Pirlo, ecco la sua tesi “Il calcio che vorrei”. Come sarà la sua Juventus?

Pirlo ha presentato la sua tesi: "Il calcio che vorrei". Questi i principi adottati dal tecnico bianconero che vorrà trasferire nella sua Juventus.

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In questi giorni Andrea Pirlo è diventato un allenatore a tutti gli effetti, conseguendo un patentino grazie alla tesi discussa a Coverciano. Una tesi che ha mostrato i principi di gioco del “Maestro”, pronto a sedersi per la prima volta su una panchina. E che panchina, quella più ambita e chiacchierata d’Italia (qui per leggere tutti i tecnici precoci come Pirlo).

Andrea Pirlo si è diplomato con una tesi importante, un elaborato di 30 pagine, denominatoIl calcio che vorrei all’interno delle quali si riassumono tutti i concetti dell’idea di Juve che Andrea Pirlo si appresta a mettere in campo.

Andrea Pirlo, i concetti di gioco del “Maestro”

Per Pirlo, il concetto di gioco è semplice. Come ha ammesso lo stesso tecnico, il suo vuole essere “Un calcio totale”. Tutti devono essere in grado di giocare a calcio in maniera lineare e saper dettare il passaggio. Anche il portiere. L’estremo difensore deve, secondo Pirlo, avere le capacità di condurre palla, di trovare un passaggio filtrante, di scegliere la soluzione più efficace.

Insomma, un portiere primo regista della squadra, bravo anche a far partire azioni e non solo ad evitare gol. Un pò come Gattuso che spesso sceglie Ospina all’ottimo Meret. Il portiere colombiano, a detta del tecnico, è molto bravo con i piedi e quindi a Gattuso piace quel profilo lì. Ed ecco che anche Pirlo si accoda a chi pensa che il portiere ormai non debba più solo sventare i gol avversari, ma anche saper far ripartire l’azione.

La difesa deve correre in avanti, un po’ come predicava Sarri, ovvero la difesa deve accorciare sul centrocampo e ridurre gli spazi della squadra, senza creare voragini.

Passando al centrocampo, la squadra ideale per Pirlo non deve offrire punti di riferimento. Una mediana capace di costruire gioco e di andare in pressing per recuperare palla e far ripartire l’azione. Pirlo dice ancora: “In un calcio d’attacco con tanti giocatori offensivi è necessario che l’attaccante sia capace di dialogare con tecnica e intelligenza con i propri compagni per favorire gli inserimenti degli stessi”. Caratteristiche perfette se si pensa Edin Dzeko.

Pirlo, la costruzione di gioco: creazione del rombo di palleggio

Per quanto riguarda la costruzione del gioco, Pirlo si ispira alle idee del “collega” Xavi Hernandez. L’ex asso del Barcellona, nella sua tesi, diceva: “il rispetto delle posizioni: bisogna aspettare che la palla arrivi dal giocatore e non il contrario”.

Una ragnatela attraverso cui cercare il terzo uomo, perché “il terzo uomo è impossibile da marcere“. Idee che Pirlo ha ripreso, citando il collega. Il tecnico della Juve vuole creare un rombo di giocatori che sappiano ruotare attorno al portatore palla, occupare gli spazi liberi.

Rapidità e precisione, uno massimo di due tocchi alla palla prima di scaricarla al compagno, velocità di manovra e imprevedibilità. Insomma, un calcio offensivo e propositivo, con la sua squadra alla ricerca sia della verticalizzazione che dell’ampiezza di gioco. Inoltre, esterni sempre larghi, cambi di gioco anche “alla cieca” grazie a questa certezza, l’ampiezza opposta da ricercare con frequenza.

Un gioco, quello di Pirlo, che somiglia a quello proposto Conte, ma anche da Mancini in Nazionale o se vogliamo, senza scomodare illustri maestri, Sacchi con il Milan leggendario con i tre olandesi. Vedremo se il “Maestro” riuscirà a trasformare i suoi principi in pratica.

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