Petrescu, il frecciarossa del Foggia dei miracoli

Compie gli anni Dan Petrescu, terzino destro rumeno cresciuto nello Steaua Bucarest che divenne grande nel Foggia dei miracoli di Zdenek Zeman: due stagioni, poi il Genoa e il Mondiale del 1994 con la Romania, che estromise l'Argentina orfana di Maradona. Poi i trionfi con il Chelsea di Gullit e Vialli.

Petrescu, il frecciarossa del Foggia dei miracoli
La storia del terzino destro del «Foggia dei miracoli» di Zeman. Dagli inizi in Romania alla carriera da allenatore.
3' di lettura

Bucarest, Foggia, Londra, passando per gli Stati Uniti. La carriera da calciatore del giramondo Dan Petrescu è una lingua d’asfalto, voli intercontinentali da una parte all’altra del globo terracqueo. Di affascinanti soste in Italia e trionfi in Inghilterra.

Quando ha appeso le scarpette al chiodo ha continuato a viaggiare, a conoscere luoghi e culture diverse. Dalla Romania alla Polonia, dalla Russia all’Arabia Saudita, dalla Cina agli Emirati Arabi Uniti. Un globetrotter del pallone sempre in cerca di nuove sfide.

Dalla Steaua a Zemanlandia

Dan Petrescu è nato il 22 dicembre del 1967 a Bucarest, in Romania. Aggregato alla prima squadra dello Steaua, l’anno dopo la conquista della Coppa dei Campioni, nonostante un ruolo non propriamente offensivo (terzino destro), Petrescu riuscirà ad andare a segno 26 volte in 93 presenze spalmate in quattro stagioni, affrontando pure il Milan nella finale di Coppa del 1989 dominata dai rossoneri di Gullit e Van Basten (4-0).

Persero anche a causa delle non perfette condizioni della squadra rumena, giunta a Barcellona dopo un viaggio massacrante: «Quella partita l’avremmo persa comunque, ma non in maniera così netta», dichiarò Petrescu in un’intervista rilasciata a Gianluca Di Marzio, tre anni fa.

Nell’estate del 1991, consigliato dal fido Giuseppe Pavone, il presidente del Foggia, Pasquale Casillo decide di puntare sull’energia e sulla corsa di Petrescu, strappandolo con un blitz in extremis alla corte del Fenerbahce.

Il calciatore, spinto dal suo procuratore, è costretto a disdire il volo per la Turchia perché in Italia lo stavano aspettando Casillo e un tecnico boemo che stava già rivoluzionando il modo di giocare a calcio: Zdenek Zeman. Petrescu si rifiuta, ma se Maometto non va alla montagna è la montagna a trasferirsi da Maometto: così è Zeman a prendere il primo volo per Bucarest. Dopo una lunga serie di scambi di opinioni riesce a convincere il terzino a firmare per il Foggia.

«I suoi allenamenti sugli spalti mi hanno rovinato la schiena», dirà sorridendo, ma neppure troppo. Fatto sta che nelle due stagioni a Foggia, il rumeno non deluse le attese e la fama di difensore goleador, scese in campo 55 volte e segnò 7 reti, che consentirono alla squadra di Zeman di ricevere encomi e complimenti per quel sensazionale modo di giocare e la capacità di far divertire il pubblico segnando caterve di gol e subendone altrettante.

Era il collettivo di capitan De Vincenzo, dei rocciosi Codispoti e Padalino e del compianto Mancini, ma anche dei russi Kolyvanov e Shalimov, che poi portò avanti una discreta carriera con Inter, Napoli e Udinese.

Il Genoa e poi l’Inghilterra

Nel 1993, Petrescu passò al Genoa per due miliardi di lire (un solo anno, 24 presenze e un gol) e l’estate successiva volò negli USA con la Nazionale rumena, che estromise dalla competizione niente meno che l’Argentina, rimasta orfana di Maradona, sospeso per doping.

Quindi il trasferimento agli inglesi dello Sheffield e il passaggio al Chelsea di Glenn Hoddle. Qui incontrerà Gianluca Vialli e pure Ruud Gullit, ma se con l’olandese il rapporto rimarrà invariato anche dopo la nomina dell’ex milanista ad allenatore della squadra, con Vialli dopo un ottimo inizio da compagni, il rapporto si deteriorò quando l’attaccante fu scelto per guidare il Chelsea:

«Mi disse subito che il nostro rapporto sarebbe stato differente, che la nostra amicizia sarebbe stata messa da parte. Perché lui era l’allenatore. Ma non credo ce ne fosse bisogno. E da quel momento il clima è cambiato».

Con il Chelsea, Petrescu vincerà una Coppa di Lega, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa Europea tra il 1997 e il 1998, ma nel 2000 decide di cambiare area e di passare al Southampton, prima di fare ritorno in Patria, al National Bucarest con cui chiuse la carriera nel 2003.

Da allenatore

Da allenatore ha iniziato come vice di Walter Zenga al National Bucarest, da lì una lunga serie di trasferimenti che lo hanno portato al Wisla Cracovia, al Kuban e alla Dinamo Mosca, all’Al-Arabi, al Suning in Cina, all’Al-Nasr e poi ancora al Cluj ello Guizhou e di nuovo al Cluj, che ha allenato fino all’esonero. Negli occhi e nella mente, però, restano le sue scorrazzate sulla fascia destra, nel «Foggia dei Miracoli» targato Zeman.

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