Pizzo a Monteforte: così mi hanno sequestrato in auto e pestato

Pizzo a Monteforte: così mi hanno sequestrato in auto e pestato


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Pizzo a Monteforte. Le minacce, il sequestro, attimi di terrore. Una pistola puntata alla testa e poi al fianco durante il viaggio in auto. Questi alcuni dei dettagli che emergono dalle venti pagine dell’ordinanza firmata dal gip, Gilda Zerrella. Il magistrato ha concesso sette arresti, chiesti dalla Procura di Avellino, per altrettante persone di Monteforte Irpino, accusate a vario titolo di sequestro di persona, porto e detenzione abusiva di armi, tentata estorsione.

Nell’ordinanza si ripercorre proprio la notte che è valsa l’accusa di sequestro di persona. E ha fatto ipotizzare l’esistenza dell’attività di riscossione del pizzo a Monteforte Irpino. Il comando provinciale dei carabinieri di Avellino, guidato dal colonnello Massimo Cagnazzo, ha lodato il coraggio delle vittime proprio per aver denunciato le pressioni subite.

Conferenza stampa dell'Arma irpina: "Così abbiamo scoperto il pizzo a Monteforte Irpino"
Conferenza stampa dell’Arma irpina: “Così abbiamo scoperto il pizzo a Monteforte Irpino”

“Ha estratto quella pistola, puntandomela contro”

La vittima, un pakistano che abita da sempre a Monteforte Irpino, erano stato contattato dalla compagna, titolare di un locale del paese. La ragazza aveva raccontato di essere stata minacciata da un uomo entrato nell’attività a chiedere il pizzo.

“Voglio il venti per cento dell’incasso. E avrai la mia protezione. Qua a Monteforte Irpino comando io”. Il giovane le avrebbe detto più o meno così.

Il compagno della donna era andato al bar per cercare l’aggressore. Lì, il 26enne di Monteforte Irpino, G.A., già noto alle forze dell’ordine, aveva tolto i cellulari a lui e l’amico costringendoli a salire sulla vettura della vittima.

“In auto – ha raccontato la vittima – lui ha estratto la pistola e scarrellato. Me la puntava al fianco dicendomi di accelerare la corsa verso Napoli. Mi diceva di percorrere via Roma e imboccare via Legniti e poi via Nazionale”.

Il Comandante Provinciale Massimo Cagnazzo: “Così li abbiamo incastrati”

La sosta e le minacce dai giovani

Si sono fermati nei pressi di un centro migranti. Dove altri due ragazzi sono saliti bordo.

L’auto ha ripreso il suo viaggio. Ma – a un tratto – l’amico della vittima – seduto sul lato posteriore – si sarebbe scagliato in avanti disarmando l’aggressore.

“I due giovani lo hanno colpito, riprendendo la pistola. E – vedendo che io zigzagavo con l’auto – mi hanno preso a schiaffi facendomi fermare l’auto. E sono scappati”.

Pizzo a Monteforte: il raid armato giorni dopo

L’auto ha raggiunto cognato e sorella del presunto sequestratore. Doveva esserci un chiarimento con la vittima, che è saltato a causa del 26enne.

Il ragazzo ha di nuovo minacciato il giovane pakistano: “Vattene facciamo i conti domani, te la faccio pagare, ti faccio capire io chi sono”.

Anche quel riferimento al pizzo da versare a lui per aprire l’attività a Monteforte Irpino.

Era seguita un raid armato – giorni dopo – di fronte al locale preso di mira dai presunti estorsori. I carabinieri – questa mattina – hanno eseguito gli arresti.
Oltre a G.A., sono finiti in manette il cognato P.B., 44 anni, due gemelli (A.D.S. E I.D.S. Di 34 anni) F.B., 43 anni,F.C., 25 anni ed S.V., 35 anni.

Nei prossimi giorni ci saranno gli interrogatori di tutti gli indagati, assistiti dagli avvocati Loredana De Risi, Gerardo Santamaria, Costantino Sabatino, Alberico Villani e Michele Scibelli. Intanto l’indagine sul pizzo riscosso a Monteforte Irpino continua. Si cercano altri complici.

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