​Pignoramento sulla prima casa, non c’è più il divieto

Pignoramento sulla prima casa, non c'è più il divieto: lo ha sancito una sentenza della Corte Costituzionale, proprietari danneggiati ingiustamente. Il governo avrebbe dovuto prevedere dei criteri selettivi anche per verificare le reali situazioni economiche dei proprietari e degli inquilini morosi.

5' di lettura

La Corte Costituzionale ha sancito che il blocco dei pignoramenti sulla prima casa, imposto dal governo a causa dell’emergenza covid, viola la Costituzione.

La decisione della Consulta annulla quindi la sospensione di tutte le procedure esecutive e supera quindi anche il blocco degli sfratti che è stato deciso dal governo nel corso della pandemia.

La scelta dell’esecutivo (Conte bis) aveva già incontrato la dura protesta di Confedilizia e nel decreto Sostegni Bis, che verrà approvato la prossima settimana, è stata inserita anche per questo una misura a favore di quei proprietari che sono stati danneggiati dal blocco degli sfratti e dei pignoramenti: non dovranno versare l’Imu nel 2021.

Pignoramento sulla prima casa: il blocco ha creato una sproporzione

I giudici della Consulta hanno ritenuto ci fosse una sproporzione evidente tra gli opposti interessi del creditore e del debitore rispetto alle procedure esecutive sull’abitazione principale.

Per meglio dire: la penalizzazione nei confronti dei proprietari (derivato dal blocco degli sfratti e del pignoramento sulla prima casa) è stata giudicata eccessiva, irragionevole e non compatibile con i tempi di celebrazione dei giudizi civili ed esecutivi, che sono nel frattempo ripresi nonostante la pandemia (e con le dovute misure di sicurezza).

Pignoramento sulla prima casa: criteri selettivi

Per la Consulta il “costo” imposto ai creditori (chi aveva sollecitato il pignoramento sulla prima casa o lo sfratto di inquilini morosi), non è proporzionato rispetto alle esigenze di protezione dei debitori. Ci sarebbero dovuti essere dei criteri selettivi che nella norma non erano contenuti (in particolare nella seconda proroga). Ossia: bisognava giustificare l’ulteriore blocco dell’azione esecutiva sia del pignoramento sulla prima casa sia sugli sfratti.

Pignoramento sulla prima casa: valutazione situazione economica

Ma non solo, secondo i magistrati della Corte Costituzionale il legislatore avrebbe dovuto verificare e comparare la situazione economica e finanziaria del creditore con quella del debitore. Anche per accertare se il primo (il creditore), a causa del blocco del pignoramento sulla prima casa, fosse stato costretto a sopportare dei sacrifici a favore del secondo (il debitore) anche se quest’ultimo, magari, si trovava in una situazione economica più rassicurante.

In pratica, questo il ragionamento della Consulta, il governo nell’adottare misure per contenere il disagio sociale ed economico connesso alla pandemia, avrebbe dovuto adottare dei provvedimenti formulati in modo tale da evitare che potessero giovare a soggetti «immeritevoli e danneggiare, invece, chi avrebbe avuto bisogno di essere sostenuto».

Pignoramento sulla prima casa: ristoro per chi ha subito danni

Nella sentenza della Corte Costituzionale c’è un invito esplicito al legislatore ad «adottare le misure più idonee per realizzare un diverso bilanciamento, ragionevole e proporzionato, tra il diritto del debitore all’abitazione e la tutela giurisdizionale in sede esecutiva dei creditori».

I giudici invitano infatti il governo a dosare con maggiore attenzione interventi di questo tipo e a prevedere comunque una seria forma di ristoro per chi ha subito danni dall’intervento legislativo.

Pignoramento sulla prima casa: diritti e tutele

La Consulta ha comunque anche specificato che il legislatore, se la situazione epidemiologica dovessero richiederlo, potrebbe adottare delle misure più idonee per riequilibrare, in modo ragionevole e proporzionato, il diritto del debitore all’abitazione e la tutela giurisdizionale in sede esecutiva dei creditori (e forse da qui si spiega anche l’annullamento del pagamento dell’Imu per i proprietari penalizzati dal blocco degli sfratti).

Il decreto Sostegni ha previsto una ulteriore proroga sul blocco degli sfratti.

Per i provvedimenti esecutivi che sono stati adottati tra il 28 febbraio e il 30 settembre del 2020, il blocco continuerà fino al 30 settembre 2021.

Per quelli adottati dal primo ottobre 2020 e fino al 30 giugno 2021, il blocco sarà esteso fino al 31 dicembre.

La questione di illegittimità costituzionale per il pignoramento sulla prima casa e il blocco degli sfratti esecutivi è stata sollevata dai giudici del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto e di Rovigo.

Pignoramento sulla prima casa: famiglie senza reddito

Per Confedilizia la sentenza della Corte Costituzionale sul pignoramento della prima casa e il blocco degli sfratti evidenzia il carattere iniquo del blocco degli sfratti.

“Auspichiamo – ha dichiarato il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa – che il Governo intervenga in fretta almeno per eliminare le più eclatanti storture di un blocco degli sfratti e del pignoramento sulla prima casa, che è in sé una misura inaccettabile, per effetto della quale migliaia di famiglie sono rimaste senza reddito, senza la disponibilità del loro immobile e, ciononostante, persino costrette a sopportarne le spese. Ogni giorno in più di umiliazione dei diritti dei proprietari è un colpo durissimo inferto all’affitto e, quindi, ai potenziali inquilini di domani, specie quelli a basso reddito, che avranno sempre maggiore difficoltà a reperire immobili da prendere in locazione. È ora di ristabilire diritto e giustizia».

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