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Pensioni, sono i più poveri a pagare i più ricchi

Pensioni, sono i più poveri a pagare i più ricchi: vivono in media tra i tre e in cinque anni di meno, una differenza che continua ad ampliarsi.

di The Wam

Luglio 2021

Pensioni, sono i più poveri a pagare i più ricchi. L’Istat aveva già messo in evidenza un dato: in Italia le persone più istruite vivono in media tre anni di più. Il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, ha tradotto in altri termini questa statistica: sono le persone con pensioni più povere a finanziare quelle dei più ricchi.

Roba da chiamare Robin Hood.

Pensioni, sono i più poveri a pagare i più ricchi non è uno slogan, ma la conclusione di uno studio chiesto proprio dall’Inps, dopo quello dell’Istat (sulle aspettative di vita).

Sono stati selezionati i lavoratori nati tra il 1930 e il 1957. I ricercatori della Bocconi hanno analizzato il loro reddito da lavoro di queste persone e la qualifica ricoperta: operaio, impiegato, dirigente.

I risultati hanno confermato quello che era più di un sospetto. E quindi: pensioni, sono i più poveri a pagare i più ricchi.

Pensioni, sono i poveri a pagare i più ricchi: aspettative di vita

I numeri sono questi: il 20% dei maschi nati tra il 1930 e il 1939, con un reddito più elevato, a 50 anni ha un vantaggio come speranza di vita di 3 anni rispetto al 20% più povero.

Questa differenza nelle aspettative di vita è cresciuta nel corso degli anni.

E infatti, per i nati tra il 1950 e il 1957, quel vantaggio arriva a 4 anni e mezzo.

Un pezzo di vita importante.

Pensioni, sono i più poveri a pagare i più ricchi: lavori duri e usuranti

Del resto, chi ha svolto lavori duri o usuranti ha messo per decenni la sua salute più a repentaglio rispetto a un dirigente. Senza contare che chi ha avuto a disposizione più entrate ha potuto anche curare meglio la sua salute e vivere in condizioni di minor stress e disagio economico..

E infatti, nello studio, si rivela che «gli uomini a più basso reddito e con una qualifica da operaio non solo hanno una attesa di vita inferiore, ma sono esposti a maggiore incertezza rispetto all’effettiva durata della vita».

Pensioni, sono i più poveri a pagare i più ricchi: gap aumentato negli anni

Questo gap, come detto, è cresciuto negli anni.

Tra il 1995 e il 1999 i pensionati che rientrano nel 20% di persone più ricche avevano un vantaggio medio, a 67 anni, di circa un anno rispetto al 20% delle persone che rientrano tra quelle più povere.

Nel 2015/2017 quella differenza è raddoppiata: gli anni sono due.

Il presidente dell’Inps arriva a questa conclusione: «Dai dati emerge che i cittadini con le pensioni più basse e che vivono meno a lungo, finanziano i cittadini con le pensioni più alte che vivono più a lungo».

Precisiamo: vivono più a lungo anche perché hanno fatto lavori meno pesanti.

E torniamo all’inizio: pensioni, sono i più poveri a pagare i più ricchi.

Pensioni, sono i più poveri a pagare i più ricchi: il covid ha peggiorato le cose

Ma non solo. Con la pandemia queste differenze sono diventate ancora più grandi.

«Le diseguaglianze si sono acuite con il Covid – si legge nel rapporto Istat -. Il virus ha avuto un maggiore impatto sulle persone con un basso titolo di studio, non necessariamente anziane».

«Condizioni socio economiche svantaggiate – continua l’Istat – hanno esposto le persone a una maggiore probabilità di vivere in alloggi piccoli e sovraffollati, riducendo la possibilità di adottare misure di distanziamento sociale».

Ma non solo: «La maggiore prevalenza in questa fascia di popolazione di malattie croniche, tra cui quelle cardiovascolari, l’obesità e il diabete, ha contribuito ad ampliare le diseguaglianze legate all’infezione da covid».

Come dire, ci mancava solo il covid.

Pensioni, sono i più poveri a pagare i più ricchi: cambiare i coefficienti di calcolo

Per l’Inps queste differenze dovrebbero essere considerate nei coefficienti utilizzati per il calcolo della pensione con il metodo contributivo.

Oggi, invece, quel coefficiente è uguale per tutti: dal dirigente che ha vissuto in ufficio all’operaio che ha trascorso 30 e più anni a due metri da un altoforno.

Non a caso se ne parla ora, a pochi mesi dall’approvazione della riforma delle pensioni. Immaginare di inserire un coefficiente diverso per chi ha fatto lavori duri e usuranti potrebbe essere giusto e auspicabile, anche per ridurre quel gap che è davvero preoccupante.

La consapevolezza che per le pensioni sono i poveri a pagare i più ricchi segnala che forse nel nostro modello di previdenza sociale qualcosa si è inceppato e non funziona più.

Ma già il fatto che a sollevare la questione sia stato il presidente dell’Inps è un buon segnale.

Intanto però non se sente la voce dei sindacati…

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