Pippo de Jorio, le idee geniali di un vecchio fascista irpino

Immagine tratta dal blog di Romeo Castiglione


6' di lettura

Pippo de Jorio è stato un grande esperto di arti figurativa. Un professore capace di affascinare per decenni gli studenti del Colletta. E’ stato un combattente, per tutta la vita. E non solo nei Balcani, dove in guerra – saltando dalla finestra di un convento – si spezzò una gamba. Ferita che lo avrebbe tormentato per tutta la sua vita. E’ stato anche un fascista convinto, un idealista. Che ha sempre amato il confronto. Con tutti. A partire da Federico Biondi, verace comunista avellinese, che nel libro sulla storia della città, a cavallo del dopoguerra, lo cita più volte. Con rispetto, quasi con ammirazione.

Pippo de Jorio, un grafico geniale

Il professor Pippo de Jorio è morto sedici anni fa. Avellino ha la memoria corta, e lo ha quasi dimenticato. Oggi, un post su Facebook di Pasquale Matarazzo, ci ha imposto “l’obbligo della memoria”. Matarazzo ha pubblicato un vecchio invito per un mac pi – realizzato dal professore – che è del tutto simile a quelli che oggi spopolano nell’epoca digitale. Con 50 anni d’anticipo. Perché sì, lo ammettiamo: chi scrive nutre ammirazione per Pippo de Jorio per le sue qualità di grafico giornalista. Possiamo dirlo con cognizione di causa: era geniale. Veniva spesso a trovarci, nella redazione di via Tagliamento di Dossier (un settimanale che ha spopolato in Irpinia nei primi anni ’90). Restava affascinato dalla nostra capacità di impaginare con il computer (erano gli albori della grafica digitale), e ci mostrava le sue realizzazioni, giornali, riviste o anche semplici progetti. Era davvero avanti, proiettato nel futuro. Cosa sconvolgente per la sua età (Pippo de Jorio era nato nel 1918): titoli a bandiera con foto accanto in verticale, ardite (questa parola gli sarebbe piaciuta) sperimentazioni nella composizione delle pagine, un’idea di prima immaginata come una sorta di manifesto (l’avremmo vista più volte negli anni successivi).

Pippo de Jorio, le idee geniali di un vecchio fascista irpino
In bianco, Pippo de Jorio (foto dal blog di Romeo Castiglione)

Cultura e umiltà, come un altro grande: Peppino Pisano

Sapeva coniugare conoscenza e umiltà, cultura sconfinata e capacità di confrontarsi senza supponenza con chi e in modo evidente ne sapeva meno di lui. Una caratteristica che abbiamo riscontrato solo in un altro personaggi – anche lui, in fondo, dimenticato – di questa provincia, Peppino Pisano, grande giornalista, strepitoso poeta, e profondo conoscitore – al pari di de Jorio – di arti figurative.

Il suo antro, il luogo culto dove realizzava le sue opere, era il laboratorio di via Pironti. Lì faceva tutto.

Pippo de Jorio, le idee geniali di un vecchio fascista irpino
Francesco D’Ercole

DErcole: riusciva a trasmettere la sua passione

“Aveva – ricorda Franco D’Ercole, legato al professore, e non solo per ragioni politiche – una abilità manuale straordinaria. Era un perito d’arte molto stimato. Trasmetteva la sua passione, la sua cultura, anche a noi giovani. Riusciva sempre a coinvolgerci. Era anche un abilissmo restauratore. A casa ho il quadro di una Madonna che lui ha rimesso a nuovo. La conservo ancora, e non perché abbia chissà quale valore, ma soprattutto perché mi ricorda il professore”.

“Era un uomo eccezionale – continua D’Ercole -. Era un idealista, ma aveva un senso della realtà molto forte. Era un fascista, ha aderito alla Repubblica Sociale, ed è rimasto legato a quest’idea, a un fascismo romantico. Però ricordo un episodio. Ero appena diventato segretario provinciale del Movimento Sociale. E decisi che tutti quei retaggi del passato che addobbavano la sede dovevano essere portati via. Cimeli del fascio, busti di Mussolini. Mi consideravo un modernista, un An ante litteram. E preferivo pensare al futuro, piuttosto che continuare a ricordare il passato. Ebbene de Jorio, che invece era legato al Ventennio, mi disse solo: tu sei il capo, disponi. Due ore dopo in sede non c’era più traccia di cimeli fascisti”.

Quando mi impose di parlare a braccio

“Ho imparato tanto da lui – continua D’Ercole -. Mi ricordo il primo comizio, a Mercogliano. Ero un ragazzino. Avevo preparato il discorso, con appunti su un biglietto. Eh sì, stavo leggendo, anche per l’emozione. Il professor de Jorio stava dietro di me, all’improvviso mi ha strappato il foglio e costretto ad andare a braccio. Da quel giorno non ho più parlato in pubblico leggendo qualcosa”.

“Pippo de Jorio – continua -, ha sempre vissuto il partito con grande partecipazione. Ma non ha mai voluto ricoprire incarichi. Solo una volta è stato eletto al consiglio circoscrizionale. E, inutile dirlo, dominava la scena con il suo carisma, la sua cultura e le sue idee. Amava i giovani. E i giovani amavano ascoltarlo. Parlava di storia, arte, politica. Con discorsi che trasudavano passione e competenza. Era un anticomunista viscerale, ma dialogava con tutti. Un vero uomo d’altri tempi”.

La proposta di intitolargli una strada ad Avellino

“Oggi la sua figura è stata quasi dimenticata – conclude D’Ercole -. Mio figlio Giovanni qualche anno fa propose di intitolargli una strada. Ma l’iniziativa è rimasta lì. Chiusa nel cassetto delle discussioni mai affrontate. Credo per pigrizia, forse anche per disinteresse”.

Quel ricordo di Di Nunno nel consiglio comunale

Eppure, come ricorda in un bel pezzo pubblicato sul suo blog da Romeo Castiglione, il 17 marzo del 2003, dopo la morte del professore, la figura di Pippo de Jorio venne ricordata con un consiglio comunale monotematico. Queste le parole pronunciate dall’allora sindaco, Antonio Di Nunno: «Il professor de Jorio non era soltanto, come si suol dire, un noto personaggio di Avellino. Il de Jorio, da tutti appellato Pippo, è stato innanzitutto “un educatore”, una persona dai solidi convincimenti, difesi, sempre e strenuamente, con una coerenza di pensiero e di azione veramente notevoli, di cui bisogna dargli doveroso atto, soprattutto se rapportata ai nostri tempi dove si è portati troppo spesso a cambiare opinione, anche sulla spinta emotiva delle tante vicende nazionali. Io voglio ricordare Pippo de Jorio, qui in quest’aula, perché è stato una persona di grandiosa cultura, senz’altro tra le più colte delle nostra città, imponendosi in modo particolare nell’ambito della storia dell’arte, che magistralmente ha saputo insegnare. […] Ritenevo doveroso ricordare la Sua persona in un contesto pubblico e dignitoso, quale il Consiglio Comunale, convinto che la città di Avellino ha subìto, con la sua scomparsa, una perdita immensa, incolmabile. Pippo de Jorio ha avuto la fortuna di trascorrere una lunga vita, piena di eventi e di vicende che ha affrontato a modo suo, con spirito, come si dice, garibaldino. Riusciva ad essere sempre ironico, possedendo una battuta pronta ed arguta, con una punta di immancabile sarcasmo. Era veramente una magnifica persona. […] Sarà difficile vedere persone dotate di una cultura così ampia come quella di Pippo de Jorio, capaci a loro volta di saperla trasmettere sotto altra forma ed altri aspetti in maniera altrettanto totale e profonda».

Un omaggio dovuto. Che vale anche oggi.

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