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Pignoramento conto corrente Agenzia Entrate durata

Scopri come funziona e quali sono i termini di durata del pignoramento del conto corrente dall'Agenzia dell'Entrate e non.

di Antonio Dello Iaco

Febbraio 2024

Qual è la durata del pignoramento del conto corrente da parte dell’Agenzia dell’Entrate? Vediamo come funziona, quali sono i limiti e quando scatta il recupero dei cosiddetti “crediti pendenti” (scopri le ultime notizie su bonus, Rdc e assegno unico, su Invalidità e Legge 104, sui mutui, sul fisco, sulle offerte di lavoro e i concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Durata del pignoramento del conto corrente dall’Agenzia dell’Entrate

I tempi di un pignoramento variano a seconda delle singole situazioni. Per essere revocato infatti, è necessario che il debitore saldi il totale del debito contratto con un ente pubblico o con un privato.

A differenza dei privati, l’Agenzia delle Entrate può inoltrare la richiesta di pignoramento alla banca senza aspettare per forza l’autorizzazione di un giudice. In questo caso, dopo la notifica all’istituto bancario e al debitore, entro 60 giorni, si può procedere all’esproprio della somma pignorata.

In questo arco di tempo è facoltà del debitore versare quanto dovuto e scongiurare così il blocco delle quote presenti sul proprio conto.

Spesso, soprattutto in queste situazioni, conviene farsi supportare da un libero professionista esperto del settore per evitare di commettere errori nella compilazione degli incartamenti necessari alla risoluzione della vicenda.

Quali sono i limiti pignoramento stipendio

Se da un lato l’Agenzia delle Entrate ha maggiore autonomia nell’esecuzione dei pignoramenti, dall’altro deve rispettare dei limiti economici diversi da quelli stabiliti dalla normativa nazionale. In particolare, nei casi in cui il conto pignorato viene utilizzato per versamenti ricorrenti come, per esempio, lo stipendio o la pensione, i limiti da rispettare sono i seguenti:

Pignoramento conto cointestato: cosa succede?

La procedura di pignoramento di un conto corrente deve seguire una serie di normative ben chiare e definite dall’ordinamento giuridico del nostro Paese. L’obiettivo del legislatore è quello di tutelare i creditori e il loro diritto a ricevere i soldi che avanzano, ma anche quello di non commettere violazioni nei confronti dei debitori.

È per questo motivo che, qualora il conto bancario che deve essere oggetto di recupero forzoso del credito dovesse risultare cointestato, il provvedimento si potrà applicare solo al 50% dell’intera somma depositata.

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Quando non posso pignorare un conto corrente?

La normativa nazionale individua dei casi particolari in cui i pignoramenti sul conto corrente sono vietati. Questo provvedimento è infatti vietato qualora sui conti interessati vengono accreditati solo i fondi che derivano da:

Il minimo vitale sui pignoramenti

In tutti gli altri casi che non prevedono quanto abbiamo spiegato nel paragrafo precedente, si può procedere al blocco del denaro presente sul conto. È fondamentale rispettare il limite di fondi da lasciare a disposizione del pignorato.

L’importo garantito è infatti pari a tre volte il valore dell’Assegno Sociale (534,41 euro per il 2024 = 1.603,23 euro). Questo dato è definito dalla normativa “minimo vitale” e serve a garantire al debitore dei soldi per il proprio sostentamento.

Se il pignoramento viene svolto da privati e non dall’Agenzia delle Entrate e il conto corrente viene usato per versamenti ricorrenti, il minimo vitale è pari al doppio dell’Assegno Sociale, cioè 1.068,82 euro. Esistono poi dei limiti da aggiuntivi da rispettare che si traducono nella possibilità di pignorare:

Quali sono le procedure pignoramento?

Le procedure per l’esecuzione del pignoramento del conto corrente sono lunghe. È innanzitutto necessario che il creditore si procuri un documento utile a certificare che il soggetto “incriminato” non abbia versato i soldi previsti come:

A questo punto, all’indebitato viene inoltrato un “atto di precetto“. Si tratta di un documento con il quale si hanno dieci giorni di tempo per saldare il debito pendente. In alternativa, l’ufficiale giudiziario procederà a inoltrare un atto di recupero forzoso.

La banca o l’istituto di credito che si vede arrivare questo provvedimento, blocca il conto del debitore per una cifra pari a quella dei soldi da versare. Il debitore ha però ancora un’altra possibilità: entro venti giorni dalla notifica dell’ultimo atto, può infatti opporsi al pignoramento qualora sostenga che questo non esista davvero.

Qualora questa istanza viene respinta o non viene presentata, la somma viene assegnata al creditore. Se però sul conto mancano tutti i soldi necessari a concludere la procedura, si potrà procedere con altri atti per la parte di denaro ancora da saldare.

Pignoramento conto corrente Agenzia Entrate durata
L’immagine rappresenta due persone che scoprono la durata del pignoramento del conto corrente dall’Agenzia dell’Entrate

FAQ sul pignoramento

Che cos’è il pignoramento?

Il pignoramento è un procedimento legale attraverso il quale un creditore può recuperare un debito non pagato da un debitore.

Questo processo viene avviato quando l’indebitato non riesce a saldare il debito secondo le condizioni concordate con il creditore. In pratica, il pignoramento consente al creditore di ottenere un titolo esecutivo dal tribunale, che gli consente di sequestrare i beni del debitore per soddisfare il debito.

Quali sono i motivi per cui si può essere soggetti a un pignoramento?

Ci sono diversi motivi per cui una persona può essere soggetta a un pignoramento. Tra questi ci sono il mancato pagamento di rate di un mutuo o di un prestito personale, il non pagamento di fatture, tasse o bollette, o il mancato adempimento di obbligazioni contrattuali.

Fondamentalmente, qualsiasi situazione in cui il debitore non riesce a saldare un debito secondo gli accordi stabiliti con il creditore può portare a un’esecuzione forzosa di recupero crediti.

Quali beni possono essere oggetto di pignoramento?

Praticamente tutti i beni di valore di proprietà dell’indebitato possono essere soggetti a pignoramento. Questi includono i prodotti di valore ma non sono limitati a immobili, conti bancari, azioni, auto, gioielli, opere d’arte e altri beni di valore. Tuttavia, ci sono alcune eccezioni e limitazioni stabilite dalla legge riguardo a quali beni possono essere pignorati e in che misura.

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