Permessi Legge 104: possibile l’assistenza a distanza

Permessi Legge 104: possibile l'assistenza a distanza, lo ha decretato una ordinanza della Cassazione, vediamo quando e perché. I giudici hanno analizzato il caso di una dipendente che era stata licenziata perché si era recata solo 20 minuti dal familiare con disabilità e poi aveva fatto ritorno nella sua abitazione restando disponibile per ogni necessità. I magistrati le hanno dato ragione e disposto il reintegro immediato.

12' di lettura

Permessi Legge 104: possibile l’assistenza a distanza. La presenza o meno h24 di un lavoratore che usufruisce dei permessi legge104 per accudire un familiare con disabilità è fonte di continui dubbi. (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Anche perché sul punto (la corretta fruizione dei permessi legge 104) si sono accavallate interpretazioni e ordinanze della Cassazione, ma anche messaggi e circolari Inps.

La persona con disabilità sceglie il caregiver

Permessi Legge 104: assistenza a distanza possibile

C’è comunque una decisione della Cassazione, la numero 16939 del 2020 (sotto il testo integrale), che potrebbe mettere la parola fine a dubbi e ambiguità. L’Alta Corte ha stabilito che è possibile fornire l’assistenza a distanza. Ma solo nel caso che il caregiver sia pronto a intervenire qualora si manifestasse una qualsiasi necessità.

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Permessi Legge 104: lavoratrice riassunta

L’Alta Corte ha valutato il caso di una lavoratrice che è stata licenziata per aver abusato, secondo il datore di lavoro, dei permessi retribuiti Legge 104. Obbligando l’azienda a riassumerla versando alla dipendente una indennità uguale alla retribuzione percepita.

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I giudici hanno ritenuto che accudire il familiare con disabilità per venti minuti e poi andare nella propria abitazione disponibili a ritornare dal parente per ogni eventualità, rientra nelle finalità che sono state disposte da chi ha immaginato e varato la Legge 104.

Ovvero non c’è nessuna prescrizione che imponga a chi usufruisce della Legge 104 di trattenersi per l’intera giornata (o almeno durante l’orario di lavoro) nell’abitazione del familiare con disabilità grave.

Permessi Legge 104: comportamenti illegittimi

Per i giudici bisogna ritenere invece del tutto illegittimi altri comportamenti che sono in palese violazione di quanto prevede la Legge 104, come usufruire dei permessi retribuiti per occuparsi di attività personali che nulla hanno a che vedere con la cura e il sostegno al familiare con disabilità o trascorrere dei giorni di vacanza.

In quel caso, hanno sostenuto i giudici, viene tradito il rapporto di fiducia e buona fede tra un datore di lavoro e il dipendente.

Permessi Legge 104: nessun obbligo

Già in altre occasione era stata evidenziata una questione simile: ovvero chi usufruisce dei permessi legge 104 non ha l’obbligo di restare a casa della persona con disabilità. Può utilizzare quel tempo per sbrigare faccende per il parente, che possono essere burocratiche, sanitarie, ma anche semplicemente andare a fare la spesa. Ci deve essere sempre un nesso casuale tra quello che fa il dipendente durante il permesso retribuito e la cura della persona disabile.

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E quindi restare nella propria abitazione e rendersi reperibile in ogni momento soddisfa quel requisito.

Nella sentenza della Cassazione si legge:

«L’assistenza che legittima il beneficio in favore del lavoratore, pur non potendo intendersi esclusiva al punto da impedire a chi la offre di dedicare spazi temporali adeguati alle personali esigenze di vita, deve comunque garantire al familiare disabile in situazione di gravità di cui all’articolo 3 della l. n. 104 del 1992 un intervento assistenziale di carattere permanente, continuativo e globale….solo ove venga a mancare del tutto il nesso causale fra assenza dal lavoro ed assistenza al disabile, si è in presenza di un uso improprio o di un abuso del diritto ovvero di una grave violazione dei doveri di correttezza e buona fede sia nei confronti del datore di lavoro che dell’ente assicurativo che genera la responsabilità del dipendente».

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Permessi Legge 104: cosa sono

Ricordiamo che per ottenere i permessi retribuiti sono necessari alcuni requisiti fondamentali (sia per la persona con disabilità, sia per il familiare che lo assiste):

  • lo stato di handicap in situazione di gravità (articolo 3, comma 3 della legge 104), che deve essere certificato dalla Commissione Medica;
  • essere lavoratori dipendenti (non possono usufruirne: gli autonomi, i parasubordinati, gli addetti ai lavori domestici e gli agricoli se occupati a giornata);
  • la persona con disabilità non deve essere ricoverata a tempo pieno in una struttura sanitaria.

Per l’ultimo punto ci sono delle eccezioni:

  • se la persona con disabilità deve recarsi fuori dalla struttura che lo ospita per visite o terapie (adeguatamente certificate);
  • se i medici della struttura ritengono necessaria la presenza del familiare;
  • se la persona con disabilità è in stato vegetativo o in fin di vita.

Il diritto a fruire dei permessi retribuiti con la Legge 104 spetta a un solo lavoratore dipendente per l’assistenza alla stessa persona con disabilità grave.

L’unica eccezione riguarda le persone con un figlio disabile, in quel caso i permessi sono riconosciuti a entrambi i genitori, ma solo a condizione che siano entrambi dipendenti e ne fruiscano alternativamente.

Se invece il lavoratore deve assistere allo stesso tempo più persone con disabilità grave, può fruire di più permessi per l’assistenza.

Permessi Legge 104: ordinanza integrale

Il testo integrale dell’ordinanza sui permessi 104 e l’assistenza a distanza

Prima sezione civile

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

  • Dott. PETITTI Stefano – Presidente –
  • Dott. MELONI Marina – Consigliere –
  • Dott. PARISE Clotilde – rel. Consigliere –
  • Dott. SCALIA Laura – Consigliere –
  • Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 34603/2018 proposto da:

T.S., rappresentata e difesa dall’avvocato Bianchi Andrea, giusta procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in Roma via del Portoghesi n. 12 che lo

rappresenta e difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2035/2018 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 26/04/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

04/11/2019 dal cons. Dott. PARISE CLOTILDE.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con sentenza n. 2035/2018 depositata il 26-04-2018 la Corte d’Appello di Milano ha respinto l’appello proposto da T.S., cittadina dell’Ucraina, avverso l’ordinanza del Tribunale di Milano che aveva rigettato la sua domanda avente ad oggetto in via gradata il riconoscimento dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e di quella umanitaria. La richiedente riferiva di essere fuggita dall'(OMISSIS) nel 2014 a causa della guerra e della discriminazione sociale che caratterizzavano il suo Paese. La Corte territoriale ha ritenuto che non ricorressero i presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria e del diritto di asilo ex art. 10 Cost., avuto anche riguardo alla situazione generale dell'(OMISSIS) e della regione di provenienza della richiedente -(OMISSIS) -, descritta nella sentenza impugnata.

2. Avverso il suddetto provvedimento, la ricorrente propone ricorso per cassazione, affidato a cinque motivi, nei confronti del Ministero dell’Interno, che si è costituito tardivamente, al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione.

3. Il ricorso è stato fissato per l’adunanza in camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c. e art. 380 bis 1 c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo la ricorrente denuncia “Erronea e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”. Lamenta la mancata indicazione da parte della Corte d’Appello delle fonti internazionali da cui ha tratto le informazioni sulla situazione generale dell'(OMISSIS). Deduce inoltre la ricorrente di provenire dalla citta di (OMISSIS), che si trova nella regione di (OMISSIS), ma a sud-est, ossia a pochi chilometri dalla regione del (OMISSIS) ove sono tuttora in corso conflitti, e non nella parte ovest dell'(OMISSIS), come erroneamente affermato nella sentenza impugnata. Richiama i documenti nn. 3, 4 e 5 prodotti in primo grado, in base ai quali si evince la grave situazione di pericolo a cui ha fatto riferimento la ricorrente nel corso dell’audizione avanti al Tribunale.

2. Con il secondo motivo lamenta “Omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio della domanda D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5”. La ricorrente si duole dell’omesso esame dell’esatto luogo di sua provenienza, desumibile anche dalla mappa geografica prodotta (doc.n. 7), da cui si evince che la città di provenienza della ricorrente non si trova nell’ovest dell'(OMISSIS), ma a pochi chilometri dalla città di (OMISSIS) e dal confine con la (OMISSIS) e vicina alla regione di (OMISSIS), ove è in corso un conflitto armato, come accertato con la sentenza impugnata.

3. Con il terzo motivo lamenta “Erronea e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”. Censura la ricorrente anche la statuizione relativa al diniego della protezione umanitaria e deduce di aver documentalmente dimostrato il suo grave stato di vulnerabilità, richiamando giurisprudenza di merito e quella di questa Corte, anche in ordine alla valutazione del suo inserimento sociale e lavorativo in Italia.

4. Con il quarto motivo lamenta “Omessa motivazione in punto di mancato riconoscimento della protezione umanitaria, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4”. Ad avviso della ricorrente la motivazione relativa al diniego della protezione umanitaria risulta omessa, non avendo la Corte territoriale indicato in base a quali elementi abbia tratto il proprio convincimento. Deduce pertanto che ricorre un vizio insanabile di motivazione, da solo sufficiente per pronunciare l’annullamento della sentenza impugnata.

5. Con il quinto motivo lamenta “Erronea e falsa applicazione degli artt. 2, 23 e 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e degli artt. 1 e 4 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”. Ad avviso della ricorrente, in applicazione delle norme indicate in rubrica, la ricorrente ha in ogni caso diritto al rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, avendo dimostrato di aver intrapreso in Italia un significativo e importante percorso di integrazione sociale, in base, principalmente, al regolare rapporto di lavoro a tempo determinato che ha instaurato in Italia e che ha documentato. Richiama pronunce di merito e di questa Corte, nonchè rimarca che le condizioni di lavoro in (OMISSIS) non sono minimamente comparabili a quelle assicurate nel territorio italiano.

6. I motivi primo e secondo, da esaminarsi congiuntamente per la loro connessione, sono fondati.

6.1. Secondo l’orientamento di questa Corte a cui il Collegio intende dare continuità, in tema di protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2017, ex art. 14, lett. c), il potere-dovere di indagine d’ufficio del giudice circa la situazione generale esistente nel paese d’origine del richiedente, va esercitato dando conto, nel provvedimento emesso, delle fonti informative attinte, in modo da verificarne anche l’aggiornamento (Cass. n. 14283/2019). Inoltre nei giudizi di protezione internazionale e di accertamento del diritto al permesso per motivi umanitari, a fronte del dovere del richiedente di allegare, produrre o dedurre tutti gli elementi e la documentazione necessari a motivare la domanda, la verifica delle condizioni socio-politiche del Paese d’origine del richiedente deve avvenire, mediante integrazione istruttoria officiosa, tramite l’apprezzamento di tutte le informazioni, generali e specifiche di cui si dispone pertinenti al caso, aggiornate al momento dell’adozione della decisione, sicchè il giudice del merito non può limitarsi a valutazioni solo generiche ovvero omettere di individuare le specifiche fonti informative da cui vengono tratte le conclusioni assunte, potendo incorrere in tale ipotesi, la pronuncia, ove impugnata, nel vizio di motivazione apparente (Cass. n. 28990/2018).

6.2. Nel caso di specie, la Corte territoriale, quanto alla protezione sussidiaria ai sensi dell’art. 14, lett. c) citato, non ha specificamente indicato le fonti di conoscenza, ma ha escluso la sussistenza di situazioni di confitto armato e violenza indiscriminata in (OMISSIS) e nella zona di provenienza della ricorrente limitandosi a fare riferimento ad “alcune accreditate fonti internazionali”, senza nulla altro precisare circa la provenienza di quell’informazione.

La Corte d’appello ha altresì omesso di verificare quale sia, in base alle risultanze di causa, la città di provenienza della ricorrente e quale sia la situazione, nell’ambito della regione di (OMISSIS), della zona in cui si trova la suddetta città. Dette circostanze, di cui la ricorrente denuncia l’omesso esame e il cui accertamento è riservato ai Giudici di merito, sono astrattamente idonee a rivestire carattere di decisività, se e nella misura in cui, come assume la ricorrente, potrà stabilirsi che la zona è vicina a quella in cui si registrino situazioni rilevanti ai sensi

dell’art. 14, lett. c) citato (regione di (OMISSIS), indicata nella sentenza impugnata come zona interessata da scontri – pag. n. 4-).

La Corte territoriale, pertanto, non si è attenuta ai principi di diritto suesposti e la motivazione della sentenza impugnata non consente di individuare quali siano le precise fonti istituzionali di conoscenza su cui è fondato il percorso argomentativo che ha condotto alla statuizione di rigetto della protezione sussidiaria ex art. 14, lett. c) citato, sicchè ricorrono i vizi di violazione di legge e motivazionali denunciati, nei termini precisati.

7. Alla stregua delle considerazioni che precedono, i primi due motivi di ricorso meritano accoglimento nei sensi di cui si è detto, restando assorbiti gli altri motivi in quanto concernenti il diniego della protezione “minore”, con la cassazione della sentenza impugnata e rinvio alla Corte d’appello di Milano, in diversa composizione, anche per la decisione sulle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo e il secondo motivo di ricorso nei sensi di cui in motivazione, assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’appello di Milano, in diversa composizione, anche per la decisione sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 4 novembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 12 agosto 2020

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