Prelievo contanti sul conto corrente cosa si rischia

Prelievo contanti sul conto corrente cosa si rischia se si superano determinante soglie e si accende il riflettore del fisco sui vostri depositi. I prelievi sono meno sospetti dei versamenti, ma oltre certi limiti la banca può segnalare i movimenti sospetti all'Unità di informazione finanziaria. Vediamo quando.

4' di lettura

Il prelievo contanti sul conto corrente inizia a diventare una operazione piuttosto rischiosa. O, meglio, è un’operazione che se supera una determinata soglia di denaro può accendere l’interesse dell’Agenzia delle Entrate. Un interesse non sempre pacifico.

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Ma perché l’Agenzia delle Entrate è così interessata ai nostri prelievi e versamenti sul conto corrente?

Beh, la risposta è semplice: questi movimenti sul conto corrente potrebbero costituire reddito imponibile. Per meglio dire: redditi da tassare.

Prelievo contanti sul conto corrente: cosa accade con i versamenti

In questo articolo ci occuperemo in particolare del prelievo contanti sul conto corrente, ma una questione analoga si presenta anche per i versamenti.

Per i versamenti sul conto corrente non ci sono limiti. Questo è vero. Ma è pur vero che superata una certa soglia la banca può chiedere al cliente da dove proviene quel denaro. Questa norma è stata introdotta tra le misure antiriciclaggio.

Cosa può accadere?

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Prelievo contanti sul conto corrente, la soglia per i versamenti

Se si ricevono somme superiori alla soglia della tracciabilità (dal 2022 è di 1.000 euro), la banca può segnalare la circostanza all’Autorità antiriciclaggio. Il rischio è una sanzione, che può oscillare da 1000 a 50000 euro.

Se invece la banca chiede spiegazioni al cliente e i chiarimenti alimentano sospetti invece di attenuarli, l’istituto di credito segnala il caso all’Unità di informazione finanziaria (Uif) che potrebbe avviare un accertamento e inviare una successiva informativa alla procura.

Prelievo contanti sul conto corrente

Per il prelievo contanti sul conto corrente i controlli non sono così stretti come per i versamenti. Eppure possono accendere l’attenzione del fisco.

Per quale motivo?

Beh, se una persona ha un reddito dichiarato di 1.500 euro al mese ma ne preleva per tre mesi consecutivi più di 3.000, potrebbe avere delle entrate nascoste, ovvero provento di lavoro nero o comunque probabili redditi non dichiarati al fisco (a meno che non dimostri che ha vinto alla lotteria…).

Prelievo contanti sul conto corrente: gli accertamenti

Ma accendere l’attenzione del Fisco non significa far avviare immediatamente degli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate.

I giudici della Cassazione hanno infatti stabilito che il prelievo contanti sul conto corrente, anche se non giustificato, non può essere alla base di un accertamento fiscale e neppure può alimentare il sospetto immediato di una evasione, cosa che accade invece per i versamenti.

Prelievo contanti sul conto corrente: attività di riciclaggio

La lente di ingrandimento sui prelievi si punta con minore attenzione perché in genere non sono indice di una possibile attività di riciclaggio.

In genere, appunto. Perché se il prelievo contanti sul conto corrente supera i 10.000 euro, anche con una serie di diverse operazioni, la banca deve comunque avvisare l’Unità di informazione finanziaria.

Prelievo contanti sul conto corrente: comportamenti sospetti

A questo punto scatta la consueta prassi: la Uif dopo aver visionato sia questi prelievi, sia comportamenti sospetti dei mesi precedenti, può decidere se avvisare la procura. Gli inquirenti possono poi accertare se quei prelievi possono essere riconducibili a reati come il riciclaggio, la criminalità organizzata, il traffico di droga o di armi.

Sono più severe le disposizioni per quanto riguarda gli imprenditori.

Per gli imprenditori infatti è stato imposto l’obbligo di giustificare tutti i prelievi che sono superiori a 1.000 euro al giorno o a 5.000 euro al mese.

Prelievo contanti sul conto corrente: tracciabilità

I controlli su versamenti e prelievi sono un esempio, il più banale, per capire come l’Agenzia delle Entrate sia in grado di effettuare verifiche costanti sui nostri depositi in banca. Dal 2022 l’ente riscossore avrà a disposizione anche altre armi (un più semplice accesso ai dati contenuti nell’Anagrafe dei conti correnti bancari, una sezione speciale della più ampia anagrafe tributaria).

Senza dimenticare che un utilizzo sempre più diffuso dei pagamenti digitali rende tracciabili i movimenti di denaro.

Insomma potrebbe sfuggire poco o nulla.

E in questo poco o nulla è compreso anche il versamento o il prelievo di contanti dal conto corrente.

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