La pop art di Emiliano Stella da Avellino alla conquista di Berlino

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Emiliano Stella è un “pittore con la reflex”, racconta nei suoi quadri la marginalità della provincia. E lo fa con uno stile, mescola pop e street art, ritenuto invece il segno distintivo della grande città. Sembra un paradosso, ma è la cifra personale del suo lavoro. Dalla provincia (Avellino), l’artista ha già esposto – tra l’altro – a Londra, Milano, Venezia, e si appresta a partecipare a una collettiva a Berlino. I colori e la sensibilità della periferia alla conquista del “centro”.

“Non c’è molta differenza tra metropoli e provincia. O meglio: chi abita nelle metropoli vive spesso da testimone pulsioni o avvenimenti significativi. Dalla provincia si rielabora quello che accade altrove e la percezione non può che essere diversa”.

Un quadro per difendere l’ambiente

Come è nata la tua partecipazione alla collettiva di Berlino?

“Molto per caso, navigando su internet. Un link su una pagina Facebook, non ricordo neppure quale, mi ha portato al sito della Green Hill Gallery di Berlino, lì ho visto che c’era una open call artist, per una collettiva sul tema della sostenibilità ambientale (“Fragile living

An artistic outlook on sustainability”). Una questione che sollecita molto la mia sensibilità. Ho deciso di aderire, ma con un certo scetticismo”.

Il dittico di Emiliano Stella esposto all'Axrt Contemporary Gallery di Avellino
Il dittico di Emiliano Stella esposto all’Axrt Contemporary Gallery di Avellino

Perché?

“In genere in questi contesti, soprattutto in Italia, alla fine vengono selezionate opere o artisti che poco c’entrano col tema. Mi è capitato che a una collettiva con una forte impronta figurativa venisse premiata un’opera astratta. Ho deciso comunque di accettare la sfida tedesca e ho inviato un quadro che in autunno ho esposto alla Axrt Contemporary Gallery (ad Avellino, via Stanislao Mancini, a pochi metri di Camarillo Brillo ndr), di Stefano Forgione. Era un dittico, tratto da una mia fotografia. L’avevo scattata qualche tempo prima a Bisaccia. C’era un campo di grano, in lontananza la campagna immacolata e sulle montagne si intravedeva qualche impianto eolico. In primo piano però c’erano le carcasse arrugginite di due auto. Un’immagine che mi ha subito colpito e inevitabilmente ispirato”.

Emiliano Stella, da Tony
Emiliano Stella, da Tony

Selezionato insieme a una inglese e una giapponese

Beh, è andata bene…

“Sì, quasi con sorpresa sono stato fra i tre artisti selezionati. E unico italiano. Insieme a me ci sono una giapponese, Hyuna Kang e una inglese, Sally Payen”.

Che opera hai presentato?

“L’ho appena imballata e inviata. E’ a forma di L e ingloba, all’interno di una teca, il bonsai di un olmo. Su uno dei lati della L ho dipinto un teschio. Da tanto tempo desideravo disegnarne uno, ma mi sono sempre trattenuto. Negli ultimi anni tutti disegnano teschi…”

Perché un olmo e perché le ossa del cranio?

“L’olmo non l’ho scelto a caso. E’ una delle piante divoratrici di smog, tra le prime dieci. Il teschio, così come nell’arte del 1600, è la più classica delle rappresentazioni della fragilità dell’uomo. Stiamo imponendo alla natura cambiamenti enormi. Il punto è che la natura sa adattarsi, l’uomo chissà. La Terra è l’unica casa che abbiamo, dovremmo difenderla, e invece…”

Emiliano Stella, Mind the Gap
Emiliano Stella, Mind the Gap

L’importanza della fotografia nella mia pittura

La fotografia ha un ruolo fondamentale nella tua pittura?

“Sì, i miei quadri nascono sempre da una foto. Giro con una macchina fotografica. Scatto spesso. A cose, ma soprattutto a persone. Ed è così che iconizzo la gente comune”.

Emiliano Stella, Giovanotto Onorato
Emiliano Stella, Giovanotto Onorato

In che senso…

“Ti faccio un esempio. Un mio quadro è stato selezionato dall’artista Carlo Improta, che aveva avuto nel 2016 l’incarico dalla Fondazione del Banco di Napoli di istituire una pinacoteca. E’ un’opera di denuncia, si chiama Giovanotto onorato. Rappresenta un personaggio seduto su una poltrona, come quella di Scarface. E’ a torso nudo. Mi serviva il volto di un adolescente non ancora adulto, con uno sguardo forte, un po’ spavaldo. E il volto l’ho tratto da una foto scattata a mio cugino. E così, mio cugino, è diventato a sua insaputa una sorta di icona”.

La scena artistica avellinese è piuttosto vivace,ci sono artisti che apprezzi in modo particolare?

“Certo, mi piace molto il lavoro di Antonello Matarazzo. Ma anche Eliana Petrizzi, Fabio Mingarelli, il duo Ttozoi”.

Tra voi c’è solo stima o anche collaborazione?

“Soprattutto negli ultimi anni sono stato un po’ orso, quindi no, non ci sono collaborazioni. Ci confrontiamo quando ci vediamo, ed è un piacere farlo. Ma finisce lì. Certo sarebbe bello, anche importante, riuscire a trovare il tempo e lo spazio per una maggiore condivisione tra noi”.

Emiliano Stella, Tania
Emiliano Stella, Tania

Insegnare disegno ai detenuti di Bellizzi

Nonostante il talento pochi di voi riescono a vivere d’arte…

“Sì, purtroppo è così. Sono professore di disegno al liceo artistico. E posso dirmi fortunato perché comunque insegno la mia passione. Quest’anno mi è poi capitata una esperienza complessa e particolare. Insegno ai detenuti del carcere di Bellizzi”.

E ti seguono?

“Su sessanta posso dire che almeno una decina lo fanno con grande continuità, alcuni di loro sono davvero molto dotati. Siamo ancora agli inizi, ma non escludo di organizzare anche una mostra con le loro opere al termine del corso. Vedremo…”

Emiliano Stella, Da un batuffolo di cotone
Emiliano Stella, Da un batuffolo di cotone

Sei un apprezzato ritrattista…

“Fino a qualche anno fa ho lavorato molto su commissione. Specie ritratti. Molte richieste sono arrivate da professionisti, ma anche da studenti. E una mi ha emozionato molto, un ragazzo mi chiese di realizzare un quadro, specificando che avrebbe potuto pagarmi solo a rate. Ho immaginato che per avere un dipinto era disposto a fare rinunce e qualche sacrificio. Naturalmente gli ho detto si…”

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