Valle del Sabato inquinata, non vogliamo il fumo dei morti

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La guerra della cremazione. E’ scontro totale a Pratola Serra tra l’amministrazione Aufiero, che ha avviato il project financing per la costruzione di un “tempio della cremazione” nella frazione San Michele, a due passi dal cimitero e da una zona abitata, e l’opposizione in consiglio di “SiAmo Pratola Serra”, che vede nel progetto un ulteriore danno “alla Valle del Sabato, già martoriata in termini di qualità dell’aria”.

Un braccio di ferro sul “fumo dei morti”. Da una parte la ricerca costante di nuove entrate per le sempre più scarse risorse comunali. Dall’altra l’esigenza di tutelare l’ambiente. Due necessità che si scontrano. Questa volta per un servizio che riguarda i defunti.

Pratola Serra cremazione
Un moderno impianto di cremazione

Aufiero: emissioni zero

Facciamo un passo indietro. Partiamo dalle parole del sindaco, Emanuele Aufiero, che ha tentato di rassicurare la comunità: “L’impianto sarà tecnologico e all’avanguardia, pertanto non c’è alcun rischio di inquinamento ambientale grazie alle camere di contenimento dei fumi che saranno realizzate a impatto ambientale zero”.

No, una bomba ecologica

Per l’opposizione, invece, si tratta “dell’ennesima bomba ecologica di cui la Valle del Sabato poteva sicuramente fare a meno. Un’area già fortemente martoriata in termini di qualità dell’aria, con possibili conseguenze per la salute dei cittadini”.

Queste le posizioni, che non possono essere più distanti. Ma quanti sono i forni crematori in funzione in Campania? Beh, non pochi. Ma neppure tanti, rispetto a una esponenziale crescita della richiesta (più 9,6 per cento nell’ultimo anno). Funzionano a Napoli, Domicella, Castelvolturno, Cava de’ Tirreni e Montecorvino. Hanno dato problemi? In qualche caso sì. A Montecorvino Pugliano sono scattati i sigilli dopo un controllo dei carabinieri del Noe: devono verificare l’esistenza di fumi inquinanti e il corretto smaltimento dei rifiuti.

Pratola Serra cremazione
Forno crematorio in funzione

Cosa si sprigiona dai forni

Ma la domanda vera è: cosa esce dai forni crematori?

La risposta – per quanto riguarda gli impianti tradizionali – non è rassicurante. Dai forni si sprigionano: polvere, monossido di carbonio, ossidi di azoto e zolfo, composti organici volatili, composti inorganici del cloro e del fluoro e metalli pesanti. Possono anche aggiungersi: emissioni di mercurio (dall’amalgama presente nelle otturazioni dentarie), zinco, diossine-furani e Ipa.

Sono dunque necessari adeguati sistemi di abbattimento dei fumi, sulla qual cosa il sindaco ha dato ampie rassicurazioni. Senza contare il recupero delle ceneri.

Di certo in giro per la Penisola non mancano le proteste. Anche perché il business della cremazione è in vertiginoso aumento e si moltiplicano progetti simili a quello proposto a Pratola Serra. Pochi si fidano degli “abbattimenti”. Soprattutto non credono all’impatto zero.

La cremazione a freddo

Ci sarebbe una soluzione alternativa per una cremazione ecologica. E’ stata adottata in alcuni Paesi europei, e in particolare in Svezia: sarebbe efficace sia per l’ambiente sia per i costi. La cosiddetta “cremazione a freddo”. Si basa sulla criogenesi con azoto liquido. Ve la descriviamo, anche se il meccanismo è un po’ da film horror (non che la cremazione tradizionale sia da meno). La salma viene congelata e ridotta in piccoli frammenti. Il risultato è simile al procedimento tradizionale, ma a emissioni zero. La cremazione green. Non crediamo sia questo che abbia in programma l’amministrazione di Pratola Serra. Ma potrebbe pensarci, anche per mettere a tacere – forse – le proteste sull’impianto in progettazione.

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