Pizzo a Monteforte, pistola in testa e whatsapp: qui comando io

Pizzo a Monteforte, pistola in testa e whatsapp: qui comando io
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“Ha detto alla mia ragazza dammi il 20 per cento degli incassi, qui comando io . A me ha puntato contro la pistola”. Lo ha raccontato, disperato, un giovane pakistano che abita da tempo a Monteforte Irpino ed è imparentato con i titolari di un locale della zona che al momento dei fatti era stato appena aperto. E’ nata così l’inchiesta dei carabinieri di Baiano, guidati dal capitano Gianluca Candura, che ha portato all’arresto di sette uomini di Monteforte Irpino. Il gip di Avellino, Gilda Zarrella, ha stabilito per tutti i domiciliari. Le accuse, a vario titolo, sono di “Tentata estorsione”, “Porto e detenzione illegale di armi”, “Lesioni personali aggravate”. L’indagine è condotta dal procuratore aggiunto di Avellino, Vincenzo D’Onofrio.

Il comandante provinciale Massimo Cagnazzo: “Ecco come li abbiamo incastrati”

Pizzo e armi: le accuse e gli indagati

A finire sono inchiesta G.A., 26 Anni, il cognato P.B., 44 anni, due gemelli (A.D.S. E I.D.S. Di 34 anni) F.B., 43 anni,F.C., 25 anni ed S.V., 35 anni.

Per gli investigatori, supervisionati dal comando provinciale diretto dal colonnello Massimo Cagnazzo, tutto è iniziato lo scorso settembre. Quando G.A. Si sarebbe presentato nel locale di Monteforte Irpino, gestito dalla fidanzata della vittima, chiedendo di versare il pizzo. E promettendo in cambio protezione.

“Qui comando io”, ci ha tenuto a ribadire.

Il ragazzo pakistano, con un amico, è andato a chiedere spiegazioni a un noto bar del paese.

Il 26enne, dopo aver minacciato la coppia di amici ribadendo di volere il pizzo in cambio di protezione, li avrebbe costretti a consegnare i telefoni e a prendere la loro auto.

Il comandante della compagnia di Baiano Gianluca Candura.
Il comandante della compagnia di Baiano, Gianluca Candura

Il sequestro in auto

“Dopo averla scarrellata, mi ha puntato una pistola al fianco”, questa la sintesi delle dichiarazioni della vittima. Il suo amico era immobile sul sedile posteriore.

In auto – a Torrette di Mercogliano – sono poi saliti altri due ragazzi finiti nell’indagine.

Prima che la vettura arrivasse a destinazione, c’è stata una colluttazione e il 26enne è stato disarmato.

Un episodio che – pochi giorni dopo – ha innescato una spedizione punitiva contro il locale gestito dai pakistani. Erano armati di spranghe, bastoni e c’era anche un teaser. Parti delle armi sono state recuperate dagli investigatori.

Anche se il raid non è andato a buon fine per l’intervento di amici delle vittime. E la successiva chiamata ai carabinieri. Prima dell’arrivo dei militari gli aggressori sono fuggiti in auto.

Ma le denunce scattate prima della rissa e alcune intercettazioni hanno permesso ai carabinieri di Monteforte Irpino, coordinati dalla compagnia di Baiano guidata da Gianluca Candura, di individuarli.

Proprio questi elementi di indagine, uniti ad alcuni messaggi intimidatori su whatsapp, hanno spinto la Procura a chiedere gli arresti. Poi concessi dal gip. Ci sono altre indagini per cercare altre persone che potrebbero aver partecipato all’aggressione nei pressi del locale.

Nei prossimi giorni gli indagati, affiancati dai loro avvocati (Loredana De Risi, Gerardo Santamaria, Costantino Sabatino, Alberico Villani e Michele Scibelli), saranno interrogati dal giudice per le indagini preliminari.

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