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Debiti con il fisco, quando arriva il pignoramento?

Debiti con il fisco, quando arriva il pignoramento? Vediamo insieme quanto tempo passa tra l’invio di una richiesta di pagamento da parte dell’Agenzia delle Entrate e la notifica di un pignoramento dei beni. Cosa fare, come comportarsi e come difendersi.

di The Wam

Marzo 2024

Debiti con il fisco, quando arriva il pignoramento? In questo post verifichiamo quanto tempo passa tra la richiesta di pagamento inviata dall’Agenzia delle Entrate e il pignoramento dei beni. (scopri le ultime notizie su bonus, Rdc e assegno unico, su Invalidità e Legge 104, sui mutui, sul fisco, sulle offerte di lavoro e i concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Debiti con il fisco, i tempi del pignoramento

La legge stabilisce delle tempistiche precise per l’esecuzione del pignoramento da parte dell’Agenzia delle Entrate Riscossione nei confronti di chi non salda i debiti fiscali. Il pignoramento non è immediato. Infatti, dopo che l’inadempimento viene segnalato, possono verificarsi periodi anche lunghi in cui il contribuente si trova a ricevere solleciti.

Se però si passa alla fase esecutiva, ci sono delle scadenze da rispettare. Ed è questo l’argomento del post che stai leggendo, ovvero: verificare dopo quanto tempo si arriva al pignoramento da parte dell’Agenzia Entrate Riscossione. Lo facciamo prendendo in considerazione anche le ultime novità introdotte con la riforma fiscale.

Le due procedure

Sul pignoramento per debiti fiscali, l’Agenzia delle Entrate adotta due strategie operative. La scelta tra l’una o l’altra dipende dalla specifica situazione del contribuente e dal tipo di debito contratto.

  1. La prima procedura si attiva con l’emissione di una cartella esattoriale. Questo documento viene inviato al contribuente ogni volta che si verifica una situazione di debito fiscale e rappresenta il primo passo formale verso il recupero delle somme dovute.
  2. La seconda procedura, invece, scatta alla ricezione di un avviso di accertamento esecutivo. Questo secondo caso si verifica più frequentemente, anche per debiti di importo minore, indicando un cambio di tendenza rispetto al passato, quando era considerata più un’eccezione.

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Quando c’è l’avviso di accertamento

Quando l’Agenzia delle Entrate decide di inviare l’avviso di accertamento, segnala il passaggio a una fase più incisiva del processo di riscossione.

Atti impositivi e sanzioni

Gli atti impositivi e le sanzioni emessi dall’Agenzia delle Entrate assumono immediatamente carattere esecutivo. Questo cambia radicalmente il contesto per il contribuente, che vede ridursi le sue opzioni a due sole vie:

Se si supera senza fare nulla i il termine di 60 giorni, l’accertamento diventa incontestabile, precludendo al contribuente qualsiasi possibilità di opposizione, anche in fase di pignoramento.

Il passaggio a Agenzia Entrate Riscossione

Dopo 30 giorni dalla scadenza dei 60 giorni per il ricorso o il pagamento, l’Agenzia delle Entrate trasferisce la gestione del recupero crediti all’Agenzia Entrate Riscossione. È un ulteriore passo verso il pignoramento, ma introduce anche un periodo di sospensione di 180 giorni, durante il quale il processo può essere ancora fermato in specifiche circostanze, come la presenza di una sentenza del giudice tributario definitiva o la decadenza da un accordo di rateizzazione.

Al termine dei 180 giorni, l’Agenzia Entrate Riscossione notifica al contribuente l’avviso di presa in carico, utilizzando posta ordinaria o PEC. Questo avviso informa il contribuente che l’Agenzia delle Entrate ha incaricato l’Esattore di procedere nei suoi confronti, avviando le azioni necessarie per identificare i beni suscettibili di pignoramento attraverso l’Anagrafe Tributaria.

Tempo necessario per il pignoramento

Il processo di identificazione dei beni e l’eventuale pignoramento possono richiedere tempi variabili. In alcuni casi, soprattutto quando il debitore non possiede beni facilmente liquidabili, il pignoramento potrebbe non avvenire affatto. Generalmente, si stima che il percorso dall’avviso di accertamento al pignoramento richieda non meno di un anno, sebbene in situazioni particolari i tempi possano estendersi ben oltre.

Quando c’è la cartella esattoriale

Il procedimento che inizia con l’invio di una cartella esattoriale è un altro percorso che l’Agenzia delle Entrate può intraprendere per il recupero dei debiti fiscali. Viene inviata direttamente al contribuente per comunicare l’importo del debito e le modalità con cui può essere saldato.

Il percorso dopo la ricezione della cartella esattoriale

Una volta ricevuta la cartella esattoriale, il contribuente ha a disposizione 60 giorni per:

Se il debito non viene saldato o se non viene richiesta una dilazione del pagamento entro questo termine, l’agenzia procederà con il pignoramento dei beni del contribuente. A differenza dell’avviso di accertamento, in questo caso non è previsto un periodo di sospensione di 180 giorni prima di procedere al pignoramento.

Fermi e ipoteche: i tempi

Prima di procedere con l’iscrizione di un fermo amministrativo o di un’ipoteca sui beni del debitore, l’Agente per la Riscossione Esattoriale invia un preavviso di 30 giorni. Questo intervallo di tempo offre al contribuente l’ultima possibilità per richiedere una dilazione del pagamento e, di conseguenza, evitare misure cautelative sui propri beni.

La prescrizione dei debiti fiscali

Un aspetto fondamentale del processo di pignoramento è costituito dai termini di prescrizione dei debiti fiscali. La legge stabilisce un termine minimo, prima del quale non è possibile avviare il pignoramento, ma esiste anche un limite massimo oltre il quale il debito si estingue definitivamente. I termini di prescrizione variano a seconda del tipo di imposta o contributo:

Debiti con il fisco, quando arriva il pignoramento?
Nell’immagine un uomo che ha debiti con il fisco attende con preoccupazione il pignoramento dei beni.

FAQ (domande e risposte)

Quando scatta il pignoramento per debiti fiscali?

Il pignoramento per debiti fiscali si attiva dopo un processo che inizia con la segnalazione dell’inadempimento da parte dell’Agenzia delle Entrate Riscossione. Nonostante non vi sia una tempistica fissa, la legge prevede specifici lassi di tempo prima che si possa procedere con l’azione esecutiva. Importante è notare che, prima di giungere al pignoramento, il contribuente può ricevere vari solleciti e l’intero processo può estendersi per un periodo considerevole, talvolta anche anni, a seconda delle circostanze specifiche e delle procedure adottate.

Quanto tempo dopo l’avviso di accertamento arriva il pignoramento?

Dopo l’emissione di un avviso di accertamento esecutivo, il contribuente ha 60 giorni di tempo per effettuare il pagamento o presentare un ricorso. Qualora queste azioni non vengano intraprese, segue un periodo di circa 6 mesi (180 giorni) dopo il quale l’Agenzia Entrate Riscossione può iniziare a identificare i beni su cui procedere con il pignoramento. Considerando questi intervalli e possibili ulteriori dilazioni, il pignoramento può avvenire non prima di un anno dall’avviso di accertamento, a volte anche più tempo.

Quali sono le due procedure di pignoramento dell’Agenzia delle Entrate?

Le due procedure principali di pignoramento adottate dall’Agenzia delle Entrate sono:

  1. La procedura che segue l’emissione di una cartella esattoriale, utilizzata in caso di mancato pagamento di debiti fiscali.
  2. La procedura che si avvia in seguito all’emissione di un avviso di accertamento esecutivo, ormai l’approccio più frequente, applicabile anche in presenza di tributi minori.

Cosa accade dopo i 60 giorni dall’avviso di accertamento esecutivo?

Se nei 60 giorni successivi all’emissione dell’avviso di accertamento esecutivo non avviene il pagamento o non viene presentato un ricorso, l’accertamento diventa esecutivo. Ciò significa che il contribuente perde la possibilità di contestare il debito. Dopo 30 giorni dalla scadenza di questo termine, inizia il conteggio di un periodo di sospensione di 180 giorni, dopodiché l’Agenzia Entrate Riscossione può procedere con il pignoramento dei beni.

Quanto tempo si ha per pagare o rateizzare dopo una cartella esattoriale?

Ricevuta una cartella esattoriale, il contribuente dispone di 60 giorni per saldare il debito o per richiedere una dilazione del pagamento (rateizzazione). Scaduto questo termine senza che il debito sia stato regolato o non sia stata accordata una dilazione, l’agenzia può procedere con il pignoramento dei beni del contribuente.

Qual è il termine di prescrizione per le imposte sui redditi e l’IVA?

I termini di prescrizione per le imposte sui redditi (Irpef, Ires, Irap) e per l’IVA sono entrambi di 10 anni. Questo significa che, decorsi 10 anni dall’ultimo sollecito di pagamento senza che l’agenzia abbia intrapreso azioni di recupero, il debito si estingue e non può più essere oggetto di pignoramento o altre azioni esecutive.

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