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PIR e PAC: caratteristiche, similitudini e differenze

Cos'è un piano di accumulo e qual è la differenza tra PIR e PAC. Differenze e qualche consiglio per capire qual è meglio per le tue esigenze.

di The Wam

Aprile 2022

PIR e PAC sono due differenti tipologie di piani di accumulo, che però condividono alcune caratteristiche. La prima riguarda il fatto che sono aperti a chiunque, lo scopo è infatti quello di offrire una possibilità di risparmio e di investimento anche a coloro che si trovano con capitali modesti e vogliono comunque trovare una soluzione redditizia.

Cosa sono i PIR

Si tratta ovviamente di un acronimo, che sta per Piani Individuali di Risparmio. Sono disponibili in Italia dal 2016 e se ne trovano vari, proposti da banche e da società di gestione del credito. Per attivare un PIR è sufficiente rivolgersi alla banca o alla società prescelta e richiedere il contratto per lo specifico piano di risparmio che si intende avviare. Il cliente versa una somma, in un’unica soluzione, che può poi aggiornare nel corso degli anni, anche attraverso versamenti periodici mensili; la somma iniziale può essere anche di solo 500 euro. Il capitale così raccolto sarà utilizzato per investimenti che devono seguire specifiche regolamentazioni; ad esempio è necessario che almeno il 70% del capitale sia investito in aziende italiane. Questo perché con i PIR si persegue lo scopo di favorire gli investimenti nel Paese in cui il singolo piano è stato attivato. Per ulteriori informazioni sui PIR, sui vantaggi e sulle loro caratteristiche clicca qui.

Cosa sono i PAC

I Piani di Accumulo Capitale, funzionano in un modo differente rispetto ai PIR, visto che sono nati per consentire ai risparmiatori di accantonare e di investire anche minime somme di denaro. È la periodicità e la costanza di tali versamenti che permette con il tempo di accantonare somme non indifferenti. Ci sono persone che attivano un PAC con versamenti automatici di soli 50 o 100 euro al mese. Come avviene per i PIR anche con un PAC è possibile decidere di versare somme maggiori, o anche di rendere più corposo il risparmio con un versamento sostanzioso una volta all’anno. Anche con i PAC la banca o la società che gestisce il capitale può poi inserirlo in investimenti di vario genere. Solitamente si tratta di fondi di investimento, sta però al cliente decidere che tipo di fondi. Solitamente se ne indica la soglia di rischio; quindi volendo è possibile attivare un PAC il cui capitale sia utilizzato esclusivamente per l’acquisto di quote di fondi obbligazionari.

Similitudini tra PIR e PAC

Per il cliente che sottoscrive queste forme di risparmio è facile notare delle similitudini. A partire dal fatto che molti inseriscono in un PIR somme mensili ridotte, proprio come farebbero attivando un PAC. Oltre a questo gli investimenti fatti con il capitale raccolto possono essere molto simili, quindi anche la rendita ottenuta a fine anno, che solitamente viene reinvestita direttamente dalla società di gestione. Si tratta in sostanza di soluzione che consentono di investire senza sottoporsi a un rischio eccessivo, alternative al semplice conto deposito o alla conservazione della liquidità sul conto corrente.

Differenze tra le due formule di investimento

La principale differenza sta nel fatto che per i PIR esistono regole restrittive per quanto riguarda i tipi di investimento in cui utilizzare il capitale. Oltre a questo con un PIR si è maggiormente “costretti” all’interno di una precisa architettura. Nel senso che un PAC è puramente personale, il cliente può chiedere alla banca o alla società di gestione di usare il capitale da lui accumulato per una qualsiasi attività speculativa, per acquistare quote di fondi comuni o anche titoli azionari. Ma vi sono ovviamente varie proposte disponibili, quindi ogni cliente può trovare il PIR o il PAC più adatto alle sue specifiche esigenze. I PIR godono poi di ampi vantaggi fiscali, soprattutto per coloro che mantengono l’investimento per almeno 5 anni.

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