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Home / Gestione del Debito » Pignoramento » Servizi Finanziari / Pignoramento stipendio part-time

Pignoramento stipendio part-time

Scopriamo se è possibile il pignoramento dello stipendio part-time e quali sono tutte le regole.

di Alda Moleti

Agosto 2023

Nell’articolo di oggi vedremo come funziona il pignoramento dello stipendio part-time, sia se il creditore è un privato sia in caso di debiti con l’Agenzia delle Entrate (scopri le ultime notizie su bonus, Rdc e assegno unico, su Invalidità e Legge 104, sui mutui, sul fisco, sulle offerte di lavoro e i concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Che cos’è il pignoramento dello stipendio?

Il pignoramento dello stipendio è un procedimento legale attraverso il quale un creditore può recuperare un debito ottenendo il diritto di trattenere una parte dello stipendio di un debitore.

Questa procedura viene utilizzata quando un debitore è un lavoratore dipendente e non riesce a pagare il suo debito. Il creditore ottiene così un ordine giudiziario per riscuotere il denaro dovuto direttamente dallo stipendio del debitore.

Il pignoramento dello stipendio può avvenire sia se il lavoratore ha un contratto part-time sia full-time. Tuttavia, vi sono delle limitazioni sul pignoramento dello stipendio, poiché esiste una percentuale minima che non è pignorabile (Codice di procedura civile, art. 545).

Inoltre, c’è un’ulteriore differenza se il creditore che avvia il procedimento di pignoramento è un privato o l’Agenzia delle Entrate. Quest’ultima ha limitazioni diverse e più ferree rispetto alla somma che può pignorare dallo stipendio.

Che differenza c’è tra il pignoramento dello stipendio part-time e full-time?

La parte dello stipendio che si può pignorare varia in misura percentuale. Di conseguenza, la legge non fa distinzione tra stipendio part-time e full-time, semplicemente più basso è lo stipendio più bassa è anche la somma che non si può pignorare.

In un procedimento di pignoramento dello stipendio, la somma viene pignorata presso il datore di lavoro. In pratica, la somma dovuta al creditore viene sottratta dal salario, prima che il debitore riceva l’accredito.

In questo caso, escludendo i pignoramenti che coinvolgono l’Agenzia delle Entrate, che hanno limiti diversi, è possibile pignorare solo 1/5 dello stipendio del lavoratore, cioè il 20% dell’importo netto. Questo limite si applica sia ai lavoratori part-time che full-time.

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Come funziona il pignoramento dello stipendio part-time

C’è un limite vitale impignorabile per gli stipendi part-time?

La sentenza della Corte Costituzionale n. 248/2015 ha chiarito che anche in caso di stipendi bassi, ad esempio part-time, non esiste un limite di impignorabilità, come accade invece per le pensioni.

Il pignoramento della pensione e di altre indennità di natura assistenziale, come l’invalidità civile, prevedono un importo minimo impignorabile pari a due volte l’Assegno sociale, che nel 2023 è di 503,27 euro.

Ovvero, se un pensionato riceve un assegno di 1.506,45 euro, il pignoramento sarà effettuato solo sulla parte che supera il doppio dell’Assegno Sociale. Il doppio dell’Assegno sociale è uguale a 1.006,45 euro (= 503,27 euro x 2), quindi la somma soggetta a pignoramento sarà di 500 euro (= 1.506,45 – 1.006,45 euro). Inoltre, solo un 1/5 di questa somma potrà essere pignorato, ovvero il pensionato perderà 100 euro (= 20% di 500 ) al mese.

Questa regola non si applica al pignoramento dello stipendio, nemmeno part-time. Nel caso del pignoramento dello stipendio non è prevista alcuna soglia minima non pignorabile. Ciò significa che non esiste un limite minimo al di sotto del quale le somme percepite a titolo di stipendio non possono essere pignorate.

Di conseguenza, anche uno stipendio part-time può essere soggetto al pignoramento e il creditore può richiedere fino a un 1/5 dell’intero importo dello stipendio del debitore.

Quali sono le regole se è l’Agenzia delle Entrate a pignorare lo stipendio part-time?

Chiariamo, ancora una volta, che la legge non fa differenza tra pignoramento dello stipendio part-time e full-time, perché la somma da assegnare al creditore viene sottratta in percentuale.

Tuttavia, vi sono delle regole diverse se il pignoramento avviene a causa di debiti tra privati o con l’Agenzia delle Entrate.

Nel primo caso, come abbiamo visto, il creditore può pignorare un 1/5 dello stipendio netto. In caso di debiti con l’Agenzia delle Entrate, la quota pignorabile, sia se si tratta di lavoro part-time che full-time, è di:

Pignoramento-dello-stipendio-part-time-codice
L’articolo 545 del codice di procedura civile.

Come funziona il pignoramento del TFR?

Il pignoramento del TFR (Trattamento di Fine Rapporto) segue le stesse e identiche regole dello stipendio. Ovvero se si tratta di debiti tra privati è possibile il pignoramento solo di 1/5 della somma. Nel caso di debiti con l’Agenzia delle Entrate si applicano gli stessi limiti di pignoramento spiegati nel paragrafo precedente.

In caso il TFR sia già stato versato su conto corrente al momento della notifica di pignoramenti, non è possibile prelevare una somma pari a somme eccedenti i 1.509,81 euro, ovvero tre volte l’Assegno sociale.

Esempi pratici di pignoramento dello stipendio part-time

Esempio se il creditore è un privato

Supponiamo che Mario sia un lavoratore con un contratto part-time e riceva uno stipendio mensile netto di 800 euro. Mario ha accumulato un debito con un creditore e il creditore ha ottenuto un ordine giudiziario per pignorare parte dello stipendio di Mario, al fine di recuperare il debito.

Poiché il pignoramento riguarda un creditore privato, questo può ottenere fino a 1/5 dello stipendio del debitore. Ovvero, il 20% dello stipendio netto di Mario, che è di 800 euro, è pignorabile.

Il creditore può quindi pignorare fino a 160 euro (= 20% di 800 euro) ogni mese dallo stipendio di Mario fino a quando il debito non sia completamente saldato.

Esempio se il creditore è l’Agenzia delle Entrate

Adesso, immaginiamo che Mario, il nostro lavoratore part-time con 800 euro al mese, abbia sempre un debito, ma questa volta con l’Agenzia delle Entrate.

A norma di legge, se lo stipendio del lavoratore non supera i 2.500 euro al mese, l’Agenzia può pignorarne solo 1/10, in pratica il 10%.

Di conseguenza, la somma pignorata ogni mese dallo stipendio di Mario, al fine di colmare il debito con l’Agenzia, sarà pari a 80 euro (= 10% di 800 euro).

Si può pignorare lo stipendio se è già stato versato su conto corrente?

Quello che abbiamo descritto è il pignoramento dello stipendio, cioè quando le somme vengono prelevate direttamente dal datore di lavoro.

Tuttavia, quando si avvia un altro tipo di pignoramento presso terzi e cioè quello su conto corrente del debitore, l’esproprio coinvolge anche le somme presenti e versate a titolo di stipendio, ma con limiti diversi.

Il pignoramento del conto corrente è una procedura attivata soprattutto nel caso in cui il debitore sia un lavoratore autonomo, che non percepisce stipendio. In questo caso infatti pignorando il conto corrente si possono espropriare anche eventuali redditi da lavoro.

La somma presente su conto corrente è però sempre pignorabile solo nella parte che eccede tre volte l’Assegno sociale, quindi si possono prelevare solo somme eccedenti i 1.509,81 euro (= 503,27 euro x 3).

FAQ: Domande frequenti sul pignoramento del conto corrente

Posso riattivare il pignoramento del conto corrente se successivamente deposito fondi sul conto?

Se il saldo del conto corrente è vuoto o in negativo, i fondi non vengono bloccati. Tuttavia, eventuali depositi successivi potrebbero essere soggetti a pignoramento, ciò dipende se si è chiuso o meno il procedimento di pignoramento avviato.

Quali sono le alternative al pignoramento del conto corrente vuoto?

Se il conto corrente è vuoto e ci sono in difficoltà finanziarie, è consigliabile cercare assistenza da parte di un consulente finanziario o di un avvocato specializzato in diritto delle esecuzioni. Possono esaminare le opzioni e consigliare sulle alternative al pignoramento, come la negoziazione del debito o l’elaborazione di un piano di rimborso.

Ci sono altre conseguenze se il mio conto corrente è vuoto durante una procedura di pignoramento?

Se il conto corrente è vuoto, non ci saranno conseguenze dirette legate al pignoramento. Tuttavia, è importante affrontare la situazione debitoria e cercare soluzioni per gestire il debito in modo adeguato.

Chi può avviare una procedura di pignoramento del conto corrente?

Un creditore che ha un credito non soddisfatto nei confronti di un debitore può avviare una procedura di pignoramento del conto corrente. Questo avviene generalmente attraverso un’azione legale o tramite un avvocato.

Posso impedire il pignoramento del mio conto corrente?

È possibile evitare il pignoramento del conto corrente attraverso diverse opzioni. Ad esempio, il pagamento del debito in modo tempestivo, la negoziazione con il creditore per un piano di pagamento rateale, la ricerca di assistenza da un consulente finanziario o un avvocato specializzato in diritto delle esecuzioni.

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