Parla Adinolfi, preso a preservativi in faccia. Tensione all’incontro

E' accaduto a Pomigliano d'Arco durante la presentazione dell'ultimo libro del presidente del Popolo della Famiglia



2' di lettura

Lo hanno preso a preservativi in faccia, ma Mario Adinolfi, presidente del Popolo della Famiglia, il partito ultracattolico, è abituato ad accoglienze non poroprio festose. Ieri la scena si è ripetuta a Pomigliano d’Arco, dove il blogger, ospite del sindaco, Lello Russo, ha presentato il suo ultimo libro. Era atteso davanti alla sala della “Distillerià” da decine di manifestanti, armati di striscioni e preservativi (nuovi).

Siete fascisti, piovono preservativi

Adinolfi si è fatto largo tra i contestatori, accusandoli di essere fascisti. Non è tardata la risposta dei manifestanti, che hanno impugnato altri preservativi lanciandoli contro l’esponente politico.

Ma del resto, quella sui preservativi è una lunga battaglia di Adinolfi (in prima linea anche su altri temi sensibili dei cattolici in politica, come l’aborto e l’eutanasia).

Non fate sesso occasionale

«La prevenzione – ha dichiarato qualche giorno fa – si fa con la sessualità responsabile, io non corro rischi di contrarre la malattia perché conosco la persona con cui faccio l’amore e quella persona ha lo stesso tipo di rispetto nei miei confronti. Se mio figlio 18enne viene a chiedermi di fare il giro delle prostitute, io non è che gli do il preservativo, gli do uno schiaffo e gli spiego che deve imparare a rispettare le donne. Anche per i rapporti occasionali è lo stesso, chi è più continente non corre rischi».

Sindaco sotto accusa

Ergo solo sesso sicuro e quindi non serve la protezione. Una posizione che può essere condivisa o meno, ma che inevitabilmente divide.

Nei giorni scorsi vi erano state polemiche per l’iniziativa organizzata dal Popolo della Famiglia a Pomigliano d’Arco. Sotto accusa è finito il sindaco Russo, soprattutto dai banchi della sinistra locale, per aver concesso il patrocinio per la presentqazione de «Il grido dei penultimi».

Nel frattempo i dirigenti provinciali di Popolo della famiglia, hanno segnalato alcuni post con minacce e diffamazioni alle forze dell’ordine

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