Prestiti a cattivi pagatori: nuovi limiti nel 2021

Prestiti a cattivi pagatori: vediamo insieme quali sono le nuove regole e i nuovi limiti in vigore nel 2021 per finire nella Black List.

3' di lettura

Prestiti a cattivi pagatori: cambiano le soglie per finire nella Black List (entra nella community di TheWam e ricevi tutte le news su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Come abbiamo visto, essere inseriti negli elenchi dei cattivi pagatori della Centrale Rischi, è diventato più facile a partire dal gennaio 2021.

Se sei interessato all’argomento, continua a leggere l’articolo.

Diventare cattivi pagatori: nel 2021 è più facile

Sono cambiati i termini per diventare cattivi pagatori: nel 2021 è molto più facile.

Attualmente banche ed enti finanziari possono classificare i clienti in stato di default se si trovano in arretrato di 90 giorni su pagamenti di appena 100 euro (500 per le imprese) e oltre l’1% di esposizione bancaria.

Per esposizione bancaria, lo ricordiamo, si intende l’insieme di crediti che gli istituti vantano nei confronti degli interessati.

La Banca d’Italia rassicura che la nuova definizione di default non va a intaccare il processo di segnalazione alla Centrale dei Rischi.

I nuovi termini sono utilizzati esclusivamente da banche ed enti finanziari per classificare la condizione dei clienti. Si tratta quindi di una sorta di “nota a margine” per una possibile segnalazione futura che rende comunque più facile finire nella lista dei cattivi pagatori.

Questo perché essere classificati in default vuol dire essere considerati in una situazione di sofferenza temporanea che potrebbe o meno tradursi in una difficoltà duratura.

Tuttavia, resta il dubbio su come verranno modificati i processi di segnalazioni alle banche dati di soggetti privati (come Crif o Experian) e su come si tradurrà nell’ambito dei prestiti a cattivi pagatori.

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Prestiti a cattivi pagatori: limiti di accesso al credito?

Prestiti a cattivi pagatori, cosa cambia quindi? La modifica dei termini di default si traduce, naturalmente, in un probabile aumento di difficoltà nell’accesso al credito. Essere classificati in default, infatti, potrebbe avere conseguenze sugli utilizzi del conto. 

In sostanza, nel caso in cui si vada in rosso, la banca potrebbe richiedere una “regolarizzazione” immediata entro i 90 giorni stabiliti.

Banca Italia ha voluto sottolineare che lo sconfinamento della disponibilità del conto non è soggetto a divieti tassativi.

Semplicemente sarà il singolo istituto bancario, come avveniva anche prima della nuova definizione di default, a scegliere se consentire al cliente se può “andare in rosso” per necessità temporanee a seconda della sua storia finanziaria. Insomma, le banche godranno di un buon grado di discrezionalità.

Tuttavia, pur non essendoci divieti, le nuove misure rischiano di imporre ai cittadini dei limiti che in circostanze precarie – come quella verificatasi a partire dallo scorso anno – potrebbe essere molto complicato rispettare.

Se hai dubbi o domande particolari sui prestiti per cattivi pagatori, scrivici su Instagram.

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