima di 62 anni e almeno 41 anni di contributi.

Cosa significa? Che chi ha maturato 41 anni di contributi potrà andare in pensione soltanto se ha già compiuto 62 anni e non con un’età inferiore.

La modifica consentirebbe allo Stato di limitare i costi della misura, rispetto a quelli ipotizzati originariamente per Quota 41 per tutti, senza limiti di età (circa 5 miliardi di euro l’anno).

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Nel video di seguito sono elencate le proposte del governo Meloni per pensioni, reddito di cittadinanza, bonus e tasse.

Quota 103: requisiti ed esempio di calcolo dell’assegno

Una volta spiegati i parametri per poter accedere a Quota 103, vediamo insieme quanto si prenderebbe di pensione accedendo a questa nuova misura previdenziale.

Quota 103 (minimo 62 anni di età e 41 anni di contributi) è la nuova proposta del Governo Meloni per evitare il ritorno alla Legge Fornero: senza interventi del nuovo esecutivo, si tornerebbe alla pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi (41 anni e 10 mesi per le donne) come unica alternativa alla pensione di vecchiaia.

Questo perché al 31 dicembre 2022 sono in scadenza sia Opzione Donna (58 o 59 anni di età, se dipendenti o autonome, e 35 di contributi) che l’Ape Sociale (63 anni di età, con un’anzianità contributiva tra i 30 e i 36 anni, se appartenenti a una delle categorie tutelate dallo Stato).

Le due misure, comunque, dovrebbero essere prorogate di almeno un altro anno. Verrà, poi, introdotta una delle misure vagliate dal nuovo Governo. L’ultima proposta, come visto, è una Quota 41 rivisitata e trasformata in Quota 103.

Ma quanto si prenderebbe di pensione con Quota 103? Prendiamo come esempio un lavoratore di 62 anni (età minima per avere accesso alla misura), con 41 anni di contributi versati.

L’importo dell’assegno verrà calcolato con il sistema misto: i contributi versati entro il 31 dicembre 1995 verranno calcolati con il sistema retributivo, quelli maturati dal 1° gennaio 1996 con il sistema contributivo.

Mettiamo il caso che, il nostro lavoratore abbia maturato 15 anni di contributi entro il 1995 e gli altri 26 dal 1996 ad oggi, con una retribuzione media di circa 28.000 euro lordi al mese.

Dovremo calcolare due quote: la prima col sistema retributivo, che tiene conto dell’aliquota del 2% sugli ultimi anni di retribuzione. Quindi il 30% (2% x 15 anni di contributi) di 28.000 euro è 8.400 euro, l’importo della prima quota.

La seconda quota va calcolata col sistema contributivo. Un lavoratore dipendente, per ogni anno di retribuzione, accantona il 33%. Quindi il 33% di 28.000 è 9.240 euro, moltiplicato per 26 anni, ci dà come risultato 240.240 euro, ovvero l’importo del montante contributivo.

Su questo valore incide il coefficiente di trasformazione, che a 62 anni è del 4,770%. Il 4,770% di 240.240 euro è 11.459,45 euro, l’importo della seconda quota. Ora sommiamo le due quote (8.400 e 11.459,45 euro) per avere l’importo lordo di un anno di pensione: 19.859,45 euro. Diviso per 13 mensilità è 1.527 euro lordi al mese, circa 1.200 euro netti di pensione.

Aumentando o abbassando il valore della retribuzione si alzerà o si abbasserà il valore della pensione. Allo stesso tempo, un’età maggiore farebbe alzare l’indice del coefficiente di trasformazione e generare un importo della pensione più alto.

Quota 103
Quota 103: come funziona?

Quota 103 e non solo: le altre proposte del Governo Meloni

Quota 103 è solo una delle proposte avanzate dal nuovo Governo. La prima è stata Quota 41 per tutti, proposta da Matteo Salvini: per avere accesso a questa misura previdenziale sarebbero bastati “solo” 41 anni di contributi, senza limiti di età.

Successivamente è stata avanzata la proposta di Quota 41 per tutti, ma con soglia di età (una sorta di Quota 103), quindi il premier Meloni ha parlato di pensione a 62 anni con 35 di contributi, con una penalizzazione sull’importo dell’assegno per chi esce prima dei 66 anni e un “premio” a chi va in pensione dopo i 66 anni.

Le scorse settimane, inoltre, si è parlato pure di Quota 100 e Quota 102 flessibili. In pratica per accedere a Quota 100 e Quota 102 occorrevano parametri fissi: 62 o 64 anni di età e 38 di contributi. Questo ha provocato una beffa per quei lavoratori che, pur avendo più anni di contributi dei 38 previsti, non avevano l’età per accedervi.

Con la flessibilità delle due misure potrebbe essere consentito – se l’opzione andasse in porto – di andare in pensione con, ad esempio, 61 anni e 39 di contributi o 63 anni e 37 di contributi (Quota 100) oppure con 63 anni e 39 di contributi o 65 anni e 37 di contributi (Quota 102). Insomma: niente parametri fissi, ma variabili.

Infine, mentre si valuta la possibilità di tagliare le pensioni d’oro per finanziare le pensioni minime a 1.000 euro, è al vaglio anche Opzione Uomo: parliamo di una sorta di Opzione Donna per gli uomini, con 58 o 59 anni di età e 35 di contributi. Rimarrebbe il vincolo, penalizzante, del calcolo dell’assegno con il sistema contributivo puro, con tagli sull’importo fino al 30%.

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