Pignoramenti: tutti i limiti imposti dalla legge

Pignoramenti: tutti i limiti imposti dalla legge, quando, cosa e come è possibile pignorare e differenze tra il fisco e i privati. Quando una prima casa può essere pignorata, limiti su stipendio, pensioni, conti correnti, abitazioni e beni mobili.

4' di lettura

I pignoramenti possono essere oggi più semplici per l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, in particolare quelli sui conti correnti. Ma ci sono anche dei limiti, vincoli che non possono essere in alcun modo superati. In questo caso sono a tutela dei debitori.

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Questo limiti sono più stringenti per l’Agenzia delle Entrate, non per i privati, che possono invece agire con maggiore facilità, anche per recuperare crediti di importi non rilevanti.

Ma vediamoli questi limiti, quelli oltre i quali non è possibile dare seguito a un pignoramento.

Pignoramenti: limiti prima casa

La prima casa è al sicuro dai pignoramenti. Ma solo per i debiti che deve riscuotere l’Agenzia delle Entrate.

I privati possono agire senza problemi. Ma non solo: il pignoramento dell’immobile può essere disposto, come accennato, anche per importi non elevati.

In pratica, se il creditore è un privato, si rischia di vedere la propria abitazione all’asta anche per un debito, per dire, di 10.000 euro.

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Pignoramenti: quando si escludono i limiti

I limiti per l’Agenzia delle Entrate non si applicano in questi casi:

  • se l’abitazione è inserita nelle categorie di lusso (A1, A8 e A9);
  • se il debitore non è residente nell’immobile;
  • se l’immobile non è adibito a civile abitazione;
  • se il debitore possiede altri immobili (o quote di immobili).

Pignoramenti: altre condizioni

Se viene meno uno di questi requisiti l’Agenzia delle Entrate può portare avanti i pignoramenti. Ma solo a queste condizioni:

  • la casa deve essere stata prima ipotecata (almeno da 6 mesi);
  • il debito con il fisco sia superiore a 120.000 euro;
  • il patrimonio immobiliare deve essere superiore a 120.000 euro.

Pignoramenti: stipendio

Un’altra tipologia di pignoramenti molto diffusa è quella sullo stipendio, che non può superare il quinto dell’importo netto.

In caso di pignoramenti precedenti del quinto, il secondo creditore entra in gioco dopo che si è estinto il primo debito.

Ma se i debiti appartengono a classi diverse è possibile il pignoramento del doppio quinto.

Le classi di debito sono queste:

  • crediti alimentari;
  • crediti fiscali;
  • altri crediti.

Pignoramenti: stipendio, altri limiti

Quando il pignoramento dello stipendio si verifica dopo che è stato depositato sul conto corrente, intervengono altri limiti:

quelle somme possono essere pignorate solo per la parte che eccede il triplo dell’assegno sociale (nel 2021 la cifra è di 1381,26 euro). Esempio: se su un conto sono stati depositati 2000 euro è possibile pignorare solo 613,74 (2000 – 1381,26);

gli stipendi versati dopo dal datore di lavoro possono essere pignorati solo di un quinto e fino a quando il debito non viene azzerato.

Questo per i privati.

Per l’Agenzia delle Entrate il limite per i pignoramenti può non essere ancorato al quinto, ma all’entità dello stipendio.

Con questa progressione:

  • stipendio fino a 2.500 euro: pignoramenti massimo per un decimo;
  • stipendio da 2.500 euro fino a 5.000 euro: pignoramenti massimo di un settimo;
  • stipendi oltre 5.000 euro: pignoramenti di massimo un quinto.

Pignoramenti: pensioni

I pignoramenti sulle pensioni seguono lo stesso criterio che vale per gli stipendi.

Ma con una aggiunta ulteriore: il quinto pignorabile deve essere calcolato sottraendo quello che viene definito il minimo vitale, che equivale a una volta e mezzo l’assegno sociale (e quindi: 690,42 euro).

E quindi:

se una pensione ammonta a 1.200 euro, bisogna sottrarre l’assegno sociale (1.200 – 690,42), e restano 509,58 euro. Il quinto pignorabile è su quella cifra, e quindi di 101,92 euro.

Questo per i privati.

Pignoramenti: beni mobili

Per l’Agenzia delle Entrate – Riscossione si utilizza lo stesso criterio degli stipendi, e quindi la quota pignorabile è agganciata all’entità della pensione.

Se non ci sono stipendi, conti correnti, pensioni o immobili da pignorare, il creditore può procedere con i beni mobili.

Ma non tutti possono finire all’asta.

Sono esclusi infatti, tra gli altri, la fede nuziale, gli animali da compagnia, i vestiti, la biancheria, i letti, il tavolo da pranzo (con le sedie), le stufe, la cucina, la lavatrice, e così via.

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