Perdomo: l’uruguaiano che giocava peggio del cane di Boskov

Compie gli anni José Perdomo, centrocampista uruguaiano transitato per il Genoa nella stagione 1989-1990. Fortemente voluto da Franco Scoglio assieme ai connazionali Paz e Aguilera, Perdomo disattese le aspettative e subì gli sfottò dei tifosi genoani e di Vujadin Boskov: celebre la sua battuta prima di un derby con la Sampdoria.

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La breve e dimenticabile esperienza di Josè Perdomo al Genoa fu irrimediabilmente segnata dall’ironia di Vujadin Boskov, che da tecnico della Sampdoria, alla vigilia del derby, si lasciò andare a una battuta che ancora strappa un sorriso a distanza di 31 anni: “Se sciolgo il mio cane, gioca meglio di Perdomo”, pronunciò senza freni l’allenatore jugoslavo, che poi nel tentativo di spiegare meglio il suo concetto, finì per aggravare la situazione: “Io non dire che Perdomo giocare come mio cane, ma che lui potere giocare a calcio solo in parco di mia villa col mio cane”.

Ecco, chiaro no? La faccenda si risolse con un deferimento al Procuratore Federale, una multa per diffamazione e una sanzione applicata dalla Sampdoria. Andò peggio a Perdomo, che lasciò subito l’Italia senza più tornare ai fasti vissuti prima dell’arrivo in Liguria.

Scoglio lo volle al Genoa

José Batlle Perdomo Texeira è nato a Salto, in Uruguay, il 5 gennaio del 1965. Cresciuto calcisticamente nel Penarol, con cui vinse due campionati (1985 e 1986) e una Copa Libertadores nel 1987. Nello stesso anno alzò al cielo la Copa America con la Nazionale uruguayana, togliendosi lo sfizio di eliminare prima l’Argentina di Maradona padrone di casa e poi di battere il Cile in finale. Due anni dopo, l’Uruguay arrivò secondo cedendo soltanto al Brasile. E grazie alle ottime performance con la maglia del Penarol e con quella “Celeste”, Perdomo fu ingaggiato dal Genoa nell’estate del 1989, fortemente voluto dal compianto Franco Scoglio, grande appassionato di calcio sudamericano.

Josè Perdomo centrocampista uruguaiano del Genoa

“E’ il migliore volante central al mondo”, disse Scoglio con estrema soddisfazione. In quella sessione di mercato, oltre al “volante central” che avrebbe dovuto incanalare il gioco del Genoa e, magari, inquadrare la porta con bordate della distanza, il Genoa si assicurò pure il centrocampista Ruben Paz dal Racing Club e l’attaccante Carlos Aguilera, sempre dal Penarol: dei tre, “El Pato” fu l’unico a brillare, trascinando i grifoni per tre stagioni fino alla doppietta all’Ajax, nella gara di andata della semifinale di Coppa Uefa del 1992.

Preso in giro dai tifosi genoani

Andò male, molto male a Perdomo, che totalizzò comunque 25 presenze in Serie A, senza mai andare oltre una sufficienza striminzita, beccando tanti voti bassi in pagella e parecchi rimproveri dalle gradinate. Per lui i tifosi del Genoa coniarono un celebre striscione: Si scrive Perdomo, si legge Perdemmu (perdiamo in dialetto genovese). Troppo lento per reggere il ritmo del calcio italiano e decisamente troppo aggressivo e falloso, durò il tempo di una stagione: poi fu ceduto al Coventry e da qui si trasferì al Betis, in Spagna, mentre il Genoa iniziava a incantare in Italia e in Europa senza di lui e senza Paz.

Di Perdomo si tornò a parlare bene soltanto al ritorno in Sudamerica. Con il Gimnasia La Plata segnò un gran gol su punizione contro l’Estudiantes, che passò alla storia come il “gol del terremoto”, dal momento che le vibrazioni scaturite dall’esultanza dei tifosi del Gimnasia furono registrate dall’Osservatorio di La Plata. Perdomo smise di giocare a soli 30 anni, acciaccato dagli infortuni. Di lui si ricordano ancora le aspettative disattese e le parole di Boskov, che segnarono irrimediabilmente la breve e dimenticabile esperienza italiana.

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