Avvocati garanzia di democrazia. Premiati Preziosi e Freda

Avvocati garanzia di democrazia. Premiati Preziosi e Freda
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La difesa penale: un valore dello stato democratico. Non solo il titolo di un convegno della Camera penale irpina, che si è tenuto ieri pomeriggio nell’aula magna del Tribunale di Avellino, ma un percorso che unisce generazioni di avvocati nel segno di coerenza, passione e sacrificio. Dai fondatori della Camera penale irpina, Massimo Preziosi e Giancarlo Freda, ai presidenti che si sono susseguiti alla guida dell’ente di rappresentanza, senza dimenticare ogni singolo avvocato presente ieri.

A sinistra Massimo Preziosi a destra il presidente della Camera Penale Irpina, Luigi Petrillo

Il senso di quegli incontri

L’incontro si inserisce in un ciclo più articolato, con cui idealmente si risponde alla deriva giustizialista promossa dall’attuale governo, riassunta da un lato da riforme del diritto contestate dagli organi di rappresentanza degli avvocati, dall’altro da un tourbillon di slogan con i quali, per ingrossare sacche di consenso, si strumentalizzano fatti di cronaca esacerbando i toni e ingigantendo i limiti del sistema penale. Certo, ci sono e lo sappiamo. Ma non si può immaginare di colmarli con riforme buone solo per i titoli di giornali, non per dirimere questioni delicate e concrete come quelle della giustizia. Non atti di un fascicolo, ma fatti che si incrociano con la vita di un cittadino e, quindi, di una o più comunità. E che richiedono, per essere compresi, di strumenti altrettanto complessi che sono garanzia di quella pluralità che soggiace allo spirito democratico che anima la nostra costituzione.

Riforme, quelle dell’attuale esecutivo, che hanno motivato la recente astensione delle camere penali italiane. Gli avvocati hanno incrociato le braccia contro la riforma della prescrizione che può condannare l’imputato a un limbo di incertezza permanente (l’assoluzione si può impugnare tutta la vita). E ribadito l’aspetto rieducativo del carcere che non può o non deve diventare il luogo in cui “far marcire per l’eternità” (Salvini dixit) il colpevole, cancellando con un colpo di spugna la funzione rieducativa che la pena detentiva deve contenere. Con un percorso che permetta al detenuto, al termine dell’espiazione della sua condanna, di essere reinserito nella società e, si spera, di non tornare a delinquere.

E proprio in un momento così delicato, per la nostra società, il ruolo dell’avvocato assume funzioni ancora più rilevanti. La toga come ultimo baluardo di giustizia.

Da sinistra gli avvocati Giovanni De Lucia, Giovanna Perna, Giancarlo Freda e Massimo Preziosi

Su questi e altri aspetti si sono focalizzati gli interventi dei relatori, fra quali Michele Cerabona, componente laico del consiglio superiore della Magistratura, l’avvocato Claudio Botti in rappresentanza della Camera Penale di Napoli, Luigi Petrillo, presidente della camera penale irpina, Fabio Benigni, presidente del consiglio dell’ordine degli avvocati avellinesi, gli avvocati Gaetano Aufiero, Gerardo Di Martino e Samuela Scardino.

Più volte è stata ribadita la “responsabilità” che va di pari passo con la “passione” e il “sacrificio”, che soprattutto gli avvocati più giovani sono chiamati ad affrontare. Quando si trovano a confrontarsi con un mondo lavorativo dove la competizione è elevatissima e le strade per emergere sembrano tutte vicoli ciechi. Un mondo dove ci si scontra problemi quotidiani e concreti prima che con questioni di diritto su cui è incentrata la formazione accademica.

Da sinistra gli avvocati Luigi Petrillo, Giancarlo Freda, Massimo Preziosi, Gaetano Aufiero e Giuseppe Saccone

Un muro che appare insormontabile e che solo con “il senso di responsabilità”, la “fede in questo lavoro”, il “sacrificio”, ribadito negli interventi dei relatori, si possono superare. Oltre che lasciandosi ispirare e apprendendo dall’esempio di chi ha dedicato la sua vita all’avvocatura, come i penalisti Giancarlo Freda e Massimo Preziosi, fondatori della camera penale irpina. E ieri premiati alla presenza dei colleghi.

Giancarlo Freda e Massimo Preziosi

Giancarlo Freda è stato a lungo presidente della Camera penale irpina. Un penalista di grande esperienza e di grande successo. Ha vissuto momenti difficili nella periodo buio dell’era del procuratore Gagliardi. Ma ha saputo trovare la forza, il coraggio, la determinazione (e diciamolo, la simpatia), per tornare più forte e combattivo che mai.
Massimo Preziosi, uno dei principi del foro di Avellino, anche lui a lungo presidente della Camera penale (nonché sindaco di Avellino), figlio d’arte, suo padre Olindo è stato insieme a De Marsico uno dei più importanti esponenti dell’avvocatura italiana del dopoguerra.

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