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Permessi Legge 104: solo 20 minuti d’assistenza. Si può fare

Permessi Legge 104: solo 20 minuti d'assistenza possono bastare o si rischia il licenziamento per aver commesso un abuso?

di The Wam

Maggio 2022

Permessi Legge 104: vediamo in questo articolo il caso di una donna che è stata licenziata per abuso del permesso: trascorreva solo 20 minuti dal fratello da assistere. (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Un caso significativo perché chiarisce in modo chiaro quali sono i limiti e i parametri entro i quali può muoversi un lavoratore dipendente che usufruisce dei permessi retribuiti per assistere un familiare con disabilità grave.

Ve lo diciamo subito: la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della donna perché non ha commesso alcun abuso e ritenuto quindi illegittimo il licenziamento.

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Permessi Legge 104, facciamo chiarezza

Permessi Legge 104: la storia

La storia. La donna era stata licenziata da suo datore di lavoro perché dopo aver chiesto di usufruire di un permesso retribuito per trascorrere la vigilia di Natale con il fratello (da assistere) aveva in realtà passato solo 20 minuti a casa del familiare e il resto della giornata nella sua abitazione.

Nel corso del procedimento giudiziario, così rilevano i giudici della Cassazione, era stato accertato:

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Permessi Legge 104: nessun abuso

I giudici dell’Alta Corte hanno ritenuto che la donna non avesse commesso alcun abuso del permesso retribuito perché, richiamando una serie di sentenze analoghe, l’assistenza alla persona con disabilità, non è solo quella prestata in maniera diretta.

L’assistenza può infatti essere connessa anche a servizi che sono utili all’assistito. E quindi per l’acquisto di farmaci, la prenotazione di esami diagnostici, lo svolgimento di commissioni o la gestione di pratiche per il familiare con disabilità.

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Permessi Legge 104: nesso causale

In pratica, hanno scritto i giudici nella sentenza, è sufficiente che ci sia un nesso causale tra l’assenza dal lavoro e l’assistenza del familiare. Se questo nesso viene a mancare del tutto (la persona con disabilità resta sola a casa e il beneficiario del permesso va a mare), si può parlare di un utilizzo improprio o di un abuso del diritto.

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Ricordiamo che l’abuso del diritto comporta una grave violazione dei doveri di correttezza sia nei confronti del datore di lavoro, sua nei confronti dell’Inps. In questo caso è legittimo il licenziamento per giusta causa e il lavoratore può anche avere delle conseguenze di natura penale.

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Permessi Legge 104: dovere di correttezza rispettato

Nel caso della lavoratrice che durante il permesso 104 ha trascorso solo 20 minuti a casa del fratello da assistere, non c’è nessuna “lesione” dei doveri di correttezza e buona fede. È stata infatti provata l’esistenza del rapporto di causalità tra l’assenza dal lavoro e l’assistenza al disabile.

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In pratica – questo il ragionamento dei giudici – l’assistenza era stata comunque fornita dalla lavoratrice durante tutta la mattina di assenza dal lavoro.

Permessi Legge 104: assistenza a distanza

Sarà stata una assistenza a distanza (lei era nella sua abitazione), il che significa che è rimasta a disposizione del familiare per tutta la durata del permesso retribuito.

Significa che per i giudici della Cassazione quel rimanere a disposizione del familiare da assistere e per il quale è stato chiesto il permesso, è pienamente all’interno dei parametri che sono stati disegnati dalla legge 104 e in particolare nelle norme che regolano la fruizione e lo svolgimento dei permessi retribuiti.

Già i giudici della Corte d’Appello avevano ritenuto l’attesa della donna nella sua abitazione dovesse essere considerata una assistenza legittima e rispettosa dei principi di correttezza e buona fede.

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