Perché venerdì 17 porta sfortuna?

Perché venerdì 17 porta sfortuna? Le origini della Eptacaidecafobia, la paura del 17, e dove invece questo giorno è sinonimo di buona sorte



2' di lettura

Perché venerdì 17 porta sfortuna? L’Eptacaidecafobia, la paura del numero 17, ha origini molto antiche: si incrocia sia con la cultura pagana che con quella cristiana. A questo giorno sono associate diverse date “funeste”.

Perché venerdì 17 porta sfortuna

Per i cristiani Gesù sarebbe morto proprio di Venerdì santo, dopo una dolorosa agonia sulla croce, perciò questa giornata ha una connotazione profondamente negativa. Rappresenta, infatti, il momento di massimo dolore per chi ha fede. E non è tutto: il diluvio universale, con il quale Dio volle punire l’umanità, era iniziato proprio di diciassette. Insomma, presupposti non proprio felici.

Il venerdì 17 nella cultura Grecia

L’origine della sfortuna, associata al numero 17, ha radici che affondano nell’antica Grecia. Dove, per chi apparteneva al credo pitagorico, questo numero era da evitare poiché si trovava fra il 16 e il 18, considerate cifre perfette.

Per gli antichi Greci, infatti, il 16 e il 18 erano gli unici numeri rappresentati su superfici di quadrilateri dove il perimetro (somma dei lati) era uguale all’area (16 = 4×4 = 4+4+4+4 e 18 = 3×6 = 3+3+6+6 )

I romani e il numero 17

I Romani andavano poco d’accordo con il numero 17. Un epitaffio diffuso sulle tombe dei defunti era VIXI, letteralmente “ho vissuto”, che è l’anagramma del 17. Nel medioevo, spesso, l’iscrizione veniva confusa proprio con il numero sfortunato. Inoltre la diciassettesima era una delle tre legioni romane spazzate via dai Germani nella battaglia di Teutoburgo, quando i barbari guidati da Arminio inflissero all’esercito latino una cocente sconfitta.

Il numero 17 nella cabala

Nella Cabala, che studia l’interpretazione segreta della Bibbia, il numero 17 è invece una cifra estremamente positiva per la somma delle lettere ebraiche  têt (9) + waw (6) + bêth (2), che lette nell’ordine danno la parola tôv che significa “buono, bene”.

Il numero tredici

Le superstizioni legate ai numeri sono antichissime e non riguardano solo l’Italia. Per molti Paesi anglosassoni, per esempio, la sfortuna è associata al numero 13. I motivi affondano nella mitologia scandinava.

Dove il numero era associato al tredicesimo semidio, Loki, che si dimostrò spesso crudele con gli esseri umani. Inoltre il 13 è associato al tredicesimo apostolo, Giuda, che in cambio di trenta denari consegnò Gesù ai romani. Secondo alcuni racconti, Filippo di Macedonia, padre del futuro Alessandro Magno, sarebbe stato assassinato dopo aver fatto erigere una sua statua accanto a quella di dodici dei dell’Olimpo.

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