Il presidente della Provincia Biancardi sotto inchiesta per un divieto di sosta

Avella. Il Sindaco Domenico Biancardi (oggi presidente della Provincia) sotto inchiesta per una questione che riguarda un divieto di sosta

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Sindaco (oggi presidente della Provincia) sotto inchiesta per una questione che riguarda un divieto di sosta. Una questione, in apparenza banale (non certo per chi ha sporto denuncia), che ha fatto scattare un’indagine sul primo cittadino di Avella e presidente della Provincia di Avellino, Domenico Biancardi. A denunciarlo è stata una signora che abita nel comune mandamentale e riteneva illegittima la revoca del divieto di sosta da parte del Comune. I fatti si riferiscono a marzo del 2018.

La donna, per far valere le sue ragioni, è andata fino al Tar. Il tribunale le ha dato ragione. Ma il provvedimento per istituire il divieto non è stato applicato dal Comune (questa l’accusa) e così la questione è diventata di natura penale. Biancardi è stato indagato per il reato 328, Rifiuto di atti d’ufficio, proprio perché si sarebbe rifiutato di applicare quanto disposto dal Tribunale amministrativo regionale.

La richiesta di archiviazione, poi l’imputazione coatta

Il Pm, Cecilia De Angelis, aveva poi chiesto l’archiviazione dell’indagine. La signora, però, non si è data per vinta. Assistita dal suo avvocato, il legale Costantino Sabatino, ha fatto opposizione. La questione è arrivata davanti al gip, Paolo Cassano. Il giudice, dopo aver ascoltato le parti, non si è limitato a rigettare l’archiviazione, ma ha disposto l’imputazione coatta (Biancardi è stato spedito all’udienza preliminare) con una nuova accusa: abuso in atti d’ufficio. Proprio questa procedura, oggi, è stata eccepita dalla difesa del presidente della Provincia, affidata agli avvocati Gianfranco Iacobelli e Generoso Pagliarulo.

I legali hanno chiarito come, la variazione dell’ipotesi di reato, rappresenti una violazione del diritto di difesa, poiché Biancardi fino a oggi aveva dovuto difendersi rispetto all’accusa di rifiuto in atti d’ufficio. Il gup, Marcello Rotondi, ha accolto questa tesi e rispedito gli atti al Pm Cecilia De Angelis. Il pubblico ministero, dopo aver disposto i necessari accertamenti, potrà decidere se chiudere l’indagine o chiedere l’archiviazione.

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