Pignoramento del conto corrente: sarà facile e rapido

Pignoramento del conto corrente: il ministero delle Finanze potrebbe rendere ancora più stringente il controllo del fisco sui nostri depositi e facilitare il pignoramento. L'Agenzia delle Entrate sarà informata costantemente sull'entità del nostro conto e sui nostri rapporti finanziari con la fatturazione elettronica. Non sfuggirà nulla e i pignoramenti saranno frequenti e chirurgici.

4' di lettura

Sarà ancora più agevole per il fisco pignorare il conto corrente dei debitori. Per l’Agenzia delle Entrate il “prelievo forzato” è già facile, ma c’è una proposta del ministero dell’Economia che renderebbe l’operazione ancora più semplice, immediata.

L’obiettivo dell’esecutivo è quello di recuperare una parte dei 1.000 miliardi di euro dalle cartelle esattoriali che non sono state riscosse. La proposta prevede la riscossione coattiva per ridurre quella cifra.

In verità non sarà scontato: una parte consistente di quei 1.000 miliardi appartiene alla famiglia dei “crediti inesigibili”. Ma è proprio per non far crescere quella montagna di denaro mai incassato dall’erario che il ministero ritiene necessario mettere a disposizione dell’Agenzia delle Entrate strumenti molto più incisivi.

Il primo è proprio questo: la possibilità di agire sui conto corrente per eseguire pignoramenti chirurgici nei confronti dei debitori.

Pignoramento del conto corrente a colpo sicuro

La scelta strategica è dettagliata in un documento. Si sottolinea che oggi buona parte dei pignoramenti siano inefficaci perché molti conto corrente non hanno le somme sufficienti per coprire il debito con l’erario o addirittura sono in rosso.

Come dire, il Fisco avvia la procedura ma resta con un pugno di mosche.

E quindi, cosa si vuole cambiare per il pignoramento del conto corrente?

Semplice, concedere all’ente di riscossione la libertà di ficcare il naso nei depositi bancari come e quando vuole.

Detto in termini ministeriali: il Fisco chiede «di effettuare un accesso massivo all’Anagrafe dei rapporti finanziari in modo da verificare in anticipo, evitando attività manuali, quali soggetti iscritti a ruolo (18 milioni) siano intestatari di rapporti finanziari capienti per procedere ai conseguenti pignoramenti».

Tradotto brutalmente: il Fisco vuole essere libero di avere accesso costante e continuo ai depositi per sapere se i debitori hanno somme sufficienti per ripianare il debito e quindi procedere con il pignoramento del conto corrente.

Pignoramento del conto corrente: l’Iban dei clienti

E quindi quale sarebbe il modo migliore per semplificare il pignoramento del conto corrente dei debitori?

Semplice: obbligare la banche a trasmettere all’Agenzia delle Entrate i codici Iban dei clienti per erogare rimborsi e contributi. Come, il Fisco vuole sapere se riceviamo soldi?

Sì, perché in quel modo andrà a colpo sicuro e potrà procedere con il pignoramento del conto corrente.

Ma oggi come funziona?

Il Fisco ha notizie sui vostri depositi, ma le banche forniscono di dettagli all’anagrafe dei conto corrente una sola volta ogni dodici mesi. E più precisamente il 15 febbraio, ma l’informazione è riferita alla situazione dell’anno precedente. E quindi, per semplificare: a gennaio 2021 sono disponibili notizie sui depositi del dicembre 2019.

Informazioni continue sui conto corrente e la fatturazione elettronica

Dati troppo lontani nel tempo e inevitabilmente inattendibili. Il Fisco vuole di più per agire a colpo sicuro. E quindi il ministero chiederà alle banche di fornire dei resoconti più frequenti e aggiornati sull’entità del denaro depositato sui singolo conto corrente dagli utenti. Si punta a ricevere notizie ogni mese.

Ma tutto questo non basta. Per colpire senza timore di fare un buco nell’acqua (incrociare un conto in rosso), all’Agenzia delle Entrate si vuole dare un’arma ulteriore: la possibilità di usare tutte le informazioni che sono contenute nella banca dati della fatturazione elettronica.

In questo modo non sfuggirebbero neppure gli eventuali rapporti commercia tra il debitore e altri soggetti e avere quindi la possibilità di pignorare anche quelli (quando il debito supera un certo limite, che potrebbe essere fissato a 50.000 euro).

Un controllo totale, strettissimo. Che sarà anche utile per ridurre la mostruosa evasione fiscale, ma che sembra decisamente eccessivo.

Pignoramento del conto corrente: non dopo i 5 anni

Nella proposta, che ha buone possibilità di entrare in vigore, si è anche studiato il sistema per evitare l’accantonamento di inutile ma pesante arretrato. Se dopo 5 anni il debito non viene riscosso il Fisco non proverebbe più a riscuoterlo. Verrebbe cancellato per sempre.

Nella riforma si darebbe anche il via alla fusione delle due Agenzie (Entrate e Riscossione), per semplificare la gestione ed eliminare la duplicazione di organi collegiali.

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