Inquinamento ad Avellino. Oggi nuovo record. E le condizioni meteo non aiutano

Nuovo sforamento delle Pm10. Dati preoccupanti anche per Pm2.5 e monossido di carbonio



3' di lettura

Le condizioni dell’aria oggi ad Avellino (15 gennaio 2020). La centralina Arpac installata nei pressi della scuola Dante Alighieri ha registrato questi dati sull’inquinamento in città. E non sono dati buoni, anzi. C’è un altro sforamento di Pm10 e anche gli altri parametri sono negativi. Oltretutto le previsioni meteo non aiutano: non è prevista pioggia per i prossimi giorni e neppure un aumento significativo della ventosità. Il che continuerà a far ristagnare sulla città i gas inquinanti. Che arrivano certo dai riscaldamenti e dal traffico delle automobili. Ma anche dalle bruciature di residui vegetali nelle campagne che circondano il capoluogo irpino.

Pm 10: 74 (il limite giornaliero è 50, quello della media annuale 40)

Dopo alcuni giorni di pm10 sopra i 45, oggi la situazione è migliorata.

Pm 2.5: 124 (il limite giornaliero è 25, quello della media annuale 20)

In questo caso il dato è sicuramente preoccupante

CO (monossido di carbonio): 25 (la media giornaliera non dovrebbe superare i 10)

Legenda.

PM10 è un materiale particolato con dimensione inferiore o uguale a 10 micrometri. Si di materiale allo stato solido o liquido, disperso finemente nella bassa atmosfera e particolarmente stanziale.

L’origine di questo è legato ai combustibili fossili per l’autotrazione e il riscaldamento.

E quindi alla combustione di gasolio, kerosene e benzine dobbiamo la maggior parte del particolato in sospensione nell’aria.

Effetti sulla salute. Variano a seconda della quantità e della composizione delle Pm10. Può causare problemi a livello respiratorio (bronchiti, asma anche di gravità tale da richiedere un ricovero ospedaliero). Per l’organizzazione Mondiale della Sanità l’esposizione prolungata nel tempo, anche a bassi livelli) è associata anche all’aumento di disturbi respiratori come tosse e catarro, asma, diminuzione delle capacità polmonare e con effetti sul sistema cardiovascolare. Ha anche una incidenza sui tumori ai polmoni.

PM2,5 sono le particelle di diametro aerodinamico inferiore o uguale ai 2,5 µm. Il particolato PM2,5 è detto anche ‘particolato fine’. Sorgenti del particolato fine sono un po’ tutti i tipi di combustione, inclusi quelli dei motori di auto e motoveicoli, degli impianti per la produzione di energia, della legna per il riscaldamento domestico, degli incendi boschivi e di molti altri processi industriali. Queste particelle sono caratterizzate da lunghi tempi di permanenza in atmosfera e, rispetto alle particelle grossolane, sono in grado di penetrare più in profondità nell’albero respiratorio umano.

Effetti sulla salute. Gli effetti che le particelle PM2.5 hanno sul sistema respiratorio umano sono ben documentati. Anche se la gravità dei rischi sanitari di solito dipende dall’esposizione, i ricercatori hanno scoperto che sia il PM10 che il PM2.5 possono causare cancro ai polmoni e varie malattie cardiovascolari e respiratorie.

I gruppi più vulnerabili sono le persone con malattie cardiache o polmonari preesistenti, bambini e anziani.

CO. Il monossido di carbonio assume particolare rilevanza tra gli inquinanti prodotti dalla combustione. E’ un gas tossico, incolore, inodore, insapore e non irritante che, senza ventilazione adeguata, può raggiungere concentrazioni elevate. Si produce per combustione incompleta di qualsiasi materiale organico, in presenza di scarso contenuto di ossigeno nell’ambiente. Per le sue caratteristiche può essere inalato in modo subdolo ed impercettibile, fino a raggiungere nell’organismo concentrazioni letali.

Effetti sulla salute. Il monossido di carbonio (CO) inalato si lega con l’emoglobina, una proteina presente a livello dei globuli rossi e deputata al trasporto dell’ossigeno, formando la carbossiemoglobina (COHb). Tale legame è molto più stabile (circa 200-300 volte) di quello formato tra emoglobina ed ossigeno, in questo modo il CO impedisce il normale trasporto dell’ossigeno ai tessuti periferici, determinando effetti tossicologici di diversa entità. Per concentrazioni ambientali di CO inferiori a 5 mg/m3 , corrispondenti a concentrazioni di COHb inferiori al 3%, non si hanno effetti apprezzabili sulla salute, negli individui sani, mentre in pazienti con affezioni cardiache, anche basse concentrazioni possono provocare una crisi anginosa. A concentrazioni maggiori si verificano cefalea, confusione, disorientamento, capogiri, visione alterata e nausea.

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