Permessi studio retribuiti: come funzionano?

Vediamo cosa sono i permessi studio retribuiti, a chi spettano e quale documentazione serve per richiederli.

4' di lettura

Siete dei lavoratori o delle lavoratrici che vogliono completare il proprio percorso di studi lasciato in sospeso? Dovete sapere, allora, che con determinati requisiti si ha il diritto a chiedere dei permessi studio retribuiti che consentono di seguire corsi formativi o esami. Vediamo, quindi, a chi spettano o come richiederli.

Prima di andare avanti, se stai cercando lavoro, dai un’occhiata alla nostra rubrica dedicata al mondo del lavoro.

INDICE:

Permessi studio retribuiti: qual è la normativa?

La legge di riferimento per i permessi studio è la n° 300 del 1970, nella quale, all’articolo 10, è specificato che gli studenti lavoratori, cioè coloro che studiano e parallelamente hanno un rapporto lavorativo attivo, hanno diritto a permessi retribuiti giornalieri. Hanno diritto, inoltre, ad orari che agevolino la frequenza ai corsi e la preparazione degli esami. Aggiungiamo, poi, che la legge specifica che gli studenti lavoratori non hanno obblighi di straordinario.

Questi permessi sono retribuiti, cioè sono pagati in maniera ordinaria, e maturano anche ferie e permessi in busta paga, trattamento di fine rapporto ed eventuali mensilità aggiuntive.

Permessi studio retribuiti

Permessi studio retribuiti: chi può averli?

I lavoratori che hanno diritto a questo trattamento denono essere:

  • iscritti e che frequentino corsi regolari di studio in scuole di istruzione primarie o secondarie (scuola elementare, media e superiore) ed Università;
  • iscritti e che frequentino corsi di qualifica professionale

Le scuole e gli enti che rilasciano attestati di formazione devono essere statali o paritarie legalmente riconosciute ed abilitate al rilascio di titoli di studio legali.

Anche chi è iscritto ad Università telematiche hanno diritto ai permessi retribuiti, sempre a patto che siano legalmente riconosciute e se i corsi siano frequentabili solo negli orari di lavoro.

Permessi studio retribuiti: i vari CCNL

Ogni lavoratore potrà trovare nel proprio CCNL di riferimento delle piccole variazioni, ma in generale è previsto che:

  • Il limite massimo dei permessi per il diritto allo studio è fissato in 150 ore annue individuali, che sono concesse al 3% del personale in servizio a tempo indeterminato.
  • Se un corso ha la durata di 300 ore, ripartite su due anni solari, potrebbero essere concesse anche 300 ore di permesso se, durante il secondo anno, il lavoratore rientri ancora tra i destinatari del beneficio, in base ai criteri di priorità.
  • Se un corso ha la durata di 300 ore, ripartite su due anni solari, potrebbero essere concesse anche 300 ore di permesso se, durante il secondo anno, il lavoratore rientri ancora tra i destinatari del beneficio, in base ai criteri di priorità.

Il lavoratore dovrà richiedere un attestato di frequenza che certifichi che l’orario dei corsi sia concomitante a quello di lavoro. Corsi serali per dipendenti che non fanno turni notturni e telematici frequentabili in differita, non potranno quindi accedere a questo tipo di agevolazioni.

Permessi studio retribuiti: quali tipi di contratto lo prevedono?

Purtroppo i permessi studio retribuiti non spettano indistintamente a tutti i lavoratori dipendenti. Questi devono avere:

  • un contratto a tempo indeterminato full-time
  • un contratto a tempo indeterminato parti-time verticale

I dipendenti a tempo determinato non hanno diritto ai permessi studio, anche se l’articolo 6 del Dlgs n° 368 del 2001 prevede alcune eccezioni. I permessi concessi possono essere sfruttati solo per sostenere le prove d’esame.

Permessi studio retribuiti: che documentazione serve?

I datori di lavoro hanno diritto a richiedere:

  • Indicazione del soggetto erogante la formazione (università, scuola o ente privato)
  • Indicazione delle ore e/o giorni di permesso richiesti per far fronte al corso o alla prova d’esame
  • Attestato di frequenza che certifichi la concomitanza degli stessi con l’orario lavorativo

I datori di lavoro hanno, però, l’obbligo di comunicare preventivamente i documenti che richiederanno al lavoratore preventivamente.

La normativa non prevede un tempo minimo di preavviso nel quale il dipendente debba notificare al datore di lavoro la richiesta di permesso. Quindi sarà il datore di lavoro, nel regolamento aziendale, ad indicare le tempistiche per richiedere l’agevolazione.

Permessi studio retribuiti

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