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Home / Conti e Carte » Fisco e tasse » Gestione del Debito / Pignoramento del conto corrente, quando può accadere?

Pignoramento del conto corrente, quando può accadere?

Pignoramento del conto corrente: tutti i casi nei quali è possibile l'atto esecutivo, sollecitato sia da un privato sia da un ente pubblico come l'Agenzia delle Entrate.

di The Wam

Agosto 2021

Il pignoramento del conto corrente è una prassi frequente. Il primo bene aggredibile dai creditori (puntano subito dopo sulle proprietà immobiliari). La prima conseguenza è il blocco del conto con il probabile trasferimento delle somme depositate al creditore (fino all’estinzione del debito).

Ottenere il pignoramento del conto corrente non è comunque semplice (per un privato). Il creditore, per procedere, deve essere in possesso di un titolo esecutivo valido. Per averlo deve dimostrare la situazione debitoria del titolare del conto.

La procedura è piuttosto lunga, quando si ha la possibilità è sempre meglio tentare di raggiungere una intesa preventiva per scongiurare il pignoramento del conto corrente.

Il creditore ha comunque dei limiti. Molto difficile, ad esempio, il pignoramento del conto corrente quando il debitore riceve in banca l’accredito dello stipendio o della pensione.

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Pignoramento del conto corrente: soldi necessari per vivere

In questi casi il debitore deve dimostrare che quel denaro gli è indispensabile per il sostentamento. E può farlo esibendo degli estratti conto: sul conto corrente non devono quindi risultare accrediti diversi da quelli del suo datore di lavoro o dell’ente di previdenza sociale. In caso contrario il pignoramento andrà avanti senza alcuna limitazione.

E quindi il pignoramento, se arrivano anche bonifici di altra natura rispetto allo stipendio o alla pensione, può essere esteso a tutto il deposito bancario. Nel mirino del creditore anche i bonifici che vengono depositati dopo la data del pignoramento.

Su stipendi e pensioni il creditore può agire prelevando un quinto della somma mensile. In caso di licenziamento il pignoramento può essere esteso al Tfr.

Quando la procedura giudiziaria del pignoramento del conto corrente si completa, l’atto esecutivo viene comunicato alla banca che ospita il deposito. Subito dopo scatta il blocco, che comporta l’impossibilità per il debitore di effettuare prelievi.

In alcuni casi la procedura può anche comportare la chiusura del conto corrente.

Pignoramento del conto corrente: avere più depositi non serve

Avere più conto corrente non tutela un bel niente. Il pignoramento si applica infatti a tutti i suoi depositi. Se sul conto corrente ci sono più soldi rispetto a quelli pretesi dal creditore, il blocco si applica solo alla cifra equivalente al debito.

Quando non è un privato ad agire ma l’Agenzia delle Entrate, la procedura sarà molto più veloce.

Pignoramento del conto corrente: è possibile difendersi

Ma è possibile difendersi dal pignoramento del conto corrente? E come?

Se il vostro conto è cointestato, magari con il coniuge che non è direttamente coinvolto nel debito, il conto corrente può essere pignorato solo per il 50%. E il blocco riguarda solo il debitore. Il cointestatario può infatti continuare a utilizzarlo.

Quando si è arrivati a questo punto della procedura, con il pignoramento del conto corrente, la scelta più saggia è la rateizzazione. In particolare con l’Agenzia delle Entrate, che ha introdotto questa possibilità anche per rendere esigibili crediti che altrimenti rischiano di non esserlo.

Pignoramento del conto corrente, ma non solo

Dopo il pignoramento del conto corrente questi sono quelli più frequenti:

Pignoramento del conto corrente: lo strapotere dell’Agenzia delle Entrate

Come saprete l’Agenzia delle Entrate ora avrà molta più facilità nell’ottenere il pignoramento del conto corrente di un cittadino che ha debiti con l’erario. L’ente riscossore non avrà infatti bisogno (come deve invece continuare a fare un privato) di attendere l’autorizzazione di un giudice.

Questo aspetto, un significativo elemento di discrezionalità (l’Agenzia che decide se, quando e a chi eseguire il pignoramento del conto corrente), sta suscitando una certa preoccupazione.

Anche perché causa uno squilibrio evidente nel rapporto con il contribuente che così non hanno più alcuna possibilità di opporsi al procedimento dell’Agenzia delle Entrate per far valere le sue ragioni.

Deve pagare e basta per aggirare il blocco del conto (anche con la rateizzazione del debito).

Dal primo luglio 2021 in pratica l’ente riscossore può incassare direttamente il credito prelevando la somma dovuta direttamente sul conto corrente del cittadino.

A questo “potere” per l’Agenzia delle Entrate bisogna aggiungerne un altro (anch’esso recente e senza precedenti nella storia della riscossione in Italia): la possibilità di avere nel dettaglio tutte le informazioni contenute nella banca dati dell’Inps e i resoconti di tutti i pagamenti effettuati con moneta digitale (e da gennaio il limite dei contanti sarà ridotto a 1000 euro).

All’Agenzia delle Entrate non sfugge più nulla dunque. Ma anche gli errori, inevitabili, sono dietro l’angolo. La conseguenza grave, per i contribuenti, è che anche in presenza di un errore si potrebbe subire il pignoramento del conto corrente.

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