Permessi legge 104, facciamo chiarezza

Permessi legge 104, facciamo chiarezza dopo 30 anni di interpretazioni e sentenze sulla legittima fruizione e gli eventuali abusi. Quali sono i limiti dei controlli, i diritti e i doveri di chi beneficia dei permessi retribuiti, la questione della residenza e della distanza dall'abitazione del familiare da assistere, la scelta del caregiver.

4' di lettura

I permessi legge 104 si sono prestati nel corso degli anni a una serie di interpretazioni che riguardano fruizione e abusi, proviamo a fare chiarezza. (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Chiarezza almeno su alcuni aspetti dei permessi retribuiti che sono stati più dibattuti nelle aule giudiziarie e che hanno avuto nei 30 anni delle legge 104 una serie di precisazioni e aggiustamenti.

I permessi legge 104 vengono concessi al lavoratore disabile o al familiare che assiste un parente con disabilità grave.

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La fruizione è legittima – questo dice la norma – quando «i permessi sono utilizzati per un intervento assistenziale di carattere permanente, continuativo e globale» per assistere una persona con disabilità. Questa assistenza può essere assicurata in orari diversi da quelli di lavoro e non è previsto il requisito della convivenza. Il sito Invaliditaediritti.it ha spiegato cosa succede se non si utilizzano i permessi garantiti dalla Legge 104.

Permessi legge 104: abusi

Un buon numero di sentenze della Cassazione (come la numero 1394 del 22 gennaio 2020 della sezione Lavoro), ha confermato che chi utilizza i permessi per finalità diverse da quella dell’assistenza al familiare commette un abuso.

Come nel caso, valga solo come esempio, di chi nel giorno di permesso retribuito piuttosto che accudire o occuparsi del familiare si organizza per trascorrere una giornata al mare.

Permessi legge 104: parametri elastici

Se tutto questo è vero, in riferimento all’abuso, i giudici hanno però sottolineato che non si deve rendere troppo rigidi i parametri essenziali dell’intervento assistenziale.

In pratica: una persona che usufruisce dei permessi legge 104 deve avere anche la possibilità di prendersi cura dei propri interessi, personali e familiari. Senza dimenticare le indispensabili necessità di recupero e riposo.

La cosa importante è che nel complesso vadano salvaguardate le caratteristiche principali dell’assistenza al familiare con disabilità, che quindi – come dice la legge – deve essere «permanente, continuativo e globale».

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Permessi legge 104: controllo

L’articolo 33 della legge 104, al comma 7, stabilisce che sia l’Inps, sia il datore di lavoro hanno il diritto, se vogliono, di controllare il dipendente che usufruisce di un permesso legge 104. Ovvero, di verificare se si sta effettivamente occupando del familiare con disabilità.

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Ma questo controllo è sempre ammissibile solo se riguarda eventuali illeciti, anche penali, commessi dal lavoratore.

Questo controllo però, non può arrivare a mettere in discussione il tipo di assistenza che viene prestata al familiare disabile. In pratica: non è necessario che il dipendente trascorra un determinato numero di ore a casa del familiare da assistere, potrebbe anche svolgere altre incombenze all’esterno. E quindi risolvere pratiche amministrative, sanitarie o di qualsiasi altro genere.

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Per capirci: la fruizione del permesso legge 104 deve essere elastica e rispondere a criteri individuali.

Permessi legge 104: strumento socio assistenziale

Si è arrivati a questa determinazione dopo una serie di modifiche che sono state adottate alla legge 104 dopo 30 anni dalla sua introduzione.

I permessi conservano la loro natura di strumento di politica socio assistenziale. E valorizzano il ruolo fondamentale delle famiglie nella cura e nell’assistenza di parenti con gravi handicap.

Cura e assistenza che oltre a garantire le relazioni di solidarietà tra persone e generazioni, alleggeriscono lo Stato dall’onere di una tutela capillare delle persone disabili.

Permessi legge 104: i 4 criteri principali

A 30 anni dall’istituzione della Legge 104, dopo una serie non irrilevante di modifiche e numerose pronunce della Cassazione, questi sono i criteri principali che sono stati chiariti dalle ordinanze dei magistrati.

L’assistenza può non essere quotidiana. L’importante è che sia sistematica e adeguata rispetto alle esigenze del familiare con disabilità.

I permessi

I permessi legge 104 vengono concessi al lavoratore dipendente anche se all’interno del nucleo familiare della persona con disabilità ci sono altri parenti che non lavorano e che potrebbero occuparsi del familiare.

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È lo stesso disabile a scegliere chi dovrà assisterlo e quindi usufruire dei permessi retribuiti. Se la persona con handicap grave non è in grado di farlo deciderà per lui l’amministratore di sostegno o il suo tutore legale.

Il diritto ai permessi viene concesso anche ai lavoratori che risiedono in luoghi distanti dall’abitazione dell’assistito. L’importante, anche in questo caso, è che venga assicurata una assistenza sistematica e adeguata, magari con un piano di assistenza che verrà valutato ed eventualmente autorizzato dalle commissioni medico legali.

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